Ingegnere Forense: una giusta informazione da chi vuole portare proposte concrete

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo editoriale scritto dall’ing. Carla Cappiello, presidente di Ingegneri d’Europa Associati (IdEA) e candidata alla presidenza del Consiglio degli Ingegneri della Provincia di Roma (leggi anche l’intervista rilasciataci da Carla Cappiello dal titolo Commissariato l’Ordine Ingegneri di Roma: riportiamo splendore alla nostra categoria)

 

Dal 20 febbraio al 2 marzo 2013 gli Ingegneri dell’Ordine della Provincia di Roma sono chiamati a votare per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine e chi verrà eletto dovrà affrontare, tra i tanti compiti, quello di organizzare attività formative come richiesto dalla legge sulla riforma delle professioni.

 

Questa è una grande occasione che ci viene offerta al fine di dare nuovo slancio e nuove motivazioni al nostro lavoro, aggiornandone le competenze e conferendo ritrovato prestigio all’intera categoria.

 

Questa volta, in questo mio editoriale voglio soffermarmi, come si comprende dal titolo, sul tema dell’ingegneria forense.

 

Sulla tematica relativa alle prospettive dei C.T.U. vi sono delle sollecitazioni e delle recriminazioni, alcune giuste e alcune disorganiche, velleitarie e, forse, solo strumentali alla campagna elettorale in corso.

 

Prima di tutto appare corretto far sapere che presso il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) è stato istituito il Gruppo di Lavoro Ingegneria Forense del quale faccio parte: da tempo ho, quindi, iniziato una silenziosa ma costante attività che, con il contributo di tutti i partecipanti al Gruppo sopra detto, si spera possa dare in tempi rapidi i suoi frutti. Tale Gruppo di Lavoro, che si riunisce con cadenza periodica, ha fra l’altro l’obiettivo di giungere ad un coinvolgimento delle altre professioni tecniche che con la forza istituzionale dei rispettivi Consigli Nazionali, possa promuovere un tavolo di confronto con il Ministero della  Giustizia per dare concreta soluzione, nell’interesse della collettività e dei tecnici, ad annosi problemi mai affrontati con efficacia e, quindi, mai risolti.

 

Da parte mia, avendone già condiviso i criteri ispiratori con gli altri colleghi del CNI, avrò intenzione di formulare nella prossima riunione le seguenti proposte:
– aggiornamento del d.m. 30 maggio 2002 (tariffe dei C.T.U.) con l’adeguamento dei compensi a vacazione (oggi, davvero offensivi), nelle more dell’introduzione di nuove tariffe;
– revisione della Tariffa giudiziaria (l. 319 /1980), ormai obsoleta anche nei contenuti, con l’introduzione di nuove discipline peritali (si pensi all’acustica, al risparmio energetico, alle tecnologie informatiche), la suddivisione dei compensi spettanti in riferimento a ciascun quesito formulato dal Giudice, la drastica contrazione della forchetta tra minimo e massimo percentuale relativo al valore di stima della perizia, la revisione degli importi degli scaglioni di calcolo dell’onorario a percentuale; 
– effettiva corresponsione dell’acconto e del saldo stabilito dal Giudice a favore del C.T.U. quale condizione di procedibilità per la prosecuzione del giudizio;
– accesso telematico riservato ai C.T.U. per informazioni correlate all’espletamento delle proprie funzioni e possibilità, per gli stessi, di depositare telematicamente (firma digitale) il proprio elaborato peritale;
– abolizione di norme vetuste e arcaiche (quali la necessità di essere autorizzati all’uso del mezzo proprio) e introduzione di un livello minimo inderogabile di spese comunque dovute al C.T.U. (per trasporto, organizzazione di Studio, ecc.);
– reintroduzione, mediante apposita e coerente legislazione, dell’obbligatorietà della mediazione civile al fine di decongestionare il lavoro degli Uffici Giudiziari.
– fermi i diritti acquisiti, obbligatorietà di apposito corso abilitante tenuto dagli Ordini per l’iscrizione nell’Albo dei C.T.U.;
– istituzione di un Albo Unico Nazionale dei Periti e Consulenti dell’Autorità Giudiziaria, consultabile in rete, recante espliciti riferimenti alle specifiche competenze di ciascuno

 

Tali proposte saranno da me inoltrate perché sono convinta che soltanto con idee chiare e concrete, nonché con la assidua e seria applicazione quotidiana, sarà possibile ottenere risultati e benefici per la categoria e per la collettività; ritengo infatti che per ottenere risultati occorre saper individuare gli interlocutori giusti e perseguire con tenacia gli obiettivi prefissati.

 

Diversamente, parlare con superficialità e senza reale conoscenza della materia, atteggiamento quest’ultimo assunto in diversi casi, si rivela inutile e solo controproducente per tutta la categoria la quale non deve cadere in inganno.

 

Anche per questo, chiedo a tutti gli Ingegneri della provincia di Roma di voler dare maggiore prospettiva al futuro della professione andando a votare per I Quindici di IdEA

 

Articolo di Carla Cappiello


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico