I contenziosi negli appalti: un settore che non conosce crisi… purtroppo

Nel mondo delle costruzioni c’è un settore che non conosce crisi, sfortunatamente per noi, quello dei contenziosi. Ma andiamo con ordine. Il più recente rapporto dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture illustra le dimensioni di un settore in grave recessione: nei primi nove mesi del 2012 (fino a qui arrivano gli ultimi dati) le stazioni appaltanti hanno attivato una domanda di contratti pubblici corrispondente a un importo complessivo pari a 62,6 miliardi di euro (suddivisi in 31% lavori; 42% servizi; 27% forniture), corrispondenti a 39.405 procedure di affidamento per un importo medio di poco superiore al milione e mezzo con una contrazione della domanda complessiva sia in termini di numerosità delle procedure di affidamento perfezionate (diminuite del 13,25%), sia in termini di importo complessivo (diminuito del 8,42% corrispondente a -5,75 miliardi di euro).

 

Per quanto riguarda i soli lavori, la riduzione del valore delle procedure riguarda, in particolare, i lavori dei settori ordinari in tutte le classi di importo considerate (-18,5% per le procedure tra 150.000 euro e 5 mln di euro; -10,2% per le procedure tra 5 mln di euro e 25 mln di euro; -13,3% per le procedure di valore superiore a 25 mln di euro). Anche nei settori speciali, tuttavia, i dati fanno emergere una contrazione del valore complessivo della domanda di lavori pubblici. Contrazione che si concentra in particolar modo negli appalti compresi tra 150.000 e 25 mln di euro.

 

In questo mare di cifre negative, brilla la luce di un settore che non subisce la crisi, ma non possiamo gioirne perché il suo successo è pagato di tasca nostra. Sempre riferendoci agli ultimi dati disponibili, che sono un po’ più vecchi di quelli sopra presentati, il settore del contenzioso, in particolare di quello arbitrale, prospera. Dai dati elaborati dall’Autorità è emerso un maggior costo degli appalti per effetto delle riserve iscritte nei documenti di contabilità per un importo del 27,5% rispetto a quello di aggiudicazione (si osservi che i contratti di lavori sono, mediamente, aggiudicati con ribassi del 21%, quindi lo “sconto” in gara d’appalto è totalmente eroso dal contenzioso, che produce spesso un sovra costo rispetto all’importo del bando).

 

Lo sconsolante quadro è completato da un dato preoccupante: la pubblica amministrazione è risultata soccombente totalmente o parzialmente per il 97,5% dei casi, mentre totalmente soccombente per l’87,30%. In sostanza, iscrivere una riserva nei documenti di contabilità è garanzia d’incremento dell’importo in appalto ed è regolarmente fatto dagli appaltatori. Si legge, infatti, nel rapporto dell’Autorità al Parlamento che “dovrebbe essere oggetto di attenta riflessione il fatto che la presenza di varianti sia patologicamente presente in lavori di importo non superiore a 500.000 euro” Se a queste cifre si aggiunge l’utilizzo improprio dell’accordo bonario, che spesso viene attivato sulla base di richieste pretestuose ed utilizzato per il riconoscimento di corrispettivi imputabili ad ulteriori e maggiori lavori, in elusione della disciplina sulle varianti in corso d’opera, il quadro degli extra-costi negli appalti diventa ancora più cupo (per noi che paghiamo; più splendente per gli appaltatori che incassano).

 

Se si pensa che la prima legge Merloni nacque, tra l’altro, per evitare proprio varianti e contenziosi (si pensi all’affermazione della centralità del progetto, alla sua esaustività nella forma del progetto esecutivo, ma anche al fatto che, per esempio, nella prima versione della Merloni le varianti in corso d’opera erano totalmente vietate) allora si capisce che negli ultimi trent’anni il settore delle costruzioni, le committenze pubbliche in particolare, non è riuscito a eliminare una delle sue maggiori patologie.

 

L’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE) ha individuato una delle cause di questo problema, come di molti dei contenziosi nel privato, nell’inefficienza e inefficacia della comunicazione tra i vari attori del processo. Se è vero che da anni il progetto ha assunto il ruolo di centro e motore del processo di costruzione, com’è giusto che sia, è altresì evidente che la comunicazione dello stesso agli attori interessati è spesso assolutamente carente.

 

Consapevole di ciò, ANCE, quale primo promotore, insieme ad alcune università e istituti di ricerca italiani, ha partecipato, e vinto, al bando Industria 2015, con un progetto di ricerca visionario che punta a identificare univocamente tutti i prodotti della filiera delle costruzioni, dal cemento comune alla chiusura verticale, dalla copertura alla diga.

 

Questa sorta di codice a barre dell’edilizia sarà la base della prima banca dati nazionale contenente tutte le informazioni tecniche, scientifiche, economiche utili alla filiera delle costruzioni. Il sistema è stato pensato per favorire l’integrazione di tutti i soggetti del processo costruttivo al fine di eliminare le incomprensioni che generano inefficienze. Sul sito del progetto (www.innovance.it) si possono trovare maggiori informazioni circa i partecipanti e le finalità. Qui interessa ora segnalare che la prima parte del progetto, finalizzata alla definizione di un codice univoco identificativo per i prodotti della filiera delle costruzioni, è terminata così come la definizione, almeno per i prodotti da costruzione soggetti a marcatura CE, di una scheda tecnica unificata e normalizzata (già approvata da apposito tavolo tecnico in UNI).

 

Al netto di eventuali piccole correzioni che potranno esserci nel periodo di prova, tra un anno e mezzo, alla fine del progetto InnovANCE, il tecnico progettista potrà, sin dalle fasi preliminari del progetto, identificare un oggetto tramite il codice univoco ed essere sicuro che tutti gli attori coinvolti nel progetto, siano essi altri tecnici incaricati di progettazioni complementari (impianti, strutture, sicurezza in caso d’incendio,…) o le imprese costruttrici intendano lo stesso oggetto. Se si pensa che questo sarà forse il risultato più piccolo di InnovANCE si comprende l’attesa con cui si asepttano quelli sui prodotti.

 

Articolo dell’ing. Fulvio Re Cecconi (editoriale di Ingegneri 1-2/2013)


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