In Italia il BIM è prima dell’inizio: riflessioni sul Building Information Modeling

In Italia il BIM è prima dell’inizio: riflessioni sul Building Information Modeling

Nel nostro Paese l’adozione del BIM è ancora agli inizi. Anzi, no: è “prima dell’inizio”. Lo ha detto Luca Ferrari, presidente di ISI, associazione di Ingegneria Sismica Italiana e manager di Harpaceas nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano per professionisti tecnici Ediltecnico, in occasione del rinnovo del consiglio direttivo del capitolo italiano di Building Smart, il cui compito è quello di definire il modello di riferimento del formato IFC per l’OpenBIM.

Nella diffusione della metodologia di progettazione propria del Building Information Modeling siamo a un bivio. Da un lato è innegabile che di BIM e delle sue applicazioni e vantaggi se ne parli sempre più ampiamente tra addetti ai lavori in tutti gli ambiti della filiera delle costruzioni; ma è anche vero che a oggi, tranne per alcuni esempi virtuosi ma isolati come la progettazione della Caserma dei Carabinieri Lancieri di Montebello, il settore pubblico è ancora restio ad adottare il BIM come requisito fondamentale per gli appalti di lavori pubblici.

Il motivo? “Credo che in questo momento la cosa più importante sia raccontare esperienze e far crescere la cultura. Non c’è solo resistenza, c’è mancanza di conoscenza”, spiega il direttore del CRESME, Lorenzo Bellicini, il quale ritiene oggi che il BIM sia visto più come una moda, senza ancora un mercato maturo su cui crescere. Questo, però, solo nel nostro Paese, poiché la situazione europea e internazionale è diversa.

Sicuramente il punto di riferimento è la Gran Bretagna, chiosa Ferrari, il cui governo, nel 2011, ha costituito il BIM Task Group per dare una svolta fondamentale allo sviluppo del BIM in quel paese. Le ragioni che hanno portato a formare questo gruppo di lavoro sono duplici: la prima riguarda la qualità e i benefici economici che l’adozione del BIM ha portato e porterà sia agli edifici pubblici sia all’edilizia privata e al mondo delle infrastrutture, la seconda è di politica industriale; grazie all’adozione del BIM oggi i soggetti della filiera britannica in particolare i general contractor e le società di engineering hanno raggiunto un livello di competitività tale per cui è permesso loro di aggiudicarsi gare in tutto il mondo ed è quello a cui noi puntiamo in Italia.

E proprio su questo punto è d’accordo il prof. Aldo Norsa della IUAV di Venezia, tra i primi a diffondere il verbo del BIM nel nostro Paese. “Gli operatori che poco poco guardano fuori dai confini nazionali – è il ragionamento di Norsa – non possono non cogliere l’indispensabilità del BIM per poter operare in modo competitivo. E per loro l’obbligo dell’uso negli appalti pubblici in Italia sarebbe un ulteriore aggiuntivo stimolo: niente di più in quanto già intimamente convinti e … soprattutto … motivati”.


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