Il MOSE di Venezia e i suoi intoppi: tra tecnica e politica

In questi giorni a Venezia c’è un gran chiacchiericcio su quanto scoperto: dopo lo scandalo di Expo 2015, anche il MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) finisce sotto i riflettori delle tangenti facili.

 

Per capire meglio i soggetti coinvolti riporto quanto si apprende dal sito ad esso dedicato.

Il MOSE fa parte di quelle attività per la salvaguardia di Venezia e dell’ecosistema lagunare che la legislazione speciale ha affidato allo Stato e che vengono realizzati dal Ministero delle Infrastrutture e dei TrasportiMagistrato alle Acque di Venezia, tramite il Consorzio Venezia Nuova.

Il Magistrato alle Acque di Venezia è un istituto periferico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tra le sue competenze vi è l’attuazione delle attività per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna secondo la legislazione la Speciale per Venezia.

La realizzazione delle opere è stata affidata a un soggetto unitario in grado di operare, secondo una visione sistemica dell’ecosistema lagunare, con un’azione complessiva che integra la protezione dalle acque alte con il ripristino del patrimonio naturale lagunare. Tale soggetto è il Consorzio Venezia Nuova, composto da imprese italiane a livello nazionale e locale, sulla cui azione il Magistrato svolge il ruolo dell’alta sorveglianza.

 

Il sistema di barriere servirà a difendere le Città lagunari quali Venezia e Chioggia dal fenomeno naturale dell’acqua alta, che si verifica in corrispondenza di determinati eventi meteorologici.

Movimenti ondosi causati dall’improvviso abbassamento della pressione atmosferica e/o forti venti di scirocco fanno confluire in laguna grandi quantitativi di acqua. I livelli di marea si alzano e le piazze e le calli di Venezia vengono invase dall’acqua. In questi ultimi anni poi i fenomeni di acqua alta eccezionale (innalzamento medio delle acque superiore a 110 cm) si sono verificati sempre con maggiore frequenza.

 

Ma già nel 1966, a seguito di un’alluvione che comportò una marea di 194 cm a Venezia e a Chioggia, venne emessa la prima Legge Speciale per Venezia che prevedeva sistemi tecnologici di difesa.

 

Fu così che negli anni ’80 venne fondato il Consorzio Venezia Nuova a cui il Magistrato alle Acque affidò lo sviluppo degli interventi da effettuare e nel 1989 venne sperimentato il primo prototipo di MOSE. Da questo si comprende la critica mossa dagli oppositori del MOSE che sostengono che la tecnologia sia ormai obsoleta e superata.

 

Nello specifico il Mose è costituito da 78 paratoie mobili, dislocate in 4 barriere poste nelle 3 bocche di porto (porto di Lido,porto di Malmocco e porto di Chioggia), ovvero i punti in cui la Laguna di Venezia entra in comunicazione con il Mare Adriatico.

Le barriere rimarranno abbassate in condizioni di marea normale, del tutto invisibili, e verranno sollevate solo quando l’acqua alta salirà sopra i 110 cm, impedendo così all’acqua di superare i livelli di guardia.

 

E anche qui gli oppositori del MOSE fanno presente che piazza San Marco subirà comunque il fenomeno dell’acqua alta, visto che viene invasa dall’acqua anche con 80 cm di innalzamento.

Dalla fine degli anni ’80, quando si pensava che il MOSE sarebbe stato operativo entro il 2000, i lavori sono iniziati nel 2003 e probabilmente verranno completati nel 2016.

 

Ad oggi sono stati spesi 5,5 miliardi di euro, qualche euro in più rispetto al miliardo e mezzo preventivato all’inizio. E qui, se il processo confermasse le ipotesi della Magistratura, non sarà difficile capire cosa abbia fatto levitare i tempi e i costi del progetto.

 

Il MOSE di fatto pare abbia attirato la maggior parte dei finanziamenti destinati alla manutenzione ordinaria della Laguna. Tutti i lavori sono stati affidati mediante trattativa privata, senza gare; ricerche e sperimentazioni affidate al Consorzio Venezia Nuova, responsabile anche di Direzione Lavori e collaudi. Domanda: chi controlla il controllore?

 

A prescindere dall’opinione personale sulla vicenda tangenti, da ingegnere che opera in ambito ambientale rimango molto delusa da come anche questa volta si sia speculato sulla salvaguardia ambientale, e in particolare su un ecosistema lagunare e città a me molto vicine.

 

E ora un’altra domanda: tra le persone indagate/arrestate ci sono quelle alla cui attenzione venivano inviate missive per procedimenti autorizzativi e le cui firme erano indispensabili per poter dare avvio a iter procedurali o a lavori. E adesso? Si bloccherà tutto?

 

Di Roberta Lazzari

 

Fonti:

www.salve.it – www.mosevenezia.it

www.wired.it

“Un pericolo per la Laguna” tutti i dubbi sulla barriera che è già costata 5 miliardi – la Repubblica – 5 giugno 2014


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