Il Mondo del Pneumatico Fuori Uso

Ecopneus è una società senza fini di lucro, costituita dai principali produttori/importatori di pneumatici, che si occupa della gestione dei pneumatici fuori uso, garantendone la raccolta, il trattamento e il recupero. Tutti abbiamo ben chiaro a cosa servono i pneumatici, e quando diventano PFU, ovvero pneumatici fuori uso? Cosa succede? Diventano dei rifiuti, ma di fatto molto “riutilizzabili”.

 

Il d.m. ambiente 11 aprile 2011, n. 82 Regolamento per la gestione dei pneumatici fuori uso (Pfu) ha stabilito obblighi, sanzioni e contributi ambientali per chi produce e importa questo prodotto.

 

Il contributo ambientale (scorporato in fattura) serve esclusivamente a coprire i costi di un sistema efficiente ed efficace di gestione dei PFU, garantendo così alla collettività e al Paese i seguenti vantaggi:
– lotta alle speculazioni ed alle pratiche illegali;
– lotta alle discariche abusive e incontrollate di PFU, con successiva bonifica delle zone contaminate, che comporta una spesa sostenuta dalla cittadinanza;
– riduzione dei rischi di incendi incontrollati dei depositi abusivi di pneumatici, con conseguente dispersione di sostanze nocive nell’aria e di percolati nel suolo;
– creazione di un sistema industriale e promozione di un’economia del riciclo, con riscontro positivo nel campo occupazionale.

 

L’obiettivo di raccolta per il 2011 è di quasi 100.000 tonnellate di PFU, pari a il 25% dell’immesso al consumo, quota che diventerà il 100% (380.000 ton) entro il 2013.

 

Il PFU ha due strade percorribili possibili:
1. recupero di materiale (grazie alle caratteristiche chimico-fisiche del materiale, si presta per l’utilizzo in diverse applicazioni, sotto forma di granulo di varie dimensioni)
2. recupero di energia (il materiale è caratterizzato da un potere calorifico pari a quello del carbone, pertanto esso è una fonte energetica idonea a soddisfare la domanda di settori industriali, quali cementifici o centrali di produzione di energie/vapore, che lo utilizzano in diversi formati – intero, ciabatta, cippato)

 

Il recupero di materiale dai PFU avviene in appositi impianti mediante il processo di granulazione che, in fasi successive, riduce il PFU in frammenti sempre minori, fino a dimensioni inferiori al millimetro: il polverino di gomma. Il processo si chiude con la separazione dei granuli e del polverino e la separazione dei residui metallici e tessili normalmente contenuti nei pneumatici.

 

Il materiale recuperato dai PFU trova largo impiego in numerose applicazioni, tra le quali si ricordano:
asfalti modificati (pavimentazioni apprezzate per durabilità, silenziosità ed aderenza in frenata);
superfici sportive (materiale da intaso per campi in erba artificiale e piste da atletica, pavimentazioni antitrauma e superfici equestri);
materiale per l’isolamento (pannelli insonorizzanti, tappetini anti-calpestio, membrane impermeabilizzanti, materiali anti-vibranti e anti-sismici);
arredo urbano, pavimenti e manufatti (dossi artificiali, delimitatori di traffico, cordoli);
opere di ingegneria civile (barriere insonorizzanti, barriere anti-erosione, stabilizzazione di pendii, protezioni costiere, terrapieni stradali drenanti e termo-isolanti, drenaggi di base in nuove discariche, fondazioni stradali/ferroviarie, rilevati stradali alleggeriti (ponti e gallerie) e bacini di ritenzione delle acque piovane);
riutilizzo in mescola (articoli tecnici);
acciaierie ad arco elettrico (interesse delle acciaierie verso la parziale sostituzione dell’antracite e coke. La percentuale elevata di biomassa nei PFU permette la riduzione di emissioni di CO2 da fonti non rinnovabili, svolgendo la stessa funzione dei materiali tradizionali);
materiale per pacciamatura (in sostituzione alla corteccia di conifere per la pacciamatura di giardini pubblici e privati, aiuole spartitraffico, rotatorie);
rigenerazione – vulcanizzazione (il prodotto finale è particolarmente idoneo al reimpiego in nuove mescole di gomma anche in percentuali elevate).

 

Per quanto attiene il recupero energetico, il PFU ha un potere calorifico pari a quello del carbone, pertanto ne possono beneficiare cementifici e aziende che producono vapore ed energia elettrica. Inoltre il PFU ha un favorevole rapporto potere calorificoemissioni.

 

Grazie alla presenza di gomma naturale e di fibre derivate da cellulosa nei PFU – circa il 27% in peso secondo la stima del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – si riduce notevolmente la quantità di CO2 emessa dagli impianti di combustione che impiegano i PFU in sostituzione dei combustibili fossili. Inoltre grazie al basso contenuto di metalli pesanti e di zolfo nei PFU si riducono anche questi elementi nelle emissioni in atmosfera. Si può affermare quindi che i PFU come combustibile hanno un minore impatto ambientale.

 

In Italia il recupero energetico avviene prettamente nei cementifici, con 5 impianti attivi e oltre 60.000 ton di PFU impiegate. Mentre per la produzione di energia elettrica, gli impianti italiani utilizzano più di 45.000 ton di PFU. Ovviamente in entrambi i casi i PFU possono essere impiegati sia come flusso singolo che sotto forma di CDR (Combustibile derivato dai Rifiuti).

 

A livello internazionale i PFU vengono utilizzati in:
cartiere (in parziale sostituzione di legno di scarto e corteccia, ma è necessario adottare modifiche tecniche di impianto per poter garantire la qualità delle emissioni);
cementifici (ottimo impianto di valorizzazione energetica dei PFU. L’impiego di PFU risulta particolarmente utile laddove sia richiesta al cementificio la riduzione di emissioni di NOx)
impianti di produzione calce (impiego assai limitato)
centrali termoelettriche (la ridotta produzione di NOx e la percentuale di biomassa rapportata al potere calorifico del PFU, ne rendono vantaggiosa la valorizzazione energetica).

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonte www.ecopneus.it


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