Ingegneri abilitati alla professione: rallenta il calo … ma di poco

Nel 2013 rallenta il calo del numero di ingegneri che prendono l’abilitazione all’esercizio della professione, soprattutto al Sud; mentre rimane sempre marginale la quota di ingegneri iuniores che sostengono l’Esame di Stato dopo il percorso di studio triennale per l’accesso alla sezione B dell’albo. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni del nuovo studio realizzato dal Centro Studi del CNI relativa all’accesso al mondo della libera professione di architetti e ingegneri.


I numeri

Dopo un decennio di continuo calo nel numero dei giovani neolaureati che affrontavano l’Esame di Stato per ottenere l’accesso all’esercizio della professione, come descritto in un articolo sul quotidiano online Ediltecnico.it, dal 2012 al 2013 gli ingegneri abilitati sono diminuiti solo di 62 unità: erano 10.867 nel 2012; sono stati 10.805 l’anno scorso.

 

Rimane, invece, poco significativa la quota di laureati che dopo il percorso triennale decidono di iscriversi alla sezione B dell’Albo: solo il 3,8%.

 

“È l’ennesima conferma”, si legge nella ricerca del CNI, “che l’abilitazione professionale riscuote uno scarso successo tra i laureati triennali che preferiscono continuare il percorso universitario finalizzato al conseguimento del titolo magistrale”.

 

Sempre su questo aspetto, siamo sempre in attesa di conoscere la posizione ufficiale del CNI alla proposta avanzata dal coordinatore della sezione B dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, Luigi Grimaldi, che aveva sottoposto ai delegati del recente Congresso nazionale la proposta di un percorso ad hoc per consentire il passaggio dalla sezione B alla sezione A dell’albo (leggi l’articolo su Ingegneri.cc).


Al Sud la libera professione di Ingegnere tira ancora

Un altro dato interessante che emerge dalla ricerca è l’aumento degli abilitati degli ingegneri nel Meridione d’Italia che compensa il calo che si osserva, invece, al Centro e al Nord.

 

Interessante la spiegazione che viene fornita dal Centro Studi del CNI, per bocca del suo presidente, Luigi Ronsivalle, secondo cui “Appare evidente come laddove le opportunità lavorative scarseggiano, la libera professione costituisca pur sempre una valida alternativa. A differenza di quanto accade nelle regioni con migliori prospettive lavorative in cui, al contrario, è considerata quasi un’extrema ratio“.

 

L’interpretazione collima con quanto detto recentemente in un’intervista esclusiva dal nuovo numero uno della Federazione degli Ingegneri del Veneto, Gian Pietro Napol, che aveva chiaramente detto come il percorso della libera professione nel territorio non era un’opzione da consigliare a un giovane neolaureato in ingegneria.


Da Nord a Sud votazioni e prove diverse

Infine, un altro elemento analizzato nella ricerca e che non mancherà di provocare qualche polemica è la disparità di “promossi” all’Esame di Stato. Su una media nazionale dell’86,7%, la percentuale di abilitati nelle aree del Nord Ovest scende al 78%, mentre si attesta su un secco 90% nelle Regioni del Centro Sud.

 

“Sulla notevole differenziazione dei tassi di successo fra diverse aree del Paese e, più in generale fra i diversi atenei – commenta Ronsivalle – va rilevata un’anomalia di fondo: l’esame di abilitazione, che fornisce un titolo abilitativo riconosciuto in tutto lo Stato, non si svolge con le stesse modalità nelle varie sedi, dove sono proposte prove e argomenti d’esame che non sono unificati. Il confronto,sia pure significativo, fra i dati quantitativi emersi, dovrebbe essere integrato da quello delle prove sostenute nelle diverse realtà prese in considerazione. Dato, quest’ultimo non sempre né facilmente reperibile”.


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