Gualtiero Seva (M.E.) lancia l’allarme: “La burocrazia non soffochi il mercato”

Da oltre ottant’anni sul mercato mondiale della fornitura di prodotti di alta tecnologia e affidabilità, sia a grandi aziende sia a consumatori finali, Mitsubishi Electric opera nell’industria solare da più di 25 anni ed è uno tra gli operatori più importanti del settore in Italia. Abbiamo scambiato con l’ingegner Gualtiero Seva, Division Manager di Mitsubishi Electric Filiale per l’Italia per il fotovoltaico, qualche battuta sulla situazione attuale e su cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro.

Ingegneri. Conto Energia 2011. Quali sono i nodi critici: tariffe o chiarezza?
Gualtiero Seva. Entrambe, ma soprattutto la seconda è fondamentale. L’industria in genere teme l’incertezza, poiché senza un quadro normativo definito e chiaro non è possibile fare programmazione. Nel settore fotovoltaico in particolare, almeno per quanto riguarda il medio periodo, è necessario poter contare su un quadro di stabilità che consenta di decidere gli investimenti con un minimo di criterio. È dunque importante poter avere nel più breve tempo il nuovo Conto Energia per stabilire le migliori strategie.

Ingegneri. E per le tariffe?
GS. Non sono un fine ma un mezzo. Mi spiego: è sbagliato pensare che le tariffe servano per arricchire un determinato soggetto economico; esse rappresentano invece un utile strumento per sviluppare il mercato del fotovoltaico che, allo stato attuale, in Italia non può sostenersi da solo.
Le tariffe sono funzionali allo sviluppo di quel tessuto economico che, una volta raggiunta la Grid Parity, cioè quando questa tecnologia diventerà economicamente vantaggiosa nei confronti delle altre fonti di energia, consentirà all’industria nazionale del fotovoltaico di essere tecnologicamente pronta ad offrire al mercato soluzioni in grado di reggere il confronto con quelle dei competitor tedeschi o spagnoli. Ciò premesso, le aziende del settore si aspettano senz’altro una riduzione delle tariffe, anche per la diminuzione dei costi a cui abbiamo assistito quest’anno; diminuzione dovuta al progresso tecnico e all’aumento dell’efficienza, ma anche al fatto che il mercato italiano ha dovuto assorbire un extra stock proveniente da quello iberico.

Ingegneri. Quindi nessun timore per la diminuzione delle tariffe …
GS. No, nessuno, purché non si tratti di fare tagli indiscriminati. Infatti, i tecnici del Ministero dovranno tenere conto della situazione specifica dell’Italia e del fatto che, comunque, nel nostro Paese i costi sono più alti rispetto ai nostri vicini: Francia, Germania e Spagna.

Ingegneri. Come mai?
GS. Si tratta di una duplice ragione: di mercato e di procedure. In Germania, per esempio, il fotovoltaico ha una storia vecchia di oltre dieci anni. In questo periodo i tedeschi hanno potuto costituire una filiera produttiva e un insieme di competenze che hanno contribuito a contenere i costi di produzione dell’intero settore.

Ingegneri. Questo a livello di mercato. Quale il motivo procedurale?
GS. In Italia i passaggi burocratici per realizzare un impianto fotovoltaico sono enormemente più lunghi e complessi di quelli degli altri Paesi europei. Per rimanere sull’esempio della Germania, i permessi necessari per iniziare i lavori su un impianto si risolvono con un’unica richiesta di sette pagine. In Italia, e solo per imbastire la pratica del GSE, occorre un documento di oltre cinquanta pagine da presentare in triplice copia … e si tratta solo di un passaggio.
Dunque, quello che incide veramente sui costi del fotovoltaico da noi è un apparato burocratico che richiede lunghi tempi e risorse dedicate.

Ingegneri. Le associazioni di categoria hanno trovato un accordo per presentare una proposta comune al Governo sulla revisione del Conto Energia 2011-2015. Come giudica la presenza di due organismi di rappresentanza per il medesimo settore?
GS. Come fondatori di Assosolare, mi preme fare una premessa. Il GIFI è nato come gruppo di lavoro all’interno di Assoenergia, a sua volta federata Anie. Uno dei motivi per cui vi è stata la necessità di separarci va individuato proprio su questo punto. In Assoenergia, infatti, sono raccolti tutti gli attori dell’energia, non solo fotovoltaico. Ecco allora la decisione di dare vita a un’entità di rappresentanza che parlasse solo di fotovoltaico e che rappresentasse, appunto, i produttori.
Con una punta di soddisfazione devo constatare che questa decisione è servita anche al GIFI per avere una voce più matura e autonoma all’interno di Assoenergia e Anie.

Ingegneri. Matrimonio in vista?
GS. È molto prematuro parlarne. Per ora è importante che GIFI e Assosolare si siano riunite per collaborare, e continueranno a farlo per affrontare tutti i nodi critici del settore.

Ingegneri. Il futuro del fotovoltaico in Italia. C’è chi dice che sarà su terra, chi sui tetti. Lei cosa ne pensa?
GS. Entrambe le soluzioni hanno i loro vantaggi, anche se personalmente ritengo che lo sviluppo sulle coperture civili e industriali sia quella che avrà un maggiore impulso, anche grazie alle linee guida normative che verranno. Le grandi centrali fotovoltaiche hanno un forte impatto mediatico, e colpiscono l’immaginario delle persone, però presentano due grossi handicap rispetto alla microgenerazione distribuita sul territorio che può aversi con impianti di piccola taglia su tetti di abitazioni civili e capannoni industriali. Innanzitutto questo genere di impianti non grava sulla rete di distribuzione dell’energia elettrica come fanno gli impianti a terra. Un esempio di quanto detto lo riscontriamo in Puglia, dove uno dei problemi urgenti da risolvere è quello di riprogettare la rete per consentirle di sostenere il carico proveniente dai mega impianti a terra nelle ore centrali del giorno, cioè durante il picco massimo di produzione di energia.
E poi c’è l’impatto ambientale che, per taluni impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, è significativo e che per quelli integrati architettonicamente o sulle coperture è assente, o comunque molto minore.
Infine c’è un altro aspetto che, secondo me, favorirà gli impianti sul costruito ed è la nuova normativa sull’efficienza energetica che prevede obbligatoriamente sugli edifici di nuova costruzione la presenza di impianti che sfruttino le fonti rinnovabili. In questo senso Mitsubishi Electric è già stata coinvolta in un’esperienza significativa avvenuta a L’Aquila.

Ingegneri. Di cosa si tratta?
GS. Nell’ambito delle operazioni di ricostruzione post terremoto, a fine ottobre è stato inaugurato il nuovo edificio energeticamente autonomo, a basso consumo e ad alte prestazioni ambientali, sede di alcuni uffici amministrativi dell’Università.
Questa struttura possiede un impianto fotovoltaico da 9,12 kWp composto da moduli e inverter Mitsubishi Electric che consentiranno una produzione annua di circa 13.000 kWh e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a circa 8 tonnellate all’anno. Questo impianto consentirà di coprire totalmente il fabbisogno energetico primario dell’edificio.

Ingegneri. L’indipendenza energetica dei singoli edifici è già dunque una realtà, ma come vede la situazione nazionale? Il Governo punta molto sul nucleare.
GS. L’Italia dovrà orientarsi verso una condizione di mix energetico nella quale l’uso dei combustibili fossili si integrerà con l’impiego di fonti di energia rinnovabile. Pensare di raggiungere nel nostro Paese l’indipendenza energetica è assolutamente da escludere. Detto questo, la scelta di puntare sul gas, sul petrolio o sul nucleare dipende da una serie di fattori nient’affatto banali. Sul nucleare, per esempio, al di là delle considerazioni su dove collocare le nuove centrali, si deve ragionare sulla gestione del rischio e sulle fonti di approvvigionamento del materiale fissile.

Ingegneri. Una domanda sulla ricerca, ingegner Seva. Il fotovoltaico vive di continua innovazione. Come si muove su questo versante Mitsubishi Electric?
GS. Chiaramente l’innovazione è un fattore critico di successo. Per quanto riguarda Mitsubishi la ricerca si muove su un doppio binario. Da un lato il miglioramento incrementale della tecnologia esistente e, dall’altro, lo studio di nuove tecnologie.
Riguardo il primo aspetto, la ricerca è concentrata sull’aumento dell’efficienza della cella in silicio, tecnologia che conosciamo molto bene. Per darle un’idea a febbraio 2010 inizierà la produzione di celle con un’efficienza del 18%, ma già ora stiamo lavorando per portare in produzione a fine 2010 celle con una efficienza del 18,9%.
Oggi puntiamo molto anche sull’affidabilità degli impianti che, per fornire la giusta remunerazione degli investimenti, devono garantire una vita utile di 25-30 anni.
Comunque, il miglioramento incrementale sulla tecnologia esistente potrà continuare ancora per 5-10 anni prima di arrivare al punto in cui non sarà più economicamente conveniente spingere sul miglioramento delle performance della cella e del sistema collegato.

Ingegneri. E quando avverrà questo, cosa accadrà?
GS. Qui entra in gioco l’altro filone della ricerca Mitsubishi Electric, quella relativa allo studio e allo sviluppo di nuove tecnologie. La tecnologia a film sottile è una delle più promettenti, per esempio, e chissà che in futuro non si possano sfruttare le nanotecnologie cercando di mimare il comportamento del sistema di trasformazione dell’energia solare più efficiente al mondo: la fotosintesi clorofilliana.

A cura di Mauro Ferrarini


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico