Linee guida ponti: il CNI fa sapere che è in arrivo il documento

Linee guida ponti: il CNI fa sapere che è in arrivo il documento

Linee guida ponti

L’informativa dove si parla delle linee guida ponti destinata ai presidenti degli ordini territoriali, porta la firma del presidente CNI, Armando Zambrano e del consigliere segretario, Angelo Valsecchi, ed è datata 22 gennaio 2020. Nella stessa viene reso noto, in particolare, lo stato di avanzamento lavori circa la redazione delle linee guida ponti per il monitoraggio, la valutazione della sicurezza strutturale e la classificazione del rischio dei ponti esistenti.

Il CNI fa sapere che è impegnato nel processo di presentazione del documento linee guida ponti all’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La data dell’incontro è fissata per febbraio 2020 secondo un calendario molto intenso, con tempi serrati dettati direttamente dal Ministro.

“La commissione relatrice, con la partecipazione del Consigliere Giovanni Cardinale, si è insediata il 9 gennaio u.s. e giovedì 16 gennaio ha tenuto la seconda riunione, in sede congiunta con il gruppo di lavoro che aveva redatto le linee guida, nella quale le stesse sono state presentate ai concessionari stradali ed autostradali ed ai principali stakeholders del settore, oltre che al rappresentante della Conferenza Unificata delle Regioni e delle Province autonome di Bolzano e Trento“.

Per disposizione del Ministero il testo delle Linee Guida non può essere ancora distribuito, ma il CNI descrive a grandi linee il suo contenuto. Vediamo nel dettaglio.

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Cosa conterranno le linee guida ponti?

Le linee guida ponti si comporranno di tre parti:

  1. censimento e classificazione del rischio;
  2. valutazione della sicurezza;
  3. monitoraggio.

Le linee guida sono state redatte nel rispetto delle prescrizioni date dalle NTC 2018 e dalla Circolare 2019 che tratta l’argomento al capitolo C.8.8 dedicato ai ponti esistenti (Indicazioni aggiuntive relative ai ponti esistenti).

“Con l’approvazione di questo documento si completa una indicazione prescrittiva prevista nel Decreto Genova, già avviata con la costituzione dell’Archivio nazionale informatizzato (AINOP) redatto da una specifica struttura di Missione del Ministero di cui aveva fatto parte anche il CNI ed attuato con il recente DM 8 ottobre 2019. Concessionari, Amministrazioni pubbliche, Enti gestori, professionisti, avranno a disposizione indirizzi operativi chiari e dettagliati che potranno garantire quel processo di conoscenza e valutazione della sicurezza fondamentale per una seria ed efficace politica di prevenzione”.

La mole di lavoro collegata all’elevato numero dei ponti da censire richiederà processi di sussidiarietà che interesseranno gli ingegneri iscritti negli Ordini provinciali; a tal proposito il CNI è impegnato a riprendere e portare a compimento il processo, iniziato con la Struttura di Missione del MIT, per l’attivazione di una convenzione con ANSFISA (Agenzia Nazionale per la sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture stradali ed Autostradali) che regoli le ispezioni utili al censimento e classificazione del rischio.

Il CNI supporterà anche il processo di formazione per garantire la preparazione dei professionisti che si occuperanno delle citate ispezioni.

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Classificazione interventi ponti esistenti ed il capitolo C.8.8

Come già specificato, le linee guida ponti richiameranno quanto già regolamento nella circolare 2019 NTC 2018. Rivediamo di cosa si parla nel capitolo C.8.8 dove viene specificato che quanto detto nei paragrafi sotto indicati non ha corrispondenza nelle NTC, tuttavia fornisce utili indicazioni per la valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi sui ponti esistenti.

Il capitolo si compone dei seguenti paragrafi:

  1. azione sismica;
  2. criteri generali;
  3. livello di conoscenza e fattore di confidenza;
  4. modello strutturale;
  5. metodi di analisi e criteri di verifica (analisi lineare statica, analisi lineare dinamica, analisi non lineare statica, verifica dei meccanismi duttili, verifica dei meccanismi fragili);
  6. fondazioni e spalle;
  7. classificazione degli interventi.

Nello specifico per quanto riguarda la classificazione degli interventi, si parla di:

Interventi di riparazione o locali

Purché il numero delle corsie fisiche non sia incrementato, e ove non ricorrano gli estremi per l’esecuzione di interventi di miglioramento o adeguamento, possono rientrare in questa categoria i seguenti interventi:

  • sostituzione dei vincoli, a condizione che ciò non comporti una variazione di rigidezza del sistema “pile-vincoli” superiore al 10%;
  • allargamento della piattaforma dedicata all’esercizio principale dell’infrastruttura (al fine di aumentare la superficie carrabile, ovvero la superficie disponibile per il transito ciclo-pedonale). In tal caso le verifiche dell’impalcato devono essere effettuate, in generale, considerando i carichi variabili previsti dalle NTC. È possibile, con adeguata motivazione e adottando apposite limitazioni d’uso, considerare i carichi variabili previsti nel progetto dell’impalcato originario;
  • sostituzione degli impalcati. Le verifiche dell’impalcato di nuova realizzazione, in generale, devono essere effettuate considerando i carichi da traffico previsti dalle NTC. Per i ponti ferroviari, considerando che tutte le linee ferroviarie esistenti sono classificate secondo i massimi carichi ammessi a circolare, le verifiche dell’impalcato di nuova realizzazione possono essere effettuate adottando i carichi da traffico previsti nel progetto dell’impalcato originario, ovvero utilizzando i carichi relativi alla categoria di linea cui l’opera appartiene;
  • la combinazione degli interventi indicati nei punti precedenti, purché essa non determini la necessità di interventi di miglioramento o adeguamento.

Interventi di miglioramento

Possono ricadere in questa in questa categoria:

  • interventi finalizzati ad accrescere la capacità dell’opera nel suo insieme. Interventi finalizzati a mitigare gli effetti dell’azione sismica. Possono rientrare in questa fattispecie anche gli interventi che modificano lo schema statico della travata (ad esempio mediante l’uso di nuovi impalcati a trave continua o mediante la creazione di una catena cinematica tra campate adiacenti) con o senza l’impiego di sistemi di isolamento e/o dissipazione, purché non determinino incremento delle sollecitazioni trasmesse alla sottostruttura;
  • la combinazione degli interventi indicati nei punti precedenti, purché essa non determini la necessità di interventi di adeguamento.

Interventi di adeguamento

Per gli interventi di adeguamento conseguiti mediante idonei accorgimenti mirati a mitigare gli effetti dell’azione sismica sull’opera, la valutazione della sicurezza può essere limitata alle sole strutture di elevazione solo nel caso in cui, oltre a non sussistere le condizioni di cui al sesto capoverso del § 8.3 delle NTC, non siano previsti interventi di rinforzo delle strutture originarie in elevazione. Possono rientrare in questa fattispecie gli interventi che modificano lo schema statico della travata (ad esempio mediante l’uso di nuovi impalcati a trave continua o mediante la creazione di una catena cinematica tra campate adiacenti) con o senza l’impiego di sistemi di isolamento e/o dissipazione.

Ove non ricorrano condizioni diverse, gli interventi inerenti all’adeguamento sismico di infrastrutture esistenti progettate e realizzate antecedentemente alla classificazione sismica dell’area su cui insistono o nel rispetto di una normativa tecnica antecedenti delle Norme Tecniche possono inquadrarsi nella lettera c) del § 8.4.3, per essi, pertanto, si può assumere ζE = 0,80.

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Leggi l’informativa CNI

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