Inquinamento marino: Don’t Waste Venice

Inquinamento marino: Don’t Waste Venice

Quest’anno Goletta Verde è arrivata a Venezia, impegnata nella campagna Don’t Waste Venice, inserita nel progetto europeo DeFishGear.

Il progetto finanziato dall’Europa e co-finanziato dal Ministero Italiano, iniziato a novembre del 2013, ha visto i primi monitoraggi sulle spiagge a settembre 2014 e terminerà a marzo 2016.

DeFishGear è un progetto transfrontaliero, finanziato nell’ambito del progetto europeo IPA Adriatico, che coinvolge Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro e Slovenia al fine di affrontare i vari aspetti legati alla presenza dei rifiuti solidi in Mar Adriatico.

Obiettivi del progetto DeFishGear

1. raccogliere dati sulla marine litter – rifiuti solidi marini (sia in galleggiamento che in mare aperto, che presente sul fondo o accumulata sulle spiagge) al fine di valutare sorgenti, distribuzione, quantità e tipologia;

2. analizzare presenza, tipologia, quantità ed effetti tossicologici delle microplastiche presenti sia nella colonna d’acqua che negli organismi marini;

3. informare e sensibilizzare tutte le parti coinvolte nel problema (pescatori, autorità, popolazione, etc) al fine di prevenire la produzione di rifiuti marini;

4. realizzare azioni pratiche per minimizzare i rifiuti marini, in particolare attraverso l’attività nota come fishing-for-litter (i rifiuti solidi raccolti accidentalmente dai pescatori durante le normali attività di pesca vengono raccolti in appositi contenitori – bidone o big bag, quindi posti a bordo delle imbarcazioni ed infine conferiti a terra in apposite strutture, senza alcun onere economico per il pescatore);

5. sperimentare ed attuare nuove modalità di gestione e riciclo dei rifiuti prodotti dalla pesca (in particolare reti e attrezzi dismessi);

6. unificare a livello Adriatico le modalità di raccolta e gestione dati, sopra descritte, nonché condividere risorse, esperienze e possibili soluzioni al problema della marine litter.

L’amara scoperta di Legambiente

Amara la scoperta di Legambiente: più di 500 rifiuti galleggianti selezionati in circa 7 chilometri percorsi nei canali della Giudecca a Venezia (una media di un rifiuto ogni 13 metri). Quasi il 90% di questi sono plastica non biodegradabile, e in particolare: contenitori di liquidi, frammenti di plastica e polistirolo, parti di imballaggi. Completano lo spettro mozziconi, pacchetti di sigarette, accendini, sacchetti dell’immondizia (vuoti e pieni).

E questo è quello che si vede lungo i canali, tralasciando le “isole di immondizia” che si formano dietro la barena, dove la corrente fa raccogliere quando gettato (più o meno accidentalmente) in Laguna. La bella Venezia è una città unica quanto complessa, che non si è resa (o non vuole rendersi) conto di avere un grave problema da gestire.

Far partire ora la campagna di monitoraggio non è un caso. Adesso è iniziato il picco del carico turistico. I monitoraggi hanno avuto lo start il 29 giugno e proseguiranno, in barca e da terra, per tutto luglio. Vi sarà poi un secondo step di due settimane previsto tra fine ottobre e inizio novembre.

E se in galleggiamento c’è molto materiale estraneo all’ambiente marino, non va meglio sui fondali. A Chioggia si sono riscontrati circa 700 rifiuti per chilometro quadrato, di cui il 92% plastica.

L’Università Ca’ Foscari di Venezia sta partecipando al progetto occupandosi delle micro e nano plastiche. Il responsabile per Ca’ Foscari del Progetto DeFishGear spiega che tutta la plastica che viene gettata in mare, finisce con lo sgretolarsi sino a particelle grandi pochi micron, praticamente invisibili all’occhio umano ma che rimangono comunque nell’ambiente marino e vengono filtrate dai mitili o assorbite al pari del plancton da altre specie animali.

E infatti se la bottiglietta di plastica si vede galleggiare e il pezzo di nylon può vedersi incagliato sul fondale, quello che non si percepisce sono i frammenti che possono essere ingeriti dai pesci, che poi… finiscono sui nostri piatti.

Laureata nel 2003 in Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio, ho avuto la fortuna di cambiare diversi lavori (in Italia e all'estero) potendomi così approcciare a diverse tematiche e ricevere continui stimoli per migliorarmi e crescere professionalmente. Ad oggi non mi sono fermata, e al lavoro cerco di far conciliare la frequenza di corsi di formazione, la partecipazione ai progetti del mio Ordine di appartenenza, il tutto nell'ottica che non si è mai finito di imparare. Mi piace documentarmi e, come nella vita privata, anche professionalmente cerco il confronto con il team con cui mi trovo ad affrontare un progetto.

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