Graziano Lento, Autodesk: O sei BIM o sei fuori! (… dal mercato)

Anche l’ultimo rapporto congiunturale del CRESME, il Centro di Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il territorio, ha citato il Building Information Modeling (meglio conosciuto con l’acronimo BIM) e, nel documento La rivoluzione BIM, viene presentato come la soluzione per poter abbattere i costi nella filiera delle costruzioni con stime fino al 30%. Ma è davvero così? E cos’è esattamente il BIM che, soprattutto nel nostro Paese, viene talvolta percepito ancora come un oggetto misterioso?

 

Abbiamo chiesto chiarimenti a un esperto, incontrando Graziano Lento, major account sales executive AEC di Autodesk, una delle principali software house che più ha investito sull’approccio BIM … con l’occasione abbiamo approfondito anche il tema del passaggio degli applicativi per la progettazione dal PC al Cloud.

 

“Non è solo il CRESME ad avere citato il ruolo sempre più importante del BIM nel mondo della progettazione”, esordisce Graziano Lento. “Ricordo anche l’appello per l’Edilizia Smart pubblicato qualche mese fa dal Sole 24 Ore a firma di Squinzi, Buzzetti e Torretta e nei prossimi giorni uscirà in Italia una ricerca, curata sempre dal CRESME, dedicata specificatamente al Building Information Modeling

 

Ingegneri. Come mai, allora, il BIM nel nostro Paese fatica ancora a ‘sfondare’?
Graziano Lento. In Italia non è mai stata emanata alcuna disposizione che spingesse a un utilizzo massivo del BIM. Questa mancanza non ha mai creato problemi alle imprese italiane operanti nel solo mercato nazionale, che in passato non hanno sentito la necessità di avere a disposizione standard di lavoro condivisi. Quando il settore delle costruzioni tirava i margini ricavati dalle commesse erano più che sufficienti e coprire i costi di gestione e nessuno ha sentito l’esigenza di investire in innovazione per l’ottimizzazione delle procedure e il taglio dei costi.

 

Il discorso è diverso, invece, per i grandi studi di progettazione nazionali che si trovano a lavorare non solo nell’ambito del mercato interno, ma operano anche all’estero.

 

Ingegneri. Diverso in che senso?
GL. All’estero il metodo BIM è ormai una condizione di lavoro normale, per certi aspetti quasi scontata. I progettisti che operano fuori dal mercato italiano sono dunque da tempo abituati a gestire progetti e commesse con il Building Information Modeling. Purtroppo, tranne per questi casi, l’Italia sconta un ritardo di anni dovuti a un handicap culturale che si sta cercando di colmare adesso. Le università e le associazioni ne parlano, ma a livello di imprese di costruzione la diffusione del BIM è ancora molto indietro.

 

Ingegneri. Il BIM è spesso associato ai grandi progetti complessi. Esiste la possibilità di utilizzo del BIM anche per le realtà medio piccole?
GL. Il Building Information Modeling è totalmente scalabile anche per i piccoli studi e si può utilmente applicare a diverse dimensioni: ad esempio dal progetto di unità residenziali di modeste dimensioni a quello di grandi centri commerciali. Anche se consideriamo la singola disciplina, come può essere la progettazione architettonica, il BIM consente di velocizzare le operazioni. Rimane però un fatto: perché il vantaggio competitivo fornito dal BIM diventi reale e davvero apprezzabile occorre il coinvolgimento di tutta la filiera e di tutte le discipline.

 

Altro elemento da non sottovalutare è la considerazione che molti capitolati d’appalto redatti all’estero, dalle nazioni anglosassoni all’area BRIC fino al Medio Oriente, richiedono già oggi precisi requisiti BIM. Ecco, in questi casi, chi non ha mai investito sul BIM e in innovazione si trova tagliato fuori dal mercato, senza neppure la possibilità di partecipare alle gare per commesse e lavori … e vale la pena sottolineare come lo stesso direttore del CRESME, Lorenzo Bellicini, abbia scritto nel rapporto congiunturale, che abbiamo citato all’inizio, che “il futuro delle costruzioni è l’estero”.

 

Ingegneri. E a livello di investimento iniziale?
GL. L’investimento iniziale di tecnologia, di licenze, almeno per quanto riguarda l’offerta Autodesk è accessibile, ma occorre essere consapevoli che per il passaggio al BIM non è sufficiente l’acquisto delle licenze ma anche una corretta adozione del sistema tramite la volontà di apprendere e fare proprio un metodo che, realmente applicato, taglia i costi in maniera apprezzabile. Per darle un’idea, uno studio costituito da una quindicina di persone avrebbe bisogno di 10 licenze e di una trentina di giornate di consulenza. In alcuni casi mettiamo anche a disposizione un nostro BIM Manager che, almeno nelle prime fasi di implementazione del sistema, possa affiancare i progettisti aiutandoli a prendere confidenza con il nuovo metodo operativo.

 

Ingegneri. Quali sono le “cifre” del BIM targato Autodesk in Italia? E in Europa?
GL. Considerando l’Europa, la presenza di BIM targato Autodesk è pienamente soddisfacente, avendo stretto contratti con i principali player del settore delle costruzioni da Zaha Hadid alla scandinava Skanska, passando per Land Lease e altri ancora tra i più grandi possiedono i nostri software.

 

In Italia la situazione è più; frammentata. A livello di filiera siamo ben presenti al livello della progettazione architettonica e in quella impiantistica e ingegneristica, mentre scontiamo la già ricordata arretratezza culturale nell’ambito delle imprese di costruzione, dove il BIM è ancora un oggetto sconosciuto. Se consideriamo i 25 studi italiani più importanti non possiamo che registrare un ottimo livello di penetrazione del BIM. Più in generale, mentre sono alte le cifre fatturate sull’installato, non si può dire che a questo dato corrisponda un altrettanto massivo utilizzo del BIM da parte degli utenti. Il nostro obiettivo è quello non solo di “vendere” il prodotto, ma anche di renderlo sempre più accessibile e utilizzabile. Del resto, è proprio dal feedback proveniente dagli utilizzatori che Autodesk ha potuto e continua a migliorare la qualità e le prestazioni dei propri prodotti.

 

Ingegneri. Cosa ne pensa del progetto INNOVance a cui Autodesk partecipa la sua emanazione in Italia, OneTeam?
GL. Il progetto INNOVance punta a creare la prima banca dati nazionale contenente tutte le informazioni utili alla filiera delle costruzioni. Il sistema favorirà l’integrazione dei soggetti coinvolti nel processo costruttivo per eliminare le incomprensioni che generano inefficienze. Partecipare a questo progetto che annovera associazioni e università prestigiose è per noi un motivo di orgoglio. Siamo consapevoli che il percorso da effettuare sarà lungo, ma personalmente nutro grandi speranze che il progetto porterà finalmente a una efficace standardizzazione dei materiali e dei processi edilizi con l’eliminazione dei problemi interpretativi che spesso deve scontare il settore dei lavori pubblici.

 

Ingegneri. Come vi ponete verso standard BIM aperti (IFC) per colloquiare con piattaforme verticali di terze parti?
GL. IFC è lo standard creato da Building Smart qualche anno fa, che permette di esportare-importare e leggere dei file tra le varie applicazioni software per la progettazione architettonica 3D. A livello Autodesk l’import/export dei file e dei formati tra le diverse applicazioni opera a un livello eccellente. Naturalmente funziona anche l’integrazione con formati esterni anche se questo può rallentare sensibilmente il processo. È però importante chiarire che lo standard IFC ha senso se e solamente se si ragiona in termini di BIM. In altri termini, l’IFC da solo non ha senso di esistere e vive solo se ci sono progettisti che lavorano in BIM in maniera intelligente.

 

Ingegneri. Secondo lei, il passaggio ad architetture Cloud Based è inevitabile?
GL. Il Cloud non è più futuro ma è già presente. Autodesk ha compreso da tempo l’importanza, direi la necessità, di spostare sempre più l’applicativo e le funzionalità dei propri applicativi dal PC al Cloud. La prima e importantissima conseguenza di questo è la possibilità di rendere operazioni altrimenti lunghissime se effettuate sul proprio desktop, rapide e effettuabili quasi in tempo reale. Per esempio, una renderizzazione che avrebbe comportato il ‘blocco’ del proprio PC per ore e ore può essere invece effettuato su architetture Cloud Based nel giro di pochi minuti.

 

Per il settore ‘mobile’ abbiamo già 55 applicazioni su Cloud e le ultime acquisizioni della nostra azienda comprendono realtà che hanno iniziato a lavorare esclusivamente sulla ‘Nuvola’, proprio perché è forte l’orientamento dell’organizzazione verso lo sfruttamento di questo orizzonte. Entrando nel dettaglio, voglio ricordare due programmi che girano su piattaforme mobile (Tablet e Smartphone) pensati per i progettisti.

 

Ingegneri. Quali sono?
GL. La prima App è BIM 360 Glue che consente ai progettisti di accedere ai modelli BIM e “navigarli” con gesti multi-touch. È possibile visualizzare le viste salvate (interne ed esterne) e accedere rapidamente alle diverse aree dell’edificio. La seconda App è BIM 360 Field, progettata appositamente per essere utilizzata in cantiere e ridurre al minimo i tempi di passaggio delle informazioni tra i diversi attori della filiera, eliminando contemporaneamente il rischio di perdite di dati o di errori di interpretazione. È un sistema basato sul Cloud che consente la gestione della documentazione di cantiere, delle operazioni di ingresso e di montaggio delle merci e dei semi-lavorati, della qualità e della sicurezza.

 

Ingegneri. Il prossimo passo?
GL. Portare i software stessi sul Cloud, ma per ora è troppo presto per anticipare altro …

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini

 

L’intervista integrale a Graziano Lento sarà pubblicata sul numero 1-2/2013 del tabloid Ingegneri


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