Il BIM e la strategia del Gattopardo: fuori gli ingegneri dalla commissione

Il BIM e la strategia del Gattopardo: fuori gli ingegneri dalla commissione

Ci saranno i rappresentanti del mondo accademico e delle università italiane, ma nessuno che rappresenti le professioni tecniche: né architetti, niente geometri e tanto meno ingegneri. Stiamo parlando della composizione della commissione ministeriale, coordinata dal Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche, che sarà investita del compito di definire le questioni relative al Building Information Modeling come previsto dal recente codice degli appalti, in vigore dallo scorso aprile dopo la pubblicazione del decreto legislativo n. 50/2016.

Ancora una volta, si domanda amareggiato Armando Zambrano del Consiglio nazionale degli Ingegneri, “non si è voluto avere una visione strategica, cogliendo l’obbligo del codice come momento di confronto con i soggetti, tra cui i professionisti, che hanno già una esperienza reale costruita sulle proprie spalle e con le proprie risorse?”.

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Nella lettera che Zambrano a inviato al Ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, il rappresentante degli Ingegneri italiani evoca una sorta di strategia del Gattopardo: la vicenda, scrive infatti, “conferma di un paese che, alla vigilia di importanti riforme istituzionali, potenzialmente capaci di proiettarlo in una nuova e diversa dimensione, procede secondo i soliti metodi ed i soliti schemi, offrendo un quadro di situazioni che sanno solo riprodursi senza mai cambiare”.

Essere ascoltati non equivale a scrivere le regole, continua Zambrano. E non regge neppure la scusante di evitare un sovraffollamento delle commissioni con un rallentamento dei lavori: “il perché di questa scelta è incomprensibile, dal momento che esiste la possibilità, attraverso un unico soggetto – la Rete delle Professioni Tecniche – di coinvolgere tutti i consigli nazionali interessati senza dover aumentare in modo non utile il numero dei soggetti coinvolti”, precisa Zambrano.

L’approccio BIM alla progettazione dei lavori pubblici, e più in generale dell’intera filiera delle costruzioni, interessa enormemente in tecnici e rappresenta “una occasione per ristrutturare i propri studi, per sperimentare nuovi modelli organizzativi, per favorire le aggregazioni, superare le competenze, fare, in concreto, multi ed interdisciplinarietà”.

“Se e quando la commissione ci chiamerà – conclude Zambrano – parteciperemo e daremo il nostro contributo ma non potremo evitare di veicolare a tutti gli iscritti negli ordini e collegi delle professioni tecniche il dispiacere e l’amarezza per questa ennesima dimostrazione di distanza della politica dal mondo delle professioni”.

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