Ingegneri liberi professionisti: crolla il numero degli under 35

Ingegneri liberi professionisti: crolla la presenza degli under 35

Che l’esercizio della libera professione in Italia da parte degli ingegneri stia attraversando un periodo drammatico è fatto noto. Ma che si stia prosciugando il serbatoio di giovani professionisti in grado di garantire il ricambio generazionale è notizia certificata solo la scorsa settimana, durante il 60° Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia che si è concluso lo scorso 2 ottobre.

Se gli ingegneri con meno di 35 anni neo iscritti a INARCASSA erano poco più di 4.000 nel 2005, dieci anni più tardi sono crollati a circa 2.700. Il dato, già di per sé eclatante, apre cupi scenari per la sostenibilità del sistema previdenziale degli ingegneri e degli architetti liberi professionisti, a meno che l’emorragia di iscritti non si arresti.

In realtà, dall’analisi degli ingegneri illustrata a Venezia risulta che l’incremento del numero dei liberi professionisti nel corso degli ultimi anni non si è mai arrestato. Il problema è che, da un lato, il tasso di crescita si è costantemente ridotto e, dall’altro, che l’aumento degli iscritti agli ordini ha riguardato perlopiù ingegneri over 35 che in questi anni di crisi sono stati estromessi dal lavoro dipendente e si sono “reinventati” nella libera professione.

Oggi, infatti, secondo i dati diffusi durante il congresso, degli oltre 100.000 ingegneri italiani che operano nell’ambito della libera professione, quasi 80mila (78.313) esercitano tale attività in via esclusiva, mentre gli altri opera sia come libero professionista che come lavoratore dipendente.

E se dal mondo industriale si avvertono segnali positivi di crescita della domanda di ingegneri (+30% in un anno con una stima di 19.000 nuovi ingegneri assorbiti dal settore entro la fine del 2015), sul piano della libera professione la situazione è assai più cupa, come hanno certificato tutti i massimi rappresentanti del CNI.

“Il settore della libera professione”, spiega il presidente del CNI, Armando Zambrano, “è stato trasformato dalla crisi da elemento di punta del terziario a un comparto che oggi rischia un serio processo di marginalizzazione”.

Ma come si è verificata una situazione del genere? Cerca di spiegarlo Luigi Ronsivalle, presidente del Centro Studi del CNI, secondo cui “gli ingegneri italiani da tempo denunciano la scomparsa da ogni agenda politica di una visione e di un intervento organico per il lavoro professionale”.

Mentre prosegue l’attività di preparazione della Legge di Stabilità 2016, dal mondo politico arrivano segnali di attenzione per il c.d. Popolo delle Partite IVA, come già scritto su queste pagine nel recente passato; ma, in effetti, manca ancora la volontà di riprendere in mano le bozze dei disegni di legge per una riforma organica del lavoro autonomo, che giacciono dimenticate in Parlamento da anni.

Ma gli ingegneri non ci stanno a essere dipinti come semplici spettatori e non fanno del “piagnisteo” uno schermo dietro cui nascondersi. Dal Congresso, infatti, è emerso come la categoria si renda conto che il ritorno alla crescita, collettiva e individuale, dipende anche da un processo di riorganizzazione e di innovazione dell’attività professionale, attraverso la costituzione di reti di professionisti, nuove modalità di condivisione di competenze differenti attraverso il coworking e tramite strumenti e metodologie innovative di progettazione come il BIM (Building Information Modeling).

E, infine, un dato che testimonia come la posizione degli ingegneri sia totalmente differente dall’impostazione che il Governo sta dando alla politica fiscale del Paese: infatti, alla domanda se preferiscano che eventuali sgravi fiscali siano concentrati sulla casa o sul lavoro, gli ingegneri esprimono una maggioranza bulgara, dichiarandosi per l’80% a favore del lavoro.


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