Industrializzazione del cantiere: un problema non (ancora) risolto

Spesso il termine industrializzazione, in riferimento al cantiere, è stato usato come sinonimo di meccanizzazione e di prefabbricazione, legando quindi il termine industrializzazione più agli aspetti tecnico costruttivi che non a quelli economico gestionali tipici dei processi industriali.

 

D’altra parte l’industrializzazione del comparto edilizio inteso come produzione di materiali e componenti edili ha conosciuto uno sviluppo significativo legato alla ricerca e all’innovazione di prodotto, tali da modificare comunque la dimensione e la tipologia delle imprese esecutrici portandole ad una specializzazione e settorializzazione prima non riscontrabili nel comparto edile, accentuando nel nostro settore la differenza tra industrializzazione di prodotto e industrializzazione di processo.

 

Con l’introduzione sempre più massiccia di sistemi derivanti dai processi di industrializzazione dei componenti edili e di tecniche costruttive alternative a quelle tradizionali, il cantiere sta vivendo una sorta di migrazione da cantiere di produzione in situ a cantiere di montaggio, risultando di fatto il terminale del sistema produttivo industrializzato dei componenti prodotti dall’industria edilizia; si pensi ad esempio a tutto quanto ruota intorno alle tecnologie stratificate a secco o ai sistemi costruttivi in acciaio, o a quelle interamente in legno, dove le parti legate all’organizzazione tradizionale dei modelli produttivi in cantiere è legata solo ai sistemi di fondazione, alla parte impiantistica e ovviamente alle opere di finitura.

 

Lo stesso modello di impresa che si riscontra nella realizzazione delle opere, ovvero un’impresa affidataria che subappalta ad imprese esecutrici la realizzazione effettiva dell’opera tiene conto, quindi, della necessaria specializzazione sia della mano d’opera che dei mezzi e delle attrezzature necessarie alla realizzazione del bene edilizio stesso.

 

I dati relativi alle imprese nel settore delle costruzioni denunciano una eccessiva parcellizzazione che ovviamente non permette modelli organizzativi di tipo industriale, se non nel settore del cosiddetto Movimento Terra, dove gli investimenti in macchinari sono così importanti che presuppongono una dimensione critica più alta del resto del settore, il rapporto rilevabile dai dati statistici è di circa 3 a 1. Nelle definizione di bene edilizio e della sua costruzione si è sempre posto l’accento sulla sua unicità e su come sia il contesto che le condizioni economico giuridiche, nonché quelle tecniche ne condizionassero la realizzazione facendolo essere “prototipo di se stesso”.

 

Questa definizione di fatto sottraeva, e in parte ancora sottrae, la produzione edilizia dal concetto stesso di processo industriale.


Industrializzare uguale a Ottimizzare

Il processo di industrializzazione della produzione si basa fondamentalmente sul concetto di ottimizzazione del processo produttivo dove, sinteticamente, la linea di produzione viene disegnata al fine di ridurre le stazioni di produzione che costituiscono l’intera filiera. Normalmente questo processo necessita di una prototipizzazione del bene proprio al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse. All’interno di questo processo la prototipizzazione ha lo scopo di definire puntualmente, per successive approssimazioni tutte le caratteristiche che i materiali, le attrezzature e le lavorazioni devono avere perché il prodotto finito risponda inequivocabilmente alle prestazioni e alle richieste di forma che in fase di progetto gli sono state assegnate. È del tutto evidente che questa definizione ancorché sintetica si pone in antitesi con quanto detto prima rispetto alla costruzione del bene edilizio.

 

Tralasciando la penosità delle cronache giudiziarie rispetto alla realizzazione delle opere civili o infrastrutturali, ma facendo riferimento ai dati statistici in tema di realizzazione delle opere pubbliche, di quelle private non è dato conoscere sistematicamente i dati, le condizioni perché si possa parlare di industrializzazione del settore edilizio sembrano essere lontane dalla realtà, infatti se si prendono come riferimento il rispetto dei tempi e dei costi preventivati i dati che seguono sono nei fatti la negazione del processo di industrializzazione auspicabile. Relativamente ai tempi di realizzazione delle opere, nel 70% circa dei casi, la durata dei lavori è superiore a quella programmata, e per circa un terzo di questi i tempi di realizzazione delle opere vanno oltre il doppio del tempo contrattuale, stesso discorso vale per il rispetto dei costi, il 78% dei casi assorbe tutto il ribasso d’asta, il 15% dei casi fino al doppio del ribasso d’asta mentre per la restante parte si va oltre il doppio del ribasso d’asta.

 

Da questi dati statistici sono escluse le opere strategiche (Salerno-Reggio Calabria, Mose, Expo…), ma l’editoriale della rivista Ingegneri di giugno 2014 ben illustrava quale fosse la situazione a tal riguardo.


L’Empire State Building: un esempio di ingegnerizzazione

Qualche anno fa è stato tradotto in italiano un bel libro delle edizioni Electa: Empire State Building. 21 mesi per costruire il grattacielo più alto del mondo contenente all’interno le Notes on Construction of Empire State Building redatte dallo studio Starret brothers and Eken, in cui si raccontano le scelte progettuali volte all’ingegnerizzazione del progetto sia da un punto di vista tecnologico ma soprattutto di come il cantiere, inteso come organizzazione e gestione, abbia influenzato le scelte progettuali e dei materiali (ottimizzazione delle dimensioni e della forma), sia dei modelli di gestione delle forniture; valga ad esempio il pilastro in acciaio alto due piani e il doppio fornitore delle strutture per piani alternati due a due, scelta fatta per avere uno scarto di quattro giorni tra la fornitura e la posa in opera in modo da assorbire gli eventuali ritardi prodotti dalle difficoltà di approvvigionamento nel cuore di New York.

 

La lettura di questo libro è significativa perché mette in evidenza come il cantiere non possa essere improvvisato e che la sua gestione industriale presuppone un lavoro di progettazione e di ottimizzazione tipico di qualsiasi altro settore industriale perché possa dare gli stessi risultati. Una spinta significativa ad un processo di industrializzazione del cantiere sta venendo dalle nuove piattaforme digitali di banche dati, di progettazione e programmazione dei lavori accompagnate dai sistemi automatizzati di verifica del processo di progettazione.

 

A questo proposito le tecniche di modellazione tridimensionali e 4D utilizzate in fase di progettazione sono certamente degli strumenti che permettono la visualizzazione del futuro cantiere e che consentono una verifica attenta del successivo cantiere di costruzione e di fatto rendono il modello simile al prototipo e al processo di prototipizzazione tipico del processo industriale di cui abbiamo parlato in precedenza.

 

Si pensi ad esempio al problema delle interferenze tra le parti dell’edificio (strutture, parte architettonica e impianti) che spesso sono causa di fermi di cantiere, necessità di varianti e, quasi certamente, elementi di debolezza nella futura gestione dell’edificio e di come queste siano riscontrabili con i processi di clash detection effettuabili sui modelli tridimensionali del progetto e che quindi possono essere anticipati e ottimizzati in fase di progettazione con una significativa riduzione dei tempi e dei costi di realizzazione, oltre che con una sicura maggiore qualità di realizzazione del futuro edificio.

 

I sistemi avanzati di progettazione che fanno uso della metodologia BIM (Buiding Information Modeling) hanno un sicuro effetto di maggiore consapevolezza in fase di progettazione che si trasforma necessariamente in elemento positivo nel processo di industrializzazione del cantiere, in quanto anticipatori degli scenari che verranno a crearsi prima nel cantiere di realizzazione e poi nei futuri cantieri di manutenzione dell’edificio stesso, valga ad esempio il lavoro fatto per il progetto INNOVance definizione di schede tecniche relative ai processi produttivi nell’ambito del progetto INNOVance: tali schede sistematizzano l’intera filiera per la realizzazione delle lavorazioni in cantiere tenendo conto degli scenari che di volta in volta vengono a crearsi. Spesso, da molti autori, questo elemento di progettazione del cantiere viene declinato solo in funzione degli aspetti gestionali della sicurezza riducendo di senso le potenzialità che il sistema mette a disposizione e facendo apparire il “problema sicurezza” come un appesantimento burocratico e una ulteriore centrale di costo.

 

L’altro elemento, certamente non meno importante dei precedenti, che potrebbe portare ad un processo di industrializzazione nella realizzazione delle opere edili è il coinvolgimento delle imprese nella ingegnerizzazione del progetto attraverso sistemi di appalto integrati sul modello Design and Build e che trova, nelle nuove forme contrattuali derivanti dal Partenariato Pubblico Privato, un modello paritario tra i soggetti in campo limando, se non eliminando del tutto, la classica contrapposizione tra progettisti, imprese e committenti, rendendo di fatto più economica ed efficiente la collaborazione tra i soggetti e limitando maggiormente il contenzioso a cui, con i sistemi tradizionali di appalto, le imprese fanno ricorso per cercare di recuperare i forti ribassi d’asta necessari per aggiudicarsi le commesse.

 

Da questo punto di vista converrebbe prendere esempio dal lavoro che il Governo britannico ha messo in campo a partire dal 2011 con il Government Construction Strategy in cui sono presenti nuove forme contrattuali in cui si accentua e si anticipa l’ingresso dei vari soggetti nel processo di progettazione e di realizzazione dell’opera per rendere effettivo il collaborative procurement che in alcune forme contrattuali si spinge oltre il tempo di progettazione e realizzazione dell’opera per arrivare alla gestione del ciclo di vita dell’opera stessa. In conclusione si può certamente dire che quanto sta affermandosi in tema di industrializzazione di prodotto, modelli e tecniche di progettazione e di nuove forme contrattuali, che anche la crisi della finanza pubblica sta facendo emergere, non possono che favorire un processo di industrializzazione del cantiere sia dal punto di vista realizzativo che dal punto di vista gestionale.

 

Infatti, sempre più spesso, il cantiere non potrà più essere considerato un punto di arrivo per le imprese di costruzioni, ma diventerà certamente un punto nodale da cui far partire modelli efficienti ed efficaci di gestione nei quali l’impresa sarà direttamente coinvolta e da cui dipenderanno le performance economiche.


Articolo di Valentina Villa

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2014 della rivista tabloid Ingegneri di Maggioli Editore. Scopri i contenuti della rivista e richiedi la tua copia gratuita sul sito periodicimaggioli.it


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