L’Ingegnere libero professionista e i profili di responsabilità

Ai lettori di Ingegneri.cc proponiamo un mini ciclo di due approfondimenti a cura dell’avv. Eleonora Viganò sui profili di responsabilità dell’ingegnere dipendente e dell’ingegnere libero professionista, iniziando da quest’ultimo.


La figura dell’ingegnere libero professionista è regolata dall’art. 2229 c.c. e seguenti, il quale stabilisce che “la legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi”. Conseguentemente, con il conferimento di un incarico ad un ingegnere libero professionista si perfeziona un contratto d’opera intellettuale.

 

Gli elementi principali di questo contratto sono:

–  il carattere intellettuale della prestazione (che deve essere prevalente rispetto al lavoro materiale);

– la discrezionalità del prestatore d’opera nell’eseguire il suo incarico

– l’obbligo al compimento dell’attività promessa, senza però il dovere di ottenere un risultato prestabilito.

 

Trattasi quindi di prestazioni di mezzi, per cui il professionista si impegna a svolgere diligentemente un incarico, ma non garantisce un risultato determinato (come ad esempio l’avvocato che non può garantire al cliente di vincere una causa).


È comunque possibile che da tale contratto scaturisca un’obbligazione di risultato per il prestatore d’opera, quando quest’ultimo è obbligato a consegnare un lavoro finito e con determinate caratteristiche utili per il committente (per esempio, nel caso di un incarico di progettazione, l’ingegnere dovrà consegnare un progetto che sia poi anche realizzabile nel concreto).

 

Il rapporto di prestazione d’opera intellettuale prevede il conferimento di un incarico in qualsiasi forma idonea a manifestare inequivocabilmente la volontà del cliente di avvalersi delle prestazioni del professionista.

 

Quindi, il cliente non è necessariamente colui nel cui interesse viene eseguita la prestazione, ma chi ha conferito l’incarico al professionista e che quindi dovrà corrispondere il compenso per il lavoro svolto.


Quando l’esercizio di un’attività professionale è subordinata dalla legge all’iscrizione ad un albo, (come nel caso di ingegneri, architetti, avvocati e notai), in mancanza di tale iscrizione il contratto sottoscritto tra le parti è nullo, cioè privo di qualsiasi effetto, e il professionista non ha diritto al pagamento della prestazione.

 

Il prestatore d’opera è tenuto ad eseguire personalmente l’incarico assunto, ma può comunque avvalersi, sotto la sua direzione e responsabilità, di collaboratori e sostituti. Questo, sempre che tale possibilità sia consentita o prevista dal contratto e non sia incompatibile con la specifica prestazione professionale.

 

Comunque, la collaborazione di sostituti ausiliari non comporta che questi diventino parti del rapporto con la clientela, restando la loro attività assorbita dal professionista che ha ricevuto l’incarico, che resta l’unico responsabile per l’opera svolta.


Il compenso
La misura del compenso per l’attività svolta dal prestatore deve essere adeguata all’importanza del lavoro compiuto e, quando non sia determinato dalle parti o dalle tariffe professionali, può essere deciso dal giudice secondo equità. In ogni caso, la libera determinazione del compenso tra le parti costituisce l’indice principale per la quantificazione del compenso. In difetto di tale determinazioni valgono le tariffe professionali, gli usi e infine la decisione del giudice.


Il cliente è sempre tenuto, salvo diverso accordo, ad anticipare al prestatore d’opera le spese occorrenti al compimento della prestazione e a corrispondere gli acconti previsti dal contratto.

 

Inoltre, il prestatore d’opera non può ritenere le cose e i documenti ricevuti per lo svolgimento dell’incarico, se non per il periodo strettamente necessario alla tutela dei propri diritti. In proposito, il professionista può comunque ritenere i documenti come mezzo di prova del suo credito nei confronti del cliente.


L’obbligo della diligenza
Il professionista, nell’adempimento delle sue obbligazioni deve osservare l’obbligo di diligenza e adeguarsi alla natura dell’attività esercitata. Infatti, secondo il codice civile, il professionista ha l’obbligo di usare, nell’adempimento delle obbligazioni inerenti alla sua attività, la diligenza del buon padre di famiglia.

 

Quindi in caso di negligenza o imperizia, anche dovuta a colpa lieve, risponde dei danni subiti dal committente.

 

A tale principio fa eccezione il caso in cui la prestazione professionale implichi la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà. In tali casi il prestatore d’opera risponde dei danni causati da errori o imperizia solo se questi sono dovuti a dolo o colpa grave. La prova dell’esistenza di tali presupposti incombe sempre sul prestatore d’opera.

 

La limitazione di responsabilità è comunque collegata solamente ai casi di imperizia dovuti a particolari problemi tecnici che il prestatore d’opera è chiamato ad affrontare (si pensi al caso di una operazione medica del tutto sperimentale).

 

L’accertamento della responsabilità del professionista presuppone, a carico del committente, la prova del danno subito e del nesso causale tra condotta del professionista e danno. Mentre, per essere esente da responsabilità, il professionista dovrà provare il corretto adempimento della prestazione.


I profili di responsabilità cui l’ingegnere libero professionista può essere esposto sono molteplici: essi spaziano dal profilo civile a quello penale: egli ne risponde quindi in proprio; motivo per cui ogni professionista è tenuto (ora per disposizione espressa degli ordini professionali di appartenenza) a dotarsi di apposita e capiente assicurazione contro i rischi professionali.


Recesso dal contratto: quando può farlo il cliente e quando l’ingegnere libero professionista
Visto il carattere fiduciario del rapporto tra le parti, il cliente può recedere dal contratto in ogni momento, anche prescindendo dalla presenza o meno di un giustificato motivo o dal comportamento del prestatore d’opera. In tal caso il cliente è sempre tenuto a corrispondere al professionista le spese sostenute e a pagare il compenso per l’opera svolta. Le parti possono comunque derogare a tale regola, escludendo la facoltà di recesso per il cliente prima di un termine stabilito nel contratto.

 

Invece, il prestatore d’opera può recedere dal contratto per giusta causa, cioè tutte le volte in cui viene meno il rapporto fiduciario tra cliente e professionista. In tal caso egli ha diritto al rimborso delle spese fatte e al compenso per l’opera svolta, da determinarsi con riguardo al risultato raggiunto a favore del cliente. In ogni caso, il recesso per giusta causa deve essere esercitato in modo da evitare pregiudizi al cliente.


Articolo dell’avv. Eleonora Viganò, curatrice della rubrica Ingegneria e Diritto della rivista Ingegneri


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