Il mercato delle bonifiche ambientali al tempo della crisi

Il Prontuario delle Bonifiche (giunto alla 12esima edizione) risulta essere uno strumento molto attendibile per valutare lo stato di salute del settore delle bonifiche, prendendo in esame gli iscritti alla Categoria 9 dell’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. In particolare viene trattato un campione rappresentativo degli operatori, variabile tra l’8 e il 10% del totale.

 

Nel 2007 le imprese iscritte erano 827. Oggi sono 1.106, tuttavia se il numero è aumentato il settore si è impoverito. Tale contrattura è dovuta prevalentemente alla crisi economica che dal 2009 sta mietendo vittime in qualsiasi ambito. E il settore ambientale non ne è stato esente, così come non lo è stato il suo mercato indotto fatto di studi, progettazioni, analisi di laboratorio e smaltimento rifiuti.

 

Ciò che manca è lo stimolo a voler decontaminare i terreni e la falda, ovvero convertire vecchie aree industriali dismesse in aree residenziali e commerciali. Ad eccezione dei procedimenti ante 2009, tutto è fermo. E la cosa preoccupante è che non vi sono segnali di ripresa visto che il mercato immobiliare è fermo, la grande distribuzione risente pesantemente della crisi, il settore industriale conta più attività chiuse che aperte e il settore pubblico è privo di capitali da investire.

A questa situazione si aggiunge un quadro normativo nebuloso che, nonostante gli sforzi fatti per semplificare i procedimenti, disincentiva i soggetti potenzialmente interessati ad intraprendere iter lunghi e dall’esito incerto.

 

Circa l’87% degli iscritti non è in grado di affrontare bonifiche di dimensioni medio-grandi. Di fatto vi sono 75 grandi operatori, 65 medi operatori e circa 950 imprese locali che lavorano con i subappalti e le associazioni temporanee di impresa.

 

Dal 2008 ad oggi si è registrata una riduzione del mercato pari a circa il 42%. E se il fatturato per addetto risulta comunque molto alto, tanto da non far pensare ad una tale restrizione, occorre verificare che lo stesso venga dal settore bonifiche, piuttosto che dai settori attigui che gravitano attorno ad esso (smaltimento rifiuti ad esempio).

 

È cambiata anche la committenza, con un forte calo di quella facente parte il settore immobiliare e il settore pubblico. In quest’ultimo caso si è assistito al declassamento di interventi prima prioritari ed ora ritenuti non urgenti.

 

Gli interventi in Siti di Interesse Nazionale procedono per inerzia. Restano scoperti invece tutti quei siti abbandonati a causa di fallimenti, chiusure o delocalizzazione all’estero delle attività produttive, che senza un preciso piano di riqualificazione urbanistica vengono dimenticati.

 

Delle attività di bonifica in atto il dig and dump (scava e porta in discarica) è l’intervento off site maggiormente diffuso. Tuttavia stanno prendendo sempre più piede le tecniche on site (landfarming, biopile, soil washing, immobilizzazione) e in situ (pump&treat, soil vapour extraction, air sparging, multi phase extraction, monitored natural attenuation, barriere fisiche, biorisanamento, in situ chemical oxidation, bioventing).

Su 234 interventi dichiarati dalle aziende campione nel 2012, il costo medio di ognuno si aggira su 1 milione di euro, un costo importante.

 

Per rilanciare il mercato delle bonifiche occorre puntare sul concreto e quindi non sperare in un’industrializzazione delle arre dismesse con industrie che non ci sono più, ma studiare dei piani che impongano il recupero delle aree dismesse (brownfield) senza urbanizzare aree agricole o non urbanizzate (greenfield). In questo modo si decontamina e non si contamina.

 

Inoltre occorre cambiare l’approccio alle bonifiche: non si può chiedere di riportare allo stato naturale un terreno che si trova all’interno di un contesto fortemente antropizzato. Le poche risorse disponibili devono essere impiegate in modo scientifico e rivolte meno a interventi costosi di messe in sicurezza e più ad attività di bonifica operative.

 

Speriamo che, anche a piccoli passi, nel 2015 si riesca ad intraprendere la strada delle ripresa.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonte

Bossi C. e Bertelle A., La crisi economica non fa sconti alle decontaminazione di suoli e falde in “Ambiente & Sicurezza”, n. 21, novembre 2014


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico