Hybrid Air Vehicle, il nuovo dirigibile. Tornano i giganti del cielo?

A circa 160 anni dalla costruzione del primo dirigibile, queste aeronavi sembrano voler tornare a solcare i nostri cieli. Inizialmente saranno quelli dell’Afghanistan a vedere un dirigibile dell’US Army, che ad appena 74 km/h a 6.000 m di quota, vigilerà sul territorio sottostante, grazie a sistemi ottici infrarossi o radar. Il tutto senza pilota a bordo, ma comandato da una stazione a terra che potrebbe trovarsi anche negli Sati Uniti.

 

I nuovi giganti dei cieli hanno poco a che vedere con i ricordi sbiaditi che evocano in noi, si tratta del prodotto avveniristico dell’ingegneria britannica capitanata da Roger Munk: un nuovo modo di volare con minor dispendio di carburante e perciò più eco-friendly. Munk iniziò a lavorarci a partire dagli anni Settanta, sviluppando un dirigibile senza struttura metallica all’interno, con un contenitore fatto di materiali leggeri e sostituendo l’idrogeno (altamente infiammabile) con l’elio.

 

La forma stessa venne cambiata: da lungo sigaro a grande e corposa ala. Nel 1979 il primo volo. Da lì vennero sviluppati nuovi modelli, non senza incidenti di percorso, sino alla grande struttura aerea costituita da tre lobi che sfrutta in modo completo l’effetto aerodinamico, con alla base un sistema di cuscino ad aria, simile all’hovercraft, di supporto per le fasi di decollo e atterraggio, senza piloti e controllato da terra: nasceva l’Hybrid Air Vehicle (HAV). Beffa del destino, Munk morì nel 2010, non riuscendo a veder volare la sua creatura.

 

L’HAV, il nuovo aeromobile, non ha finalità prettamente militari, ma punta al suo utilizzo in ambito civile. La prima compagnia a volerlo è la canadese Discovery Air, per quale si stanno sviluppando due modelli (uno di 109 e l’altro di 185 metri), che volano ad un’altezza di 2.750 m circa, ad una velocità di 140 km/h, con un raggio d’azione compreso fra i 4.200 e 5.200 m. Lo scopo di questi giganti sarà il trasporto di merci, in particolare carichi pesanti (50-200 tonnellate) agganciati sotto la fusoliera.

 

Grazie ai cuscinetti hovercraft l’HAV potrà atterrare e decollare da qualsiasi tipo di superficie, sia essa terrestre che marina, senza grossi limiti. La Discovery Air a partire dal 2015 sfrutterà questi mezzi di trasporto per portare i materiali e la strumentazione necessaria all’industria mineraria in zone impervie dell’Artico, dove la parola infrastrutture viarie non rientra nemmeno nel dizionario. Similare il loro impiego nell’industria estrattiva del petrolio, che vede lo svolgersi delle attività prettamente in mare aperto, a notevoli distanze dalla costa.

 

Ovviamente dal trasporto merci al trasporto passeggeri il passo è breve. Si pensa già a velivoli in grado di effettuare l’attraversata dell’Atlantico in due giorni, partendo ed arrivando non necessariamente in un aeroporto, ma magari da Hyde Park – Londra a Central Park – New York (i dirigibili non necessitano delle piste di decollo/atterraggio degli aeroplani).

 

Intanto Commissione Europea e Russia pensano in grande e vedono un futuro in cui le merci verranno trasportate da dirigibili privi di equipaggio e alimentati da celle solari, che grazie alle rotte stabili ridurranno drasticamente l’inquinamento atmosferico generato dai mezzi di trasporto convenzionali.

 

Non ci resta che tenere gli occhi ben puntati in alto e lasciarci stupire da un ritorno del passato con un restyle futuristico.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti: Sette – Il Corriere della Sera – n. 19 del 10 maggio 2012


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