Internazionalizzazione del mercato: come cambia il ruolo dell’’Ingegnere

Grazie alle reti veloci e ai sistemi di comunicazione sempre più efficienti, il mondo è sempre più piccolo e la concorrenza, di conseguenza, assume aspetti sempre più feroci. Si chiama globalizzazione, la cui naturale conseguenza è l’internazionalizzazione del mercato. Anche gli Ingegneri devono prendere coscienza di questo dato di fatto.

Un punto di inizio per acquisire questa consapevolezza si è segnato durante la giornata di ieri al Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia a Caserta, dove è stata presentata la nuova ricerca del Centro Studi del CNI relativa all’Analisi del Sistema ordinistico nella prospettiva internazionale, di cui è possibile scaricare una versione sintetica.

Ma qui vale la pena sottolineare uno degli aspetti più interessanti del documento, relativo proprio alla struttura base che gli Ingegneri italiani si danno per lavorare e competere con il mercato del lavoro internazionale.

Lo spunto per la nostra riflessione arriva dal recentissimo sondaggio che il CNI ha prodotto intervistando oltre 13.000 ingegneri iscritti all’albo.

L’indagine è stata eseguita per scandagliare l’assetto organizzativo e le dinamiche di sviluppo della categoria professionale degli Ingegneri, alla luce delle dinamiche di internazionalizzazione e delle dinamiche professionali trainate dalle opportunità connesse ai fondi europei.

Il cambiamento c’è. Lento, ma c’è

Alla luce dei risultati dell’indagine, anche se la modalità organizzativa prevalente resta lo studio individuale (58% degli intervistati), circa il  13% degli ingegneri svolge la propria attività professionale in forma associata o societaria.

Nello specifico, quasi il 7% degli ingegneri lavora in associazione e il 6% circa nelle forme delle STP (poco più dell’1%) e delle società di ingegneria (4,6%).

La diversa forma organizzativa con la quale si svolge il lavoro influenza decisamente il livello del fatturato degli Ingegneri. Lo studio professionale individuale o condiviso, per esempio, segna un fatturato medio di circa 50.000 euro.

Oltre il triplo è il volume di affari (173.000 euro) per gli studi associati, mentre arriviamo a quasi 400.000 euro di fatturato se spostiamo l’analisi sulle società di ingegneria.

In ogni caso gli ingegneri si trovano a dover competere con maggiore frequenza con strutture associate o societarie, di provenienza nazionale ed estera, anche se il principale competitor in ambito nazionale rimane ancora lo studio individuale.

Come prevalere?

Più di 8 Ingegneri su 10 (che arrivano a 9 su 10 se si analizza il campione di professionisti under 30) sono convinti che l’organizzazione di un network di professionisti è vitale per la propria professione.

Emerge anche un dato significativo. Tra gli Ingegneri e i tecnici, sale la propensione a collaborare con professionisti dell’area giuridica, economica e dell’ICT.

Anche se a fronte di queste rilevazioni, aggiungiamo noi, l’attrattività delle STP per ora rimane a livello davvero modesti.

Fortissimo l’interesse degli ingegneri per la partecipazione alle iniziative connesse all’utilizzo dei fondi europei (oltre il 70% degli intervistati), eppure solo meno della metà di essi ha avuto modo di esservi coinvolto. In questo senso risulta utile forse leggere anche l’interessante intervento dell’ing. Mauro Cappello su Ediltecnico.it la scorsa primavera.


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