I futuri BIM Manager per la digitalizzazione in edilizia

I futuri BIM Manager per la digitalizzazione in edilizia

Sull’innovazione, oggi, università ed  aziende devono unire le forze. È molto diretto, Mario Caputi managing director di in2it (Corporate Real Estate Management & ICT) e uno dei fautori del master di I e II livello per la formazione di BIM Manager, che partirà a marzo 2016, organizzato dal Politecnico di Milano presso la Scuola F.lli Pesenti con la collaborazione di in2it, Autodesk e Harpaceas.

Abbiamo raggiunto Caputi per chiedergli ulteriori informazioni sul tema della digitalizzazione della filiera delle costruzioni, che è uno dei principali obiettivi di in2it: massimizzare l’effetto delle nuove tecnologie ai processi di business e, in particolare, nella filiera integrata del Corporate Real Estate.

“Siamo consapevoli”, attacca Caputi, “che l’ICT andrà a rivoluzionarne processi, sistemi e risorse e richiederà competenze sempre più specialistiche”.

Mauro Ferrarini. Ma i tradizionali corsi di laurea in ingegneria non preparano già professionisti preparati? C’è bisogno per forza di un master di specializzazione?

Mario Caputi. Molto spesso oggi si sente dire che a trainare l’innovazione del settore delle costruzioni siano soprattutto le aziende. Ma non è sempre vero: sebbene in molti settori industriali il mondo accademico (in generale) sembri in ritardo e “segua” invece di “guidare”, nel mondo delle costruzioni è finalmente partito il processo di digitalizzazione della filiera integrata  (dal committente ai progettisti, dal costruttore ai fornitori fino ad arrivare al facility management). Questo grazie alla cooperazione sempre più stretta tra aziende ed università: finalmente vengono messe a fattor comune le forze di chi ha profonde competenze e visione strategica nel campo tecnico e nel campo dell’ICT.

Fino all’altro ieri corsi di laurea insegnavano la parte tecnica e quella ICT in due sylos separati. Oggi, grazie al coraggio mostrato dal Politecnico di Milano (Dipartimento ABC) nascono programmi “ibridi” come questo master “misto” per la formazione di BIM Manager che va a colmare questa lacuna.

Mauro Ferrarini. Ma quando arriveremo, secondo lei, a vedere la rivoluzione del BIM nelle costruzioni?

Mario Caputi. In Italia c’è ancora un po’ di strada da fare, ma ritengo che possa essere verosimile pensare di entrare nell’era dell’edilizia digitale entro i prossimi 5 anni.

Mauro Ferrarini. Per allora il nostro Paese avrà “fame” di figure professionali come quella del BIM Manager. Intanto, ci può dire qualcosa di più su questo profilo?

Mario Caputi. Come ho detto, le nuove tecnologie, i nuovi software, l’Internet delle cose (IoE), la project collaboration e il cantiere 2.0 richiedono una profonda conoscenze delle due industrie (filiera immobiliare e filiera ICT) oltre a capacità di gestione integrata della commessa. Il BIM Manager sarà colui che saprà gestire questi scenari, coordinando le varie figure coinvolte nel processo edilizio e della successiva manutenzione e/o facendo da “ponte” per introdurre alla metodologia BIM le aziende che non se ne sono ancora avvicinate.

Mauro Ferrarini. Quella che inizierà a marzo 2016 sarà la seconda edizione del master. A questo punto siamo curiosi di sapere che “fine hanno fatto” gli studenti che hanno seguito la prima edizione e quali sono gli sbocchi sul mercato del lavoro.

Mario Caputi. La prima edizione ha visto la partecipazione di 21 studenti in aula e circa 15 a distanza, tramite l’apposita piattaforma per l’apprendimento a distanza. Questi ultimi erano perlopiù professionisti già introdotti nel mondo del lavoro che hanno seguito il master per acquisire un vantaggio competitivo nella loro attività. Dei 21 studenti presenti alle lezioni frontali e ai laboratori presso il Politecnico, venti hanno ricevuto una richiesta di stage da parte di aziende ed enti ancora prima che finissero i corsi.

Per quanto riguarda gli sbocchi sul mercato, quelli naturali per una figura come quella del BIM Manager sono gli studi di progettazione e le società di architettura e ingegneria; i general contractor e non trascurerei neppure gli enti pubblici, come regioni, comuni ed anche il provveditorato alle oo.pp.


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