Il BIM come metodo di industrializzazione delle conoscenze

Sempre più spesso si sente parlare di Building Information Modelling (BIM) nel settore delle costruzioni come strategia da abbracciare per ottimizzare i processi e facilitare, così, l’uscita dalla crisi. Il 15 gennaio L’Unione europea ha approvato una serie di riforme alla direttiva europea sugli appalti pubblici in cui si colloca anche l’ufficializzazione del BIM: Per gli appalti pubblici di lavori e i concorsi di progettazione, gli Stati membri possono richiedere l’uso di strumenti elettronici specifici, quali gli strumenti di simulazione elettronica per le informazioni edilizie o strumenti analoghi.

 

La versione inglese, For public works contracts and design contests, Member States may require the use of specific electronic tools, such as of building information electronic modelling tools or similar, forse risulta più efficace rispetto a quella italiana perché viene esplicitato il termine BIM.

È auspicabile che questa direttiva possa essere uno stimolo per i 28 Stati Membri, in particolare per l’Italia, a incoraggiare e richiedere il BIM negli appalti pubblici, ma soprattutto, a favorire politiche centrali che ne promuovano l’utilizzo anche, ad esempio, attraverso specifici progetti di ricerca.

 

Altri Stati Membri, come la Finlandia, utilizzano e studiano il BIM da anni per meglio comprenderne le potenzialità e i limiti. La richiesta del BIM da parte della committenza (pubblica), infatti, potrebbe rivelarsi rischiosa, se non dannosa, senza una vera consapevolezza di ciò che si sta adottando. C’è ancora molta strada da fare, soprattutto nel contesto italiano, al fine di sensibilizzare tutti gli attori coinvolti su cosa sia effettivamente il BIM. Il rischio, come già evidenziato in un precedente articolo di questa rivista, è che la rivoluzione che porta il BIM nel mondo delle costruzioni venga vista come semplice adozione di una nuova tecnologia, da sostituire a quelle ora in uso, senza cogliere l’aspetto più importante: la necessità di un differente approccio metodologico. Anche il testo della direttiva europea potrebbe trarre in inganno in quanto si fa riferimento a strumenti, e non tanto alla possibile richiesta di un processo basato sul BIM. Il vero aspetto innovativo, come sottolineato più volte dal prof. Angelo Ciribini, è vedere il BIM come metodo di industrializzazione delle conoscenze, al quale deve essere associata una strategia industriale strutturata e di ampio respiro.

 

Spesso all’acronimo BIM si aggiunge una seconda “M”, Building Information Modelling and Management (BIMM), per porre in risalto l’importanza della gestione dei flussi informativi nel ciclo di vita di un’opera. Sposare un approccio BIM, infatti, richiede ai diversi attori in gioco di iniziare con la fine in mente, affinché gli aspetti legati alla gestione e manutenzione delle opere vengano presi in considerazione fin dal principio. Solo in questo modo si potranno realizzare costruzioni veramente efficienti.

 

Possiamo quindi affermare che il BIM sia un processo rivoluzionario che richiede un cambiamento non solo a livello tecnologico, ma soprattutto culturale, basato sulla collaborazione di tutte le parti coinvolte. Per questo motivo, sebbene il BIM possa essere utilizzato in diversi procedimenti, si stanno sviluppando nuove tipologie di appalti che incentivano la cooperazione e un anticipato coinvolgimento della controparte nel processo decisionale. Ad esempio, ponendo a confronto l’appalto di sola esecuzione con appalti integrati o contratti di concessione, appare chiaro come gli enti aggiudicatori di un bando si comportino in modo differente nei confronti della progettazione e della costruzione di un’opera. Quando, infatti, gli operatori economici aggiudicatori hanno il compito di sviluppare, oltre alla realizzazione dei lavori, un progetto esecutivo, pongono più attenzione agli aspetti legati alla costruzione. In questo modo le imprese possono fare delle scelte più vicine al loro modo di lavorare già in fase progettuale, riducendo, così, le varianti in corso d’opera e possibili dispute. In questo caso, la stazione appaltate ha meno rischi da gestire, avendo assegnato le responsabilità a un unico soggetto; nello stesso tempo, però, spesso non è sempre facile valutare le diverse offerte.

 

Negli appalti di sola esecuzione, infatti, è più semplice stabilire il vincitore perché il criterio di aggiudicazione utilizzato è spesso quello del prezzo più basso. Questo criterio, però, ha favorito nel nostro Paese un comportamento patologico, dove i concorrenti propongono offerte con forti ribassi avulse dal mercato reale per aggiudicarsi la gara, sperando poi di recuperare denaro con contenziosi e varianti in corso d’opera. Questo ha portato al proliferare di avvocati coinvolti nel processo, che alcune volte, per assurdo, superano il numero dei progettisti. Il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, invece, viene frequentemente utilizzato negli appalti integrati per tener conto non solo del prezzo, ma anche di altri parametri che caratterizzano la qualità dell’offerta.

 

Un discorso analogo si potrebbe fare per gli appalti concorso, dove il committente richiede agli operatori economici non solo la progettazione esecutiva e l’esecuzione, ma anche la progettazione definitiva. Per opere capaci di generare flussi di cassa, invece, si possono adottare i contratti di concessione, dove a un unico soggetto viene affidata la progettazione, l’esecuzione e la gestione funzionale ed economica. In questo caso l’aggiudicatario ha ancora più interesse a produrre opere di qualità, efficienti nel tempo e che necessitino di un basso grado di manutenzione. La tipologia di contratto influenza profondamente l’operato dei soggetti coinvolti e un diverso coinvolgimento e responsabilizzazione dell’ente aggiudicatore può generare manufatti con prestazioni assai differenti. Tuttavia, per le stazioni appaltanti risulta spesso difficile controllare che le offerte siano conformi alle richieste iniziali e selezionare, quindi, il miglior concorrente.

 

Strumenti di Model Checking, ovvero di controllo di modelli BIM, possono essere utilizzati per oggettivare l’istruttoria, oltre a validare i progetti in una fase successiva.  Nel settore delle costruzioni si sta assistendo ad una tendenza sempre maggiore di integrazione tra i diversi attori, anticipando il loro ingresso nelle fasi del processo. Per conseguire questo scopo, stanno emergendo nuove tipologie di appalto che ben si prestano ad un approccio BIM. Alcuni esempi sono l’Integrated Project Delivery (IPD), Project Alliancing (PA), Cost Led Procurement (CLP), Integrated Project Insurance (IPI) e Two Stage Open Book.

 

Controllo di modelli BIM in Solibri Model Checker v8

 

L’Integrated Project Delivery prevede la stipula di un contratto multilaterale con la ripartizione di rischi e benefici tra tutti i soggetti coinvolti, che fin dall’inizio collaborano per definire una soluzione ottimale. Si possono ottenere risparmi significativi perché la stima dei costi viene effettuata in una fase iniziale e il costruttore può intervenire nella progettazione riducendo, così, possibili inefficienze e carenze progettuali. È possibile utilizzare l’IPD anche senza il BIM, tuttavia quest’ultimo è assai utile per facilitare l’approccio collaborativo richiesto dall’IPD.

 

Il Project Alliancing (PA) prevede la selezione del miglior offerente non in base al prezzo offerto, ma in base alle capacità dell’offerente di sviluppare e portare a termine l’opera. Anche in questo caso, infatti, viene stipulato un contratto multilaterale, dove il cliente crea un’organizzazione con le altre parti coinvolte e condivide le responsabilità così come i rischi.

 

Il Project Alliancing, chiamato anche Alliance Contracting, è stato sviluppato in Australia e attualmente non potrebbe essere applicato in Italia, dove i progettisti e i costruttori devono avere una polizza assicurativa che tenga indenni le stazioni appaltanti da rischi derivanti da una errata progettazione o esecuzione. Questo dimostra come la legislazione italiana attualmente non favorisca un clima di corresponsabilità, ma tenda a contrapporre i diversi soggetti.

 

Differenze tra un approccio tradizionale e l’Integrated Project Delivery (AIA, 2007)

 

Cost Led Procurement (CLP), Integrated Project Insurance (IPI) e Two Stage Open Book sono, invece, tre tipologie di appalto formulate dal governo britannico all’interno della Goverment Construction Strategy del 2011, che ha decretato l’utilizzo del livello 2 del BIM entro il 2016. Da quell’anno l’Inghilterra ha fondato un BIM Task Group promuovendo numerose iniziative per cercare di gestire l’intero processo attraverso metodologie BIM. Al giorno d’oggi possiamo, infatti, affermare che l’Inghilterra sia il paese che a livello mondiale stia promuovendo maggiormente il BIM negli appalti pubblici.

 

Lo scopo del governo inglese non è solo quello di migliorare il settore pubblico, creando stazioni appaltanti più efficienti, ma anche quello di creare modelli di business e influenzare l’industria, creando standard applicabili anche fuori dal confine nazionale.

 

Altre tipologie innovative di contratti che si stanno sviluppando sono i contratti energy based o performance based, che prevedono un approccio focalizzato sul ciclo di vita del manufatto e sul suo effettivo funzionamento. I pagamenti, infatti, non avvengono più al completamento dell’intero manufatto o di alcune sue parti, ma sono legati al conseguimento di prestazioni precedentemente definite. Questo potrebbe far storcere il naso a professionisti abituati ad un approccio “mordi e fuggi”, che in questo caso, invece, rimangono legati più a lungo al progetto e vengono maggiormente responsabilizzati. Per ottenere buoni risultati, infatti, tutti gli attori in gioco devono lavorare insieme affinché l’edificio possa generare reddito nel suo utilizzo e sia conforme ai requisiti iniziali.

 

Approccio collaborativo del Project Alliancing (Petäjäniemi and Lahdenperä, 2012)

 

I progettisti diventano sempre più costruttori virtuali, come sostiene il prof. Angelo Ciribini, e i profitti vengono calcolati in base a risultati conseguiti nel tempo. Diventa necessario, quindi, coinvolgere fin da subito non solo i costruttori, ma anche gli utilizzatori finali sia per comprenderne meglio le esigenze sia per istruirli sulla corretta fruizione del manufatto. Le simulazioni di utilizzo in fase progettuale dovranno poi essere sostituite dal monitoraggio, al fine di correggere eventuali errori comportamentali, progettuali o costruttivi.

 

Questo approccio viene definito anche user centered, perché obbliga gli operatori a porre attenzione al fatto che si lavora su materiale umano e che il ciclo di vita deve ricoprire un ruolo fondamentale nelle scelte progettuali. Il BIM ben si presta a conseguire questi obiettivi per promuovere la realizzazione di manufatti meno costosi e più efficienti nel tempo. La nuova direttiva europea per gli appalti pubblici appare essere un’occasione importante per un cambiamento radicale in questo settore, che in Italia ha ancora un ampio margine di miglioramento.

 

Articolo di Marzia Bolpagni, Ingegnere, assegnista di ricerca ITC-CNR San Giuliano Milanese (Milano)

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 2/2014 della rivista Ingegneri di Maggioli Editore


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