I costi degli edifici energeticamente sostenibili. Spendere di più per spendere meno?

Un’ottimale condizione intermedia, l’Aurea Mediocritas di Orazio: è questo il futuro delle costruzioni? Una lettura disattenta delle norme in materia di risparmio energetico (L’ultima direttiva europea in tema, la 010/31 chiamata EPBD recast, è stata recepita dal decreto n. 63 del 4 giugno 2013 convertito in legge con la n. 90 del 3 agosto 2013) potrebbe portare pensare ciò, ma è probabilmente vero il contrario.

 

Sappiamo che il settore delle costruzioni è un settore altamente energivoro, l’ambiente costruito è responsabile di una buona parte dei consumi di energia in tutti i Paesi sviluppati, Italia in primis, dove esiste un patrimonio storico e un patrimonio vecchio (gli anni ’70 sono stati un momento di grande sviluppo del mercato delle costruzioni) ed entrambi, per cause differenti, sono caratterizzati da pessime prestazioni dal punto di vista energetico. Questo è, probabilmente, la conseguenza di un ritardo rispetto ad altri Paesi sviluppati che il nostro Paese ha accumulato sin dagli anni ’70.

 

In Italia si è incominciato a interessarsi del rapporto tra edifici ed energia, con la legge 373/1976 seguita alla prima crisi energetica, dandosi comunque obiettivi di contenimento dei consumi minimi, e neppure con la successiva legge 10/1991 si sono fissati, per gli edifici, requisiti energetici paragonabili a quanto è stato fatto in altri Paesi europei. Solo con il recepimento della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico in edilizia (d.lgs. 19 agosto 2005, n. 192) il nostro Paese si è posto, con colpevole ritardo, dei requisiti paragonabili al resto d’Europa.

 

Sulla spinta degli ultimi disposti normativi, anche regionali, e sotto l’impulso di parecchie ricerche scientifiche svolte più meno in tutti i Paesi sviluppati o in via di sviluppo, il settore ha iniziato a creare edifici più performanti (se di edificio performante si può parlare quando ci si riferisce a un involucro a cappotto con dieci o dodici centimetri di isolamento) fino a tendere, nei casi di punta, a edifici che non richiedono energia o che addirittura producono energia nel corso della loro vita. Ora ciò, l’edificio che non consuma, non è più sufficiente; per fortuna!

 

Oggigiorno non basta progettare un edificio che consumi poco o nulla, è necessario costruirne uno caratterizzato dal miglior rapporto prezzo/prestazioni energetiche. Sembra strano che in Italia, ma comunque anche in Europa, sia il legislatore a obbligare i progettisti e, soprattutto, i committenti a considerare i costi nel ciclo di vita dell’edificio, a spostare l’attenzione (con un disposto normativo) dalla mera minimizzazione valore di energia primaria per il riscaldamento alla ricerca dell’ottimo nel rapporto consumi (Eph) e costi nel ciclo di vita, sembra strano ma così è stato.

 

Le differenze tra il nostro settore e altri comparti industriali sono sicuramente tante, una delle più incredibili è proprio l’assoluto disinteresse per la sostenibilità economica degli investimenti. Non interessa trattare qua delle per fortuna ormai poche (ma ci sono ancora, purtroppo) imprese di costruzione che si aggiudicano commesse sulla base di valutazioni sommarie dei propri costi confidando sul fatto di riuscire a scaricare sui subappaltatori le conseguenze della propria incapacità, bensì dei committenti che effettuano investimenti anche importanti senza valutarne i costi nel ciclo di vita (o comunque in un periodo di riferimento per confrontare investimenti differenti). Come se la nuova FCA (FIAT Chrysler) o ENEL comprassero un impianto di produzione senza conoscere i costi di funzionamento dello stesso. Eppure, per fare un esempio semplice, pochissimi progettisti (forse nessuno) sanno quanto sia la differenza, in termini di costi iniziali e di funzionamento tra un cappotto spesso dieci centimetri e uno spesso dodici.

 

Per fortuna a breve non sarà più così e questa crescita culturale dell’intero settore è spinta dalla EPBD recast che introduce un’innovazione nella valutazione della prestazione energetica degli edifici rispetto al passato: il calcolo dei livelli ottimali di prestazione energetica in funzione dei costi. Essa, in altre parole, chiede di valutare non solo i risparmi ottenibili nei consumi energetici dell’edificio ma anche la fattibilità economica degli investimenti durante un ciclo di vita stimato. Essa illustra un approccio metodologico di impostazione generale, la cui adozione consentirà a ciascuno Stato Membro la definizione, a livello nazionale o regionale, di requisiti minimi di prestazione energetica e la predisposizione di misure per il miglioramento della prestazione energetica degli edifici esistenti e di nuova costruzione, che siano efficaci anche sotto il profilo dei costi.

 

I livelli ottimali di prestazione energetica in funzione dei costi (cost optimal level of energy performance) corrispondono alla quantità di energia necessaria per il soddisfacimento del fabbisogno energetico dell’edificio che richiede il costo più basso durante il ciclo di vita economico stimato dell’edificio stesso. La loro definizione  è il risultato di una serie di attività progettuali. In primo luogo si devono ideare una serie di misure finalizzate al miglioramento della prestazione energetica dell’edificio e definire almeno dieci combinazioni delle stesse misure. Tali combinazioni, caratterizzate da differenti interventi di efficientamento della prestazione energetica dell’edificio, potranno riguardare sia l’involucro edilizio sia il sistema impiantistico, e dovranno essere definite in maniera tale da raggiungere risultati soddisfacenti in termini di consumi energetici (costi dell’energia) e d’investimento per l’edificio. Fatto ciò le misure si applicano a edifici di riferimento (data l’impossibilità di calcolare il livello ottimale per tutti gli edifici del patrimonio edilizio, a ciascuno Stato membro è demandata la creazione di una serie di edifici di riferimento, ovvero edifici rappresentativi di determinate categorie edilizie a livello nazionale o regionale) e si procede al calcolo della prestazione energetica e di quella economica.

 

Sulla base di ciò sarà possibile definire un intervallo ottimale del livello di prestazione energetica in funzione dei costi e quindi scegliere quale delle alternative progettuali realizzare.Non siamo ancora alla valutazione specifica dei costi del ciclo di vita dell’edificio o all’auspicabile valutazione quantitativa della sostenibilità (quantomeno ambientale ed economica) dello stesso, ma è comunque un grande passo in avanti per il nostro settore.

 

Articolo dell’ing. Fulvio Re Cecconi

 

Questo editoriale è stato pubblicato sul numero 1 del 2014 della rivista Ingegneri. Ti è piaciuto? Chiedi la tua copia gratuita e abbonati alla rivista!

 


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