Idrotermosanitario: l’estero assorbe il 60% della produzione italiana

Notizie in chiaroscuro quelle che arrivano dal mercato del settore idrotermosanitario italiano. I dati elaborati dall’Ufficio Studi ANIMA, la Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine mostrano una sostanziale stabilità nel 2013 rispetto all’anno precedente. Per l’anno in corso, invece, le stime prevedono una crescita dell’1,2%.

 

La situazione fotografata da ANIMA alla vigilia dell’apertura del salone MCE 2014 di Milano mostra come siano le esportazioni ad assorbire oltre la metà della produzione nazionale.

 

Infatti, alle esportazioni verso i mercati tradizionali di Francia, Germania, Inghilterra e USA si sono aggiunti nuovi mercati extra UE, quali Turchia, Cina, Arabia Saudita e Russia e che, tutti insieme assorbono il 60% dell’intera produzione.

 

Altro dato interessante riguarda l’andamento degli investimenti, che nel 2013 ha segnato un timido incremento del +0,4% e che nel corso del 2014 dovrebbe crescere ulteriormente fino a un +1,3%.

 

Leggermente diminuiti, invece, (-0,6%) i livelli occupazionali, rispetto all’anno precedente, che dovrebbero però rimanere sostanzialmente stabili nel 2014 (-0,3%).

 

“Le tecnologie legate al caldo, al freddo, alla produzione di acqua calda sanitaria e al trattamento dell’acqua, all’impiantistica civile in generale e rappresentano un’eccellenza manifatturiera italiana. – dichiara Sandro Bonomi, Presidente ANIMA – Le nostre aziende continuano a essere tra le migliori al mondo, ma mancano ancora del loro mercato più importante: l’Italia. I consumi domestici in caduta libera favoriscono tecnologie poco efficienti, a basso costo se non addirittura obsolete. I nostri associati stanno sopravvivendo alla crisi solo grazie all’export. Una minima crescita del mercato domestico però potrebbe portare grandi benefici all’intero settore che è pronto a investire negli stabilimenti presenti in Italia per creare occupazione, crescita e valore sul territorio. Il pagamento di debiti della PA entro settembre e un allentamento della legge di stabilità potrebbero effettivamente sbloccare tanti progetti legati all’edilizia oggi fermi anche in quei Comuni italiani che, in teoria, avrebbero la disponibilità economica per far partire i cantieri”.


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