Impariamo a bere acqua gratuitamente. La diffusione della Casa dell’Acqua

Sembra scontato, ma non tutti sanno che il diritto all’acqua è un’estensione al diritto alla vita. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si legge: “È ormai tempo di considerare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all’accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico – per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa – allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute. Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questa quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa”.

 

Purtroppo è all’ordine del giorno la mancanza di investimenti per le manutenzioni delle condotte degli acquedotti e perdite d’acqua gravano sulle nostre spalle. In molti Paesi la gestione del servizio idrico è stato affidato a grandi società private, le quali si rifanno sulle tariffe applicate agli utenti per ottenere i finanziamenti necessari per effettuare gli interventi di modernizzazione delle linee. Tutto questo genera tra i cittadini una forte repulsione a quello che è la privatizzazione di uno dei diritti umani, il diritto all’acqua appunto.

 

L’acqua da bere ha un mercato molto importante in Italia, dove c’è la tendenza ad acquistare bottiglie d’acqua (in plastica e/o in vetro) anziché usufruire dell’acqua del sindaco per scopi alimentari. Di solito la scelta è dettata da un sapore non gradevole dell’acqua del rubinetto, piuttosto che dall’elevato grado di calcare presente, ma anche da un’errata educazione alimentare: l’acqua comprata direttamente in bottiglia è più comoda per essere portata in giro, per essere messa a tavola ecc.

 

Per invertire questa tendenza ci si è posti una domanda: e se le bottiglie le mettesse il cittadino (utilizzando sempre le stesse, si riduce anche il consumo di plastica e vetro) e si recasse alla fonte per riempirle gratuitamente? È quello che accade nelle Case dell’acqua: migliaia di cittadini ogni giorno, in molte parti d’Italia, si recano a quella più vicina per riempire le proprie bottiglie.

 

Questi impianti di distribuzione sono un piccolo ma tangibile esempio di sostenibilità, che contribuisce a cambiare le abitudini di migliaia di persone. Le Case dell’acqua forniscono gratuitamente acqua di qualità liscia o frizzante. Un servizio che fa risparmiare l’acquisto delle confezioni di acqua, aiuta l’ambiente e riduce la circolazione di plastica.

 

Per sponsorizzare questa iniziativa anche all’IKEA di Padova (dove l’affluenza di persone è sempre garantita) si trova una stazione della Casa dell’acqua. Tutti i giorni dalle 8.30 alle 21.30, i soci IKEA Family, strisciando la loro tessera, possono prelevare gratuitamente fino a 18 litri di acqua potabile, naturale o gasata, utilizzando proprie bottiglie/contenitori.

 

In America si sta intanto diffondendo l’iniziativa Ban the Bottle ad opera di migliaia di studenti che al fine di ridurre la vendita di bottiglie nei campus, hanno deciso di installare degli erogatori di acqua potabile gratuita in tutti i college. Sicuramente la plastica è un materiale riciclabile, ma per produrre quella destinata alle bottiglie occorrono molti milioni di barili di greggio all’anno. Inoltre non tutte le bottiglie finiscono al riciclo, spesso vengono buttate tra i rifiuti destinati alle discariche.

 

Chissà se quest’iniziativa sbarcherà anche nelle scuole italiane!

 

Articolo di Roberta Lazzari 

 

Fonti:
www.wikipedia.it
www.ilfattoalimentare.it


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