Ingegneri ambientali: “Necessarie regole più concorrenziali”

È un messaggio in bottiglia quello lanciato dall’OICE (Associazione delle società di ingegneria italiane) la scorsa settimana nell’ambito del workshop sulla sostenibilità ambientale svoltosi a Roma: “Necessarie regole più concorrenziali per lo sviluppo dell’ingegneria ambientale e per interventi di maggiore qualità”.

 

Ad inviare l’SOS è il vicepresidente con delega per l’ambiente, Patrizia Vianello, che fa partire i suoi ragionamenti dalle dichiarazioni del presidente dell’OICE, l’ing. Patrizia Lotti: “L’iniziativa che abbiamo organizzato dimostra ancora una volta il rilievo di questo settore dell’ingegneria che l’Associazione sostiene e promuove fin dai lontani anni ’80 quando organizzammo il Convegno denominato La rivoluzione ambientale. È passato tanto tempo, ma una cosa è senz’altro rimasta immutata: la centralità del progetto in ogni intervento che affronta le tematiche ambientali e il ruolo fondamentale delle società di ingegneria nell’integrazione delle competenze specialistiche”.

 

Secondo il vicepresidente Vianello è necessario prendere atto della crescita del settore dell’ingegneria ambientale e delle società ad esso connesse le quali, dopo molti anni in cui hanno operato parzialmente soffocate dalla presenza dei colossi stranieri, ora riescono ad acquisire un ruolo autonomo e di rilievo grazie alle proprie capacità tecniche e professionali maturate negli ultimi venti anni: “Allo stesso modo con piacere – spiega Vianello – abbiamo registrato i grandi passi in avanti compiuti nel campo della sostenibilità ambientale dall’industria italiana che ha investito molto e contribuito fortemente alla creazione di occupazione qualificata”.

 

In tale direzione non può non essere sottolineato il tema di apertura: “Se le cose sono quindi migliorate negli ultimi anni – prosegue il vicepresidente Vianello – allo stesso tempo è nata l’esigenza di incidere sulle regole per favorire la concorrenza e la competitività: riteniamo che si debba fare chiarezza anche sui ruoli di alcuni attori come le Università, che possono collaborare con noi, ma non possono mettere al centro delle loro funzioni istituzionali la partecipazione a gare pubbliche da una posizione di indubbio vantaggio rispetto alla concorrenza privata; ugualmente occorre definire con maggiore precisione quali debbano essere le funzioni delle ARPA. Inoltre occorre – conclude Vianello – fare in modo di effettuare l’affidamento di opere valutando la qualità delle offerte e non solo il prezzo, come spesso accade quando sono le grandi società pubbliche, ancorché formalmente private, ad aggiudicare i contratti”.


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