Ingegneri triennali: dal CNI proposte due tipologie di corsi

Ingegneri triennali: dal CNI proposte due tipologie di corsi

Scarsa considerazione del titolo di laurea di primo livello (c.d. triennale) nelle materie ingegneristiche ai fini dell’inserimento dei neo-laureati nel mondo del lavoro. È questo il punto che il Consiglio nazionale degli Ingegneri ha tenuto a sottolineare al Ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, incontrata la scorsa settimana per discutere una serie di proposte per il riordino della formazione e dell’accesso all’albo degli Ingegneri.

Da studi recenti, infatti, è emerso come l’introduzione delle c.d. lauree brevi non avrebbe contribuito al miglioramento della situazione relativa agli abbandoni e alla permanenza degli studenti all’interno dell’Università. Non solo, secondo i dati più aggiornati del 2013, più di 8 studenti di ingegneria su 10 ha deciso di proseguire il percorso universitario dopo il conseguimento della laurea di primo livello, iscrivendosi a un corso di laurea magistrale.

Su queste basi, i rappresentanti del Consigli nazionale degli ingegneri ha proposto al MIUR una serie di misure per risolvere varie criticità dell’attuale percorso formativo universitario degli ingegneri triennali (e non). Tra le soluzioni possibili vi è quella di suddividere i corsi di laurea di primo livello (c.d. lauree triennali) nelle discipline ingegneristiche in due sub-categorie alternative.

Da un lato una laurea in ingegneria di primo livello professionalizzante ”, per coloro che avessero intenzione di procedere, subito dopo il conseguimento del titolo, alla ricerca di un’occupazione, specialmente all’interno dei diversi settori dell’industria tecnica; dall’altro una laurea in ingegneria di primo livello propedeutica per coloro che, invece, fossero intenzionati al prosieguo del percorso formativo universitario e al conseguimento, pertanto, della laurea specialistica o magistrale.

Strettamente legato a questo sdoppiamento delle lauree triennali, si inserisce l’ipotesi di introdurre un corso di laurea magistrale a Ciclo Unico, di durata quinquennale, nelle materie ingegneristiche, propedeutico quanto meno all’iscrizione al settore “civile e ambientale” dell’albo degli Ingegneri.

Questo ciclo unico non porterà all’eliminazione delle lauree brevi. L’istituzione del “Ciclo Unico”, infatti, già prevista dal d.m. 22 ottobre 2004, n. 270 e dal successivo decreto 25 novembre 2005 per la facoltà di Giurisprudenza, non dovrebbe comportare una diminuzione, né tanto meno l’abolizione, dei corsi di laurea di primo livello, che continuano a rappresentare uno strumento di fondamentale importanza per i professionisti appartenenti a determinate categorie dell’area tecnico-scientifica, quali i Geometri e i Periti Industriali, specialmente in vista del possibile innalzamento del titolo minimo di studio richiesto per l’accesso alle relative professioni.


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