Lavori in sospensione su funi: programma di lavoro e tipologie di funi

Lavori in sospensione su funi: programma di lavoro e tipologie di funi

Lavori in sospensione su funi

La legge e la giurisprudenza impongono di valutare in via prioritaria l’utilizzo di dispositivi di protezione collettiva (DPC) rispetto alle misure di protezione individuale (DPI). Dopo un attento lavoro di analisi dei rischi e delle relative misure preventive e protettive da adottare,i lavori in sospensione su funi rappresentano l’ultima ratio di intervento dove lo stesso, considerata la sua brevità, sia giustificato da un rapporto tra i rischi collegati a questa lavorazione e rischi collegati all’allestimento di eventuali DPC o attrezzature/apprestamenti alternativi.

Ad esempio, nel caso in cui si debba operare su un edificio monumentale ad un’altezza rilevante (es. 50 m) per una riparazione in facciata di breve durata, la previsione di un allestimento e del successivo smontaggio di opere provvisionali quali i ponteggi, potrebbe implicare:

  • un elevato rischio di caduta dall’alto che coinvolgerebbe tutta la squadra addetta al ponteggio;
  • l’impossibilità di effettuare ancoraggi, trattandosi di una struttura di particolare pregio e quindi tutelata.

Si potrebbe prevedere l’utilizzo di un ponte su ruote a torre, ma anche in questo caso potrebbero presentarsi delle variabili:

  • l’impossibilità di effettuare ancoraggi ad una struttura di particolare pregio e quindi tutelata;
  • l’esposizione degli operatori a rischi meteorologici (es. vento forte).

Questi fattori potrebbero verificarsi anche analizzando altre ipotesi, portando dunque alla necessità di eseguire i lavori tramite l’ausilio di funi con sistema in sospensione.

Il fattore risparmio economico non può e non deve incidere all’interno di specifiche valutazioni del rischio, perché le scelte devono essere puramente di natura tecnica, rivolte esclusivamente alla prevenzione per la salute e sicurezza dei lavoratori, giustificabili di fronte alla legge.

Purtroppo la normativa in vigore non pone limiti temporali all’utilizzo di lavori in sospensione su fune; l’unità di misura tempo sarebbe opportuna onde evitare l’utilizzo di questo sistema per interventi anche di durata considerevole, specialmente in edilizia. Questi ultimi vengono svolti in sospensione con l’ausilio di funi spesso al solo fine di ottenere un risparmio economico rispetto all’utilizzo di idonei dispositivi di protezione collettiva che potrebbero essere installati senza motivo ostativo legato a condizioni ambientali e architettoniche.

La transizione dall’utilizzo dei DPC all’uso di DPI per lavori in quota deve essere sviluppata e motivata all’interno della documentazione, sia essa identificata all’interno di un luogo di lavoro o di un cantiere, così come definiti dal d.lgs. 81/2008.

Gli attori principali di questa analisi sono:

  • il datore di lavoro tramite documento di valutazione dei rischi, unitamente alle altre figure che partecipano al sistema di prevenzione (RSPP, RLS ecc.) per la valutazione dei rischi generali e tramite il programma di lavoro per la valutazione dei rischi specifici della lavorazione in loco – luogo di lavoro;
  • il coordinatore sicurezza tramite il Piano di Sicurezza e Coordinamento e il datore di lavoro tramite la redazione del Piano Operativo di Sicurezza (integrato per lavori su fune dal Programma di Lavoro e dall’eventuale Piano di Emergenza) – cantiere;
  • il coordinatore sicurezza nei documenti di previsione di intervento futuro (fascicolo dell’opera e elaborato tecnico della copertura ove necessario) – cantiere.
Leggi anche: Edilizia acrobatica e facciate. Quali scelte prevenzionistiche adottare?

Lavori in sospensione su funi: il programma di lavoro

Il programma di lavoro è il documento che analizza i rischi specifici dei lavori in sospensione su funi e viene prodotto a seguito di un’attenta analisi preliminare sul luogo di intervento. È redatto ad integrazione del DVR o del Piano Operativo di Sicurezza nel caso in cui il luogo di lavoro sia identificabile come cantiere con nomina di un coordinatore sicurezza.

Prima di trattare la composizione del documento è bene chiarire come lo stesso sia assimilabile al PiMUS (trattato nell’omonimo capitolo) e quindi come debba essere validato dal coordinatore sicurezza (se nominato) per:

  • i contenuti minimi;
  • la corretta traduzione operativa rispetto ai rischi segnalati nel PSC;
  • l’avvenuta informazione e formazione ai lavoratori.

Di seguito gli elementi di base che devono caratterizzare il documento:

  • dati identificativi del committente;
  • dati del luogo di lavoro o del cantiere;
  • dati della ditta e del legale rappresentante;
  • dati del preposto;
  • dati della squadra di lavoro;
  • copia attestati avvenuta formazione;
  • sorveglianza sanitaria dei lavoratori;
  • valutazione rischi specifici del luogo di lavoro – cantiere;
  • tipologia di intervento in sospensione;
  • valutazione rischi specifici della tipologia di lavorazione e misure di
  • prevenzione e protezione;
  • DPI necessari;
  • macchine ed attrezzature eventuali (es. motosega);
  • misure di emergenza attuabili o specifico piano di emergenza;
  • planimetria area di lavoro.
Potrebbe interessarti: Lavori in quota. Quale formazione è obbligatorio eseguire?

Lavori in sospensione su funi: le tipologie di funi

Passando all’analisi delle funi, queste sono l’elemento principe di questa tipologia di lavorazione e per gli eventuali interventi di emergenza. L’art.116 del d.lgs. 81/2008 stabilisce che il sistema di accesso e posizionamento debba comprendere “almeno due funi ancorate separatamente, una per l’accesso, la discesa e il sostegno, detta fune di lavoro, e l’altra con funzione di dispositivo ausiliario, detta fune di sicurezza. È ammesso l’uso di una fune in circostanze eccezionali in cui l’uso di una seconda fune rende il lavoro più pericoloso e se sono adottate misure adeguate per garantire la sicurezza”.

È importante quindi identificare le diverse tipologie di funi che caratterizzano le fasi di lavoro e di emergenza:

  • fune di lavoro – fune principale per lo spostamento e il posizionamento;
  • fune di sicurezza – fune ausiliaria per la protezione dell’operatore contro la caduta e il ribaltamento;
  • fune di emergenza – fune per l’eventuale intervento in emergenza in soccorso dell’operatore sospeso sulle funi;
  • fune di servizio – fune destinata alla sola movimentazione di attrezzi e materiali che non possono essere trasportati direttamente dall’operatore.

Osservando la sezione di una fune dall’interno verso l’esterno, essa è costituita da filamenti intrecciati che costituiscono un trefolo; l’unione dei trefoli è detta anima protetta esternamente da una calza. Tutti questi elementi, seppur in proporzioni diverse, compartecipano al grado di resistenza della fune.

L’art. 116 del d.lgs. 81/2008 sottolinea come il sistema da utilizzare debba prevedere almeno due funi (accesso e sicurezza) con ancoraggi separati, con esclusione di tutti quei casi in cui, a seguito di una compiuta valutazione dei rischi, si dimostri che la presenza della doppia fune sia di maggior rischio all’operatore. Le manovre di accesso devono essere previste in base ad una preliminare valutazione dello stato dei luoghi rispetto all’intervento da realizzare, con analisi dei rischi generali e specifici.

Il testo è tratto dal volume “Lavori in quota e cadute dall’alto” di Danilo G.M. De Filippo e Alessio Cencioni, edito da Maggioli Editore.

Continua a leggere dal volume:

Lavori in quota e cadute dall’alto

Lavori in quota e cadute dall’alto

Danilo G.M. De Filippo, Alessio Cencioni, 2018, Maggioli Editore
La caduta dall’alto rappresenta indubbiamente una delle principali cause d’infortunio sul lavoro. Collegata alle cosiddette lavorazioni in quota, è certamente riscontrabile in tutte le attività industriali, ma diviene rischio “principe” quando si affronta il...

26,00 € 23,40 € Acquista

su www.maggiolieditore.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *