Le grandi imprese di costruzioni romane a lezione da Nervi

“Il fatto di poter creare pietre fuse di qualunque forma, superiori alle naturali, perché capaci di resistere a tensioni, ha in sé qualcosa di magico”. È questo uno degli insegnamenti che ha lasciato Pier Luigi Nervi, architetto e ingegnere, a cui il MAXXI di Roma rende omaggio con una mostra dal titolo “Pier Luigi Nervi. L’Architettura come sfida”.

Un omaggio che hanno voluto rendere anche le grandi imprese del mondo delle costruzioni romano – tra cui Lamaro, Salini, Metro B1 – invitate per l’occasione da Calcestruzzi a visitare la mostra sotto la guida di due ciceroni d’eccezione: Tullia Iori e Sergio Poretti, professori alla facoltà di Ingegneria di Tor Vergata e tra i curatori della mostra.

Pier Luigi Nervi (1891-1979) può essere considerato a pieno titolo l’inventore del cemento armato, materiale innovativo resistente ed elastico di cui, come spiega il catalogo della mostra, esplorò tutte le possibilità espressive e strutturali. Se da un lato, ponti, chiese, cattedrali, edifici industriali, stadi e infrastrutture di trasporto erano per lui progetti con una forte connotazione estetica, dall’altro rimase però sempre fortemente convinto che la sua arte, quella di ingegnere e costruttore, dovesse prima di tutto essere messa umilmente al servizio della comunità. Di lui si ricordano le grandi infrastrutture realizzate in occasione delle Olimpiadi di Roma, lo stadio di Firenze, il Palazzo delle Esposizioni di Torino, la sede dell’Unesco e l’ambasciata d’Italia a Brasilia per citarne alcune. Ma il suo nome è indissolubilmente legato alla Sala Nervi in Vaticano a pochi passi dalla cupola di Michelangelo, completata nel 1971 Fu proprio con il Centro Ricerche Italcementi a Bergamo che Nervi compì “le ricerche e le prove per determinare le miscele più opportune per il calcestruzzo … un tipo di calcestruzzo alquanto particolare, che consentisse nello stesso tempo il raggiungimento dei requisiti estetici richiesti dall’opera e il superamento di alcune difficoltà tecniche legate alla sua esecuzione”, come lui stesso raccontava in una bellissima cronaca delle varie tappe della costruzione nel 1973.

Inaugurato nel giugno 2010 presso il CIVA – Centre International pour la Ville l’Architecture et le Paysage di Bruxelles, il progetto espositivo su Nervi ha fatto tappa in Italia con la vasta rassegna in programma al MAXXI di Roma per poi continuare con Torino e altre capitali d’Europa e d’America. L’opera di Nervi, in molti anni di carriera, ha ruotato intorno ad almeno sei attività fondamentali: progettare, disegnare, calcolare, modellare, scrivere, insegnare. Lungo queste sei tracce, diverse eppur complementari, si snoda il percorso della mostra, punteggiato da 12 progetti principali, a illustrazione esemplare di un corpus architettonico ancora ricco di spunti e stimoli concettuali e progettuali.

Infine una curiosità che riguarda il MAXXI, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, prima opera italiana dell’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid situato nel cuore del quartiere Flaminio di Roma. Per la realizzazione di questo importante progetto, che ha permesso la riqualificazione di un ex area militare, Calcestruzzi ha fornito un supporto tecnologico e di know-how che ha saputo conciliare le esigenze estetiche richieste dall’archistar e le prestazioni strutturali dell’edificio. Le sfide che si presentavano erano tre: la necessità di avere delle strutture architettoniche imponenti e curvilinee prive di difetti, l’eliminazione delle tipiche giunture che caratterizzano i blocchi di calcestruzzo, richieste espressamente da Zaha Hadid, e le problematiche legate alla stagionatura del calcestruzzo una volta rimossi i casseri, espresse dall’impresa. La carta vincente che ha messo d’accordo tutti è stata la messa a punto nei laboratori ENCO, sotto la direzione del prof. Mario Collepardi, e nel Centro Ricerca e Innovazione del Gruppo Italcementi, di una soluzione che ha costituito una novità nel panorama edile italiano: un calcestruzzo contenente tre additivi che garantissero contemporaneamente capacità autocompattanti (Self-compacting), la corretta compressione (Self-compressing) e un’adeguata autostagionatura (Self-curing).


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