Jobs Act dei Lavoratori Autonomi: i 6 punti qualificanti

Jobs Act dei Lavoratori Autonomi: i 6 punti qualificanti

Siamo alle fasi finali. La bozza del decreto sul Jobs Act dei lavoratori autonomi è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri giovedì scorso e porta con sé un carico consistente di novità e tutele che riguardano una platea di oltre due milioni di professionisti, partite IVA e collaboratori coordinati e continuativi. Tra le più importanti citiamo e analizziamo quelle che riguardano il lavoro agile, la deducibilità delle spese per la formazione, i pagamenti contro il rischio insolvenza, le norme su malattia e maternità, regole per gli infortuni e le c.d. clausole abusive.

Prima novità è il c.d. Lavoro Agile. Si tratta di un nuovo rapporto di lavoro subordinato che può essere svolto in parte nei locali dell’azienda in parte all’esterno pur nel rispetto degli orari di lavoro stabiliti dai contratti nazionali. Chi sceglie la modalità “agile” non potrà avere un trattamento economico inferiore (normativo) rispetto ai colleghi che operano in azienda e avrà gli stessi diritti di accedere a eventuali incentivi fiscali sui premi di produttività.

La formazione per i professionisti e le partite IVA è sempre stata definita essenziale per rimanere sul mercato. Oggi, secondo il testo del Jobs Act dei lavoratori autonomi le spese sostenute per il proprio aggiornamento diventano fiscalmente detraibili al 100% purché entro un limite annuo di 10mila euro. Stiamo parlando di convegni, giornate di studio e seminari di approfondimento. Altrettanto completamente deducibili saranno le spese sostenute per la ricollocazione tramite agenzie di lavoro private o centri per l’impiego.

Chi tra gli autonomi stipula delle assicurazioni per tutelarsi dal mancato pagamento da parte della committenza insolvente potrà dedurre fiscalmente la spesa (attenzione, non stiamo parlando dell’assicurazione per la responsabilità civile del professionista).

Le donne lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS hanno diritto all’indennità di maternità anche se continueranno a lavorare per non perdere clienti. I congedi parentali (sempre gestione separata) sono fissati in 6 mesi per i primi tre anni del figlio. I lavoratori che per malattia, gravidanza o infortunio devono rimanere inattivi non rischiano la risoluzione del contratto. L’impiego si congela senza retribuzione per un periodo massimo di 150 giorni.

In caso di malattia o infortunio grave che tenga lontano dall’operatività per oltre 60 giorni, il professionista potrà sospendere il pagamento dei premi assicurativi e contributivi per un periodo massimo di due anni. Terminato il periodo di inattività il lavoratore potrà rimborsare i pagamenti sospesi in maniera graduale attraverso un numero di rate mensili pari al triplo dei mesi di stop (quindi un infortunio di 3 mesi consente di rateizzare i premi e i contributi non versati in un periodo di nove mesi).

Vengono infine messi dei paletti ai contratti che il committente propone forzosamente al professionista. Stiamo parlando della lotta alle c.d. clausole abusive. Il testo del Jobs Act dei lavoratori autonomi considera senza effetto le clausole che attribuiscono al committente di cambiare unilateralmente le condizioni pattuite, ivi compreso il recesso. Non solo: nessuna efficacia la clausola che consente un pagamento della prestazione oltre i 60 giorni dall’emissione della fattura. Infine il rifiuto del committente di stipulare un contratto scritto si considera abusivo.

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