Ingegneri, fuga dalle Università: solo il Politecnico di Milano resiste

Sarà la crisi, saranno i costi per l’iscrizione all’Università (che, a ben vedere, sono strettamente collegati alla crisi stessa), sarà forse il classico handicap che sconta l’Italia con un deficit permanente nel numero dei laureati rispetto agli altri stati europei; il fatto è comunque incontrovertibile: nell’anno accademico 2012/2013 si è assistito a un vero e proprio fuggifuggi dagli atenei universitari; ingegneria compresa.

 

A registrare il dato è una recente rilevazione del Centro Studi del Consiglio nazionale degli Ingegneri, che presenta con dovizia di grafici e tabelle l’andamento delle immatricolazioni nelle facoltà di ingegneria o, meglio, dopo la loro abolizione, quello degli immatricolati che si sono iscritti ad uno dei corsi di laurea che permettono l’accesso all’albo professionale degli Ingegneri in base al DPR 328/2001; quindi, per esempio, anche gli immatricolati ai corsi delle ex Facoltà di Architettura e di Scienze matematiche fisiche e naturali il cui titolo è ritenuto valido per l’accesso all’Esame di Stato e dunque per l’abilitazione alla professione di Ingegnere.

 

Insomma, purtroppo prosegue la serie di cattive notizie per gli ingegneri, dopo quella che abbiamo pubblicato pochi giorni fa, riguardante la diminuzione delle opportunità di lavoro offerte alla categoria.

 

Nel merito, le immatricolazioni nell’area ingegneristica sono diminuite del 5,5%. A livello di numeri, stiamo parlando di 46.000 diplomati che l’anno scorso hanno scelto di affrontare il percorso di studio per diventare ingegnere, contro i 48.650 dell’anno precedente.


Il flop delle Università telematiche

Tra i dati che emergono dall’analisi del Centro Studi del CNI spicca il flop delle Università telematiche: appena 433 nuovi iscritti contro i circa mille dell’anno accademico 2011/2012.

 

Ma anche i politecnici tradizionali soffrono della perdita di studenti. Colpisce la performance dell’Università Politecnica delle Marche, che perde oltre un quarto delle matricole (-27,8%).

 

Agli altri due gradini del podio si attestano le Università di Pavia e di Salerno, con una diminuzione, rispettivamente, del 21,2% e del 17,8%.

 

Sensibili perdite anche al Politecnico di Torino (-13,6%), La Sapienza di Roma (-14,3%) e Università di Bologna (-14,8%).


In controtendenza il Politecnico di Milano e la sorpresa Napoli

Tra le poche università che registrano, al contrario, un incremento delle immatricolazioni va sicuramente segnalato il Politecnico di Milano che, nel confermarsi leader indiscusso della formazione ingegneristica italiana, vede aumentare il numero di immatricolati dell’8,6%. Una crescita simile (+8,1%) viene registrata anche dall’Università Federico II di Napoli.


Un’occhiata agli indirizzi

Rispetto all’anno accademico precedente, tengono abbastanza i corsi di laurea dell’indirizzo industriale che accolgono circa 17mila immatricolati (pari al 37,2%), praticamente lo stesso numero dello scorso anno (+0,1%), e quelli del ramo informatico-elettronico-telecomunicazioni che raccolgono poco meno di 11mila immatricolati, pari al 23,6% del totale (il 2,4% rispetto all’anno accademico 2011/12).

 

In flessione, sia in termini assoluti che in quelli percentuali, il numero di studenti che ha scelto un corso di laurea del settore civile ed ambientale: solo il 13,9%, a cui si aggiunge un ulteriore 6,5% che ha optato per un corso di laurea in Ingegneria edile-Architettura organizzato in un unico ciclo di cinque anni, sullo stile dei corsi di laurea del vecchio ordinamento.


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