Ingegneri, tutela normativa per assicurare una professione di qualità giustamente retribuita

Nei giorni scorsi la sentenza del Giudice Unico del Tribunale de L’Aquila ha comminato pesanti condanne (sei anni di reclusione) ai membri della Commissione Grandi Rischi –  imponendo ad essi anche  risarcimenti milionari – rei di non aver correttamente previsto e/o efficacemente comunicato il livello dell’imminente rischio sismico cui era esposto il territorio aquilano nell’aprile 2009.

 

Non posso e non voglio entrare nel merito di questa sentenza, che ha suscitato reazioni, anche estremamente dure, da parte della comunità scientifica italiana ed internazionale.

 

Tuttavia, prendendo spunto da essa, intendo riportare l’attenzione dei media e, in genere, di ogni sereno osservatore che abbia a cuore i temi della giustizia e del progresso scientifico e tecnologico sulla centrale questione del rapporto tra professionisti tecnici e magistratura, tema che  riguarda anche e soprattutto l’attività dell’ingegnere.

 

Dopo aver assistito all’avvento della cosiddetta medicina difensiva, che di certo non ha introdotto alcun elemento positivo a vantaggio dei pazienti, sto constatando da parecchio tempo, seppure in termini diversi e peculiari, anche il diffondersi di una cultura dell’ingegneria difensiva che non induce a previsioni ottimistiche.

 

Soltanto per fare un esempio, il settore della sicurezza sul lavoro, salvo rare e qualificatissime eccezioni, è ormai un campo ove si cimentano esclusivamente colleghi che, pur di sbarcare il lunario, si trovano costretti ad operare in un campo ad altissimo rischio professionale (peraltro, non adeguatamente riconosciuto a livello economico) a causa di orientamenti giurisprudenziali che meriterebbero, quanto meno, un serio confronto ed approfondimento.

 

Andando avanti di questo passo la collettività perderà, giorno dopo giorno, opportunità importanti, magari non potendo contare sull’opera professionale di valenti tecnici che fuggono, non solo verso l’estero o verso mestieri economicamente più gratificanti nel campo della finanza o del marketing, ma che sempre più spesso rivolgono i loro interessi professionali in direzione di settori meno esposti, per loro natura, alle attività di procure e tribunali, frequentemente percepite come punitive e lontane dalla realtà tecnica e scientifica.

 

Non si tratta di imbastire una crociata corporativa in difesa degli ingegneri e dei loro eventuali errori: l’imperizia e la negligenza devono essere sanzionate in modo severo; tuttavia l’approccio deterministico che si rinviene in certe sentenze, per cui ad ogni incidente debba necessariamente corrispondere una responsabilità penalmente rilevabile, merita una riflessione. Le vicende umane contemplano anche l’imprevedibile e tale termine, tradotto in linguaggio scientifico, significa altamente improbabile ed è su questo concetto probabilistico, a nostro avviso, che deve si deve incentrare la doverosa azione dei magistrati nel loro importantissimo, esclusivo ed indipendente compito di amministrare la giustizia.

 

Oggi che la riforma delle professioni impone l’obbligo della polizza RC professionale, riteniamo non sia più rinviabile un dibattito tecnico-giuridico sull’argomento delle responsabilità civili e penali nelle professioni tecniche.

 

Anche per questo mi candiderò alla presidenza dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Roma (leggi l’articolo dell’ing. Alessandro Caffarelli su Ediltecnico.it Una donna si prepara alla presidenza dell’Ordine degli Ingegneri di Roma: se non ora, quando?).

 

Articolo dell’ing. Carla Cappiello, presidente dell’Ass.ne IdEA – Ingegneri d’Europa Associati


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