Ingegneria al femminile: quanta strada c’è ancora da fare?

Il primo articolo del 2014 è un tema a me molto caro da sempre, o meglio, dal 1997 da quando mi iscrissi ad ingegneria). L’argomento è il ruolo e il trattamento della donna ingegnere nel mondo del lavoro.

 

Quando la Redazione di Ingegneri qualche mese fa intervistò l’ing. Carla Cappiello, presidente del’Ordine degli Ingegneri di Roma, fu mia premura divulgarlo tra i colleghi dello studio presso cui lavoravo (titolari compresi) per sottolineare come forse ancora troppo di rado vengono riconosciuti i pregi delle donne ingegnere, solo per il sesso di appartenenza che riportano nella carta di identità.

 

Ci fu chi commentò qualcosa sul genere che era ora di smetterla di voler dimostrare la superiorità femminile, e che l’articolo ricordava tristemente slogan femministi anni ’70. Per fortuna altri capirono il messaggio lanciato. Resta il fatto che in molti studi professionali la quota rosa tra i progettisti è molto bassa.

 

Nel resoconto del convegno Ingenio al femminile. Storie di donne che lasciano il segno, organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e tenutosi a Roma presso la Camera dei Deputati, in cui si è visto anche l’intervento dell’ing. Cappiello, si possono trarre ulteriori spunti di riflessione.

 

Sicuramente la disparità remunerativa tra uomo e donna va ben oltre la professione dell’ingegnere. Diciamo che si può misurare in molti campi e purtroppo il salario più basso è sempre quello tinto di rosa.

 

L’handicap (ironizzando) di poter procreare è molto sentito quando si scavalcano i 30 anni. Ecco che il titolare comincia a guardare con sospetto la dipendente/collaboratrice. Se poi, cosa non difficile in questo periodo, si è alla ricerca di un nuovo impiego o di nuovi clienti, nei colloqui la classica domanda “Ha intenzione di aver figli arriva 90 volte su 100.

 

Ma come si diceva, questo discorso può andar bene per molte professioni.

 

Quello che non ci si riesce a spiegare è perché caratteristiche femminili quali creatività, sensibilità, affidabilità e intuizioni non vengano sfruttate con maggior attenzione nel mondo dell’ingegneria. Forse un’interpretazione plausibile la dà Giovanna Gambetta, prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano, autrice del libro Alla ricerca di un’ingegnere con l’apostrofo (saggio contenente 24 storie di donne ingegnere in Italia), che ipotizza che il problema nasca all’interno delle grandi organizzazioni delle aziende, dove gli standard di professionista sono ancora basati sull’uomo, mentre tutti devono e sono in grado di dare il proprio contributo, senza distinzione di sesso.

 

Viviamo ancora in una cultura troppo maschilista a quanto pare.

 

Da iscritta all’Ordine degli Ingegneri di Venezia e membro di alcune Commissioni e Gruppi di Lavoro posso dire che rimango sempre sconcertata quando agli incontri tecnico-culturali formativi noto che la presenza femminile è sempre minore rispetto a quella maschile. Il mio metro di misura è rudimentale quanto attendibile: la fila al bagno durante il coffee break. Il bagno delle signore è sempre vuoto, mentre in quello degli uomini stranamente c’è la fila. Scherzi a parte, sono convinta anch’io che non si deve sposare una filosofia femminista, credo che ci siano professionisti seri in ambo i sessi, e che il valore del proprio lavoro debba essere valutato al di là dell’apostrofo, tuttavia noto che la partecipazione femminile ad alti livelli è veramente esigua.

 

Mi auguro che il buon proposito per il 2014 per chi ha alle proprie dipendenze un’ingegnere o debba scegliere a quale professionista affidare l’incarico vada oltre al tacco dieci piuttosto che i gemelli indossati, e valuti la qualità del lavoro/servizio offerto. Viceversa mi auguro che le donne sappiano sfruttare le occasioni e le opportunità che la nostra professione può fornire, senza rinunciare ai propri sogni o a dover compiere delle scelte drastiche tra famiglia e lavoro.

 

Di Roberta Lazzari

 

Fonti Il Giornale dell’ingegnere n.11 – Novembre 2013 Per la donna ingegnere si fa ancora troppo poco di Roberto Di Sanzo


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