Ingegnere diplomato? Cambia il mondo del lavoro ma gli ingegneri non si toccano

Ingegnere diplomato, digital maker? Cambia il mondo del lavoro ma gli ingegneri non si toccano

Ingegnere diplomato

Esisterà in futuro l’ ingegnere diplomato ovvero il digital maker?

Sui digital maker si era espresso il presidente e ad di Philip Morris Italia, Eugenio Sidoli, durante il forum, organizzato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, sul mercato del lavoro e l’idea di queste nuove figure professionali è stata sposta dal direttore del noto quotidiano, Fabio Tamburini.

A seguito di questa interessante proposta è seguita quella di Alfredo Mariotti, direttore generale Ucimu-Sistemi per produrre, ovvero riconoscere ai diplomati degli istituti tecnici (nello specifico ai diplomati degli Its) il titolo di ingegnere diplomato. A quest’ultimo suggerimento è seguito il commento del presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e della Rete delle Professioni Tecniche, Armando Zambrano, che ha voluto ribadire che: “…gli ingegneri sono ingegneri”, ma vediamo come è andata.

In occasione dell’evento l’ad Sidoli, ha ribadito la necessità, sempre più incombente, di formare figure che abbiano competenze in materia digitale e che soddisfino le richieste del mercato del lavoro dell’Industria 4.0.

L’introduzione delle nuove tecnologie rende necessaria la sostituzione di alcune professioni e attività del tipo standardizzato. In merito alla questione, i dati elaborati dal McKinsey Global Institute, parlano chiaro: il 60% delle professioni ha almeno il 30% delle attività che sono automatizzabili. D’altro canto, l’automazione stessa richiede figure dalle competenze specifiche, che con la digital transformation, saranno sempre più ricercate.

A seguito di tali considerazioni è stata sollevata la proposta di canalizzare i corsi di scuola tecnica tradizionali, riconoscendo i periti industriali come digital maker, facendo nascere così un nuovo mestiere con nuove mansioni in linea con le esigenze attuali.

I ragazzi dalla formazione tecnica, rappresentano un grande potenziale ed essendo nativi digitali si collocano con facilità nel panorama industriale non più fatto di carta, matita e attrezzi ma bensì di tecnologie digitali e competenze sempre più specifiche di settore.

Una rivoluzione per le future figure tecniche che richiede una parallela rivoluzione nella formazione scolastica, per la quale sono necessari strumenti, aule e docenti per rinnovare la scuola a carattere tecnico. Aspetti fondamentali per garantire una formazione in linea con la job description dei nuovi digital maker.

Zambrano: si rilancio formazione no ingegnere diplomato

Per mezzo del quotidiano Il sole 24 ore, il Presidente Armando Zambrano ha espresso il proprio punto di vista sulla questione, dichiarandosi d’accordo su quanto scritto dal direttore Tamburini circa il lancio della figura dei digital maker, ovvero gli attuali periti, così battezzati dall’ad Sidoli.

Il Presidente Zambrano si è definito, invece: basito quando Alfredo Mariotti, intervenendo il 6 marzo sullo stesso argomento, ha proposto di riconoscere ai diplomati degli istituti tecnici (e in particolare ai diplomati degli Its) il titolo di ingegnere diplomato. In sostanza Mariotti pensa, a differenza di Tamburini e Sidoti, che il nome (il titolo di ingegnere diplomato) possa determinare una nuova condizione, spingendo in misura crescente i giovani italiani e le loro famiglie a intraprendere la scelta di iscriversi agli istituti tecnici”.

Difatti Alfredo Mariotti suggeriva il riconoscimento del titolo ingegnere diplomato, quale “titolo qualificante” che certifichi il raggiungimento di un risultato scolastico.

In risposta alla proposta di Mariotti, Zambrano precisa: “in Europa il titolo di “ingegnere” (Ingeniero in Spagna, Engenheiro in Portogallo, Chartered engineer in Gran Bretagna e Irlanda etc.) si acquisisce solo ed esclusivamente mediante un percorso di studi post secondario di oltre 4 anni (la nostra laurea magistrale), mentre il titolo di “ingegnere Junior” (“incorporated” in Gran Bretagna, “tecnico” in Spagna e Portogallo etc.) può essere acquisito mediante un percorso di studi post-secondario di almeno 3-4 anni (la nostra laurea di primo livello). Questo perché il titolo di “ingegnere”, come quello di “avvocato” e di “dottore in medicina”, si associa universalmente a un insieme di competenze e conoscenze altamente complesse e specialistiche”.

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Ingegnere: titolo attrattivo ma non tutti trovano lavoro

Il numero degli iscritti alle facoltà di ingegneria, resta il più alto rispetto agli atri indirizzi di studio: 41.973 immatricolati nell’anno accademico 2016-17, pari al 15,3% del totale e sono sempre più le donne che scelgono di intraprendere gli studi nel settore.

Resta la grande attrazione verso il titolo, nonostante vi siano problemi di occupazione nel settore. Zambrano afferma: ”…il nostro sistema produttivo sembra ancora incapace di garantire a tutti i laureati in ingegneria uno sbocco lavorativo; il 7,8% di essi è costretto ad andare all’estero per trovare lavoro. E in questa scelta non è estraneo il fattore retributivo, visto che mediamente i laureati in ingegneria che lavorano all’estero hanno retribuzione superiore del 30% rispetto ai colleghi occupati nelle aziende italiane. Più che gli studi in ingegneria è il nostro sistema produttivo ad avere forse un problema di “attrattività” nei confronti dei laureati in ingegneria”.

Il riconoscimento di nuove figure professionali è necessario e la sovrapposizione di titoli rischia di creare confusione sulle qualifiche. Pertanto è fondamentale identificare le competenze in base alle mansioni senza dequalificare o super qualificare alcuno.

Per i futuri lavoratori, in questa fase di cambiamento generazionale ed economico è fondamentale intraprendere percorsi formativi facendo scelte oculate in modo da entrare con più facilità nel mondo del lavoro, in continua riorganizzazione e sempre più selettivo.

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