I 5 Se mai risolti degli appalti pubblici: anche i costruttori vogliono il BIM

“Dopo le aspettative mancate dello Sblocca Italia per il mercato privato dell’edilizia, nei prossimi mesi il Governo è chiamato a rivedere radicalmente anche l’assetto normativo sugli appalti pubblici, cui il settore guarda con estremo interesse per una possibile ripresa”, parla così Alberto Pavan (nella foto), responsabile scientifico di INNOVance, progetto giunto ormai a compimento, intervenendo all’assemblea generale di Assimprendil-ANCE, che si è svolta a Milano lo scorso 22 settembre.

 

Intanto si registra lo stralcio del Decreto Sblocca Italia della norma che avrebbe dato il “La” al BIM nel nostro Paese. Un’occasione persa, come ha avuto modo di osservare lo stesso Pavan, intervistato dal quotidiano online Ediltecnico.it

 

Ma l’applicazione del Building Information Modeling al settore dei lavori pubblici rimane legata anche ai 5 “Se” mai risolti della cattiva gestione degli appalti, che frenano l’agognato rilancio:


1. se l’87% delle aggiudicazioni avvengono ancora al massimo ribasso, perché più facile e meno responsabilizzante, anziché attraverso il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa (vantaggiose per il committente e per le imprese strutturate che operano in qualità);


2. se i 2/3 del tempo di produzione di un’opera pubblica sono ancora assorbiti dalla burocrazia e dal progetto, e solo il restante terzo dalla sua realizzazione, e le stazioni appaltanti soccombono negli arbitrati per il 99% dei casi e sempre per deficienze burocratiche e di progetto (490 milioni di euro nel 2010 in arbitrati; 500 milioni di euro all’anno di extracosti per inefficienza informativa);


3. se mediamente le gare vengono vinte con ribassi intorno al 20% per poi verificare che, al termine, tra ritardi, danni, vertenze, ecc. le opere costano al cittadino il 130%;


4. se non si riescono mai a consegnare le opere entro i tempi previsti (Ponte sullo stretto, Salerno-Reggio Calabria, Mose, ecc.);


5. se si pensa sempre e solo al costo iniziale di un’opera ed invece gli edifici durano cento anni e le scuole, gli ospedali, le caserme, ecc. giacciono oggi nelle condizioni che tutti i cittadini vedono,

 

… se tutto ciò continua ad accadere, e a ripetersi, indipendentemente dai governi, non si può ancora sostenere sia solo un problema di malaffare.

È evidente si tratti di una criticità di sistema nella gestione degli appalti pubblici che a cascata va ad interessare anche quelli privati.

 

È possibile intravvedere una soluzione a questa interminabile crisi?

 

Una via d’uscita c’è, come ha evidenziato anche il presidente Claudio De Albertis durante l’Assemblea Assimpredil-ANCE: “La domanda è profondamente cambiata, è più selettiva e diversificata, mentre la nostra offerta fatica a trovare una adeguata risposta in termini di innovazione di prodotto e di processo”.

 

II nostro obiettivo deve essere quello di una reale qualità che tocchi tutte le componenti del prodotto, bisogna generare un diffuso confronto di filiera per definire nuove alleanze tra progettazione, forniture, materiali, produzione e vendita.

 

La crisi ha reso prioritaria l’esigenza di progettare e realizzare i nostri prodotti con previsioni meno probabilistiche dei tempi, dei costi, degli errori, perché la qualità del prodotto richiede imprese più efficienti e organizzate.

 

Come avvenuto per altri settori industriali, l’innovazione passerà dall’informatizzazione e dalla capacità di organizzare le informazioni scambiate tra le varie fasi di lavorazione.

Il BIM, Building Information Modeling, è forse la prima, vera, innovazione di processo che il settore può mettere in campo dopo anni di appiattimento e di oblio organizzativo.

 

Nel corso dell’Assemblea è stato presentato, alla presenza del sindaco Pisapia e delle Autorità, anche il Libro Bianco delle Costruzioni di ANCE e dove il BIM definisce una chiara missione per il settore: il BIM, Building Information Modeling, è la frontiera dell’innovazione per il nostro settore e l’Italia è in ritardo.

 

A tale proposito vale la pena segnalare che è al termine dopo quasi 5 anni il progetto Innovance, promosso a Milano dal Consorzio Ancenergia insieme a una qualificata partecipazione di Filiera, Università – Istituti di ricerca – Associazioni – imprese.

 

I risultati di questo progetto porteranno un importante contributo all’innovazione nei processi costruttivi, il prototipo è incubato a livello nazionale dal nostro sistema: un progetto molto d’avanguardia quando è partito, realizzato grazie al Politecnico di Milano e agli altri partner universitari, alle competenze imprenditoriali della nostra filiera, al lavoro di molti istituti di ricerca come il CNR .

L’obiettivo finale è quello di mettere a disposizione uno strumento di gestione del processo di filiera, materiali, progettazione e costruzione per sviluppare una nuova modalità di interoperabilità attraverso BIM.


 

Si stanno ora effettuando le fasi applicative in cantiere ma certamente l’aspettativa è quella di aprire una nuova strada all’innovazione, per un prodotto che abbia qualità e sostenibilità economica come risultato.

Lo strumento BIM, di fatto, è un nuovo modo di organizzazione del processo costruttivo attraverso procedure standardizzate di lavoro che permettano un vero controllo dell’intero ciclo: il cantiere diviene una delle fasi di un unico processo logico che va dall’ideazione del prodotto alla sua dismissione.

Flusso informativo di Filiera INNOVance

 


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