Ingegneria creativa (e green): il ponte di plastica più grande del mondo

23 metri e più di 100 mila bottiglie di plastica: queste le dimensioni del ponte di plastica più grande al mondo. Si trova sul canale Bega a Timisoara in Romania.

Il ponte ha una forma circolare, dotato di scale e ringhiere, può supportare più di 200 persone e sotto il ponte possono transitare piccole imbarcazioni.

 

Il progetto è nato, come ha spiegato Radu Rusu di EcoStuff (un’associazione ambientalista da sempre in prima linea su temi come riciclo, sostenibilità e green economy), con l’obiettivo di fare qualcosa di abbastanza grande da attirare l’attenzione sulle enormi quantità di rifiuti scaricati ogni giorno nei fiumi e negli oceani di tutto il mondo.

 

Questo ponte è il primo fatto di sole bottiglie di plastica legate con cavi, e anche il primo ad essere realizzato dai volontari. Sono stati creati dei piccoli mattoni fatti di bottiglie di plastica tenuti insieme da sottili corde di polipropilene, fissati con fili e/o reti saldate in 76 moduli.

Il ponte è stato progettato in un concorso presso l’Università di Architettura di Timisoara: tra le 4 proposte presentate, quella realizzata è risultata essere vincente.

 

Anche altre organizzazioni si stanno muovendo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti scaricati in acqua.

5 Gyres Institute, grazie ad un team di ricercatori statunitensi, neozelandesi, cileni, francesi, sudafricani ed australiani, ha condotto uno studio che raccoglie 6 anni di lavoro e campionamenti effettuati percorrendo 50.000 miglia nautiche. Dall’analisi e modellizzazione delle 24 campagne oceanografiche condotte, l’équipe internazionale ha rilevato che plastiche e microplastiche sono presenti nell’insieme dell’oceano mondiale.

 

È stato così definito che le aree di convergenza oceaniche , i vortici impropriamente chiamati “isole di plastica”, o gyres, non sono zone di accumulazione permanente ma luoghi di trasferimento, di trasformazione e di redistribuzione delle plastiche galleggianti a causa dei fenomeni di degradazione attraverso diversi meccanismi e dei movimenti delle acque.

La plastica dispersa in mare viene spostata dai venti prevalenti e dalle correnti di superficie.

 

Una quantità significativa di meso e macroplastiche può spiaggiarsi sulle coste (facilitando il suo recupero), tuttavia la rimozione di microplastiche, colonizzate dal biota o mescolate con detriti organici, diventa non economicamente ed ecologicamente sostenibile, o addirittura impraticabile. Pertanto le microplastiche si riversano nei sedimenti, solo dopo aver causato svariati effetti biologici. Per tale motivo risultano fondamentali soluzioni pre-consumo e post-consumo.

 

5 Gyres Institute basa le sue attività sui lavori di ricerca, non mette in croce la plastica ma cerca di stimolare l’industria a gestire l’insieme del ciclo di vita dei suoi prodotti, favorendo il riciclo e il riuso delle materie e la produzione di polimeri biodegradabili.

 

Nel frattempo i realizzatori del ponte di plastica sono in trepidante attesa della decisione da Guinness World Records per sapere se il loro ponte sarà ufficialmente la più grande struttura di bottiglia di plastica nel mondo.

 

di Roberta Lazzari

 

 

Fonti:

http://www.ansa.it

http://www.greenreport.it

http://ecowatch.com


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