Grande opera Terna bloccata: un bene o un male?

Elettrodotto Terna Dolo – Camin. Un’opera sicuramente non facile da far digerire a tutti. Tanti i Comuni attraversati da Padova a Venezia dall’elettrodotto incriminato. Troppi interessi in gioco per non incontrare intoppi nella sua realizzazione.

 

E così, nonostante un iter conclusosi con un decreto ministeriale di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, nonostante il superamento della valutazione di impatto ambientale, nonostante alcuni lavori fossero iniziati, ecco lo stop del Consiglio di Stato.

 

Il provvedimento ha dichiarato l’illegittimità del complesso iter procedimentale per l’autorizzazione unica dell’elettrodotto di interesse nazionale, nello specifico riscontrando un vizio motivazionale nel parere espresso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

 

I promotori del ricorso al Consiglio di Stato (Comuni di Saonara, Vigonovo, Stra, Campongara, Fossò, Dolo supportati da alcuni Comitati molto attivi sul territorio quali Opzione Zero e CAT) brindano alla sentenza, dopo una lunga battaglia contro un’opera considerata dannosa e deturpante per il territorio.

 

In alcune interviste rilasciate si leggono commenti di gioia commossa per aver impedito l’insorgere di nuovi tralicci visibili a grandi distanze, per aver scongiurato campi elettromagnetici di alta intensità, e per aver evitato che i proventi dell’opera venissero spartiti solo tra gli azionisti di Terna.

 

Quest’ultima ovviamente è di tutt’altro avviso e oltre a motivazioni tecniche fa sapere in una nota che “La sospensione dei lavori congela 290 milioni di euro di investimenti, con conseguenze per oltre 50 imprese, numerose delle quali venete, e centinaia di lavoratori, tra appalti, subappalti e incarichi professionali. Impatti anche per gli utenti del sistema elettrico, costretti a rinunciare a 40 milioni di euro di risparmi derivanti dall’entrata in esercizio dell’opera“. Inoltre viene balenato il rischio blackout per la Regione Veneto.

 

Confindustria Veneto legge la sentenza come uno stop alla crescita delle imprese locali, già in forte crisi. Ma c’è anche chi vede questo stop come una battuta d’arresto alla riqualificazione ambientale di un’area degradata come Malcontenta.

 

Fermare gli interventi di razionalizzazione della rete elettrica d’interesse nazionale ad alta tensione tra Venezia e Padova ha decretato anche l’interruzione dell’interramento delle linee elettriche nell’area del Vallone Moranzani (Accordo di Programma Moranzani del 2008), un intervento inserito nella programmazione regionale di compensazione ambientale prevista dall’Accordo del 2008 che prevede la riqualificazione socio – economico – ambientale dell’area di Malcontenta – Marghera rispetto al quale l’interramento delle linee elettriche è funzionale al collocamento nel Vallone dei fanghi provenienti dagli scavi dei canali di grande navigazione portuale.

 

Nell’Accordo di Programma Moranzani del 2008, partecipato e condiviso dalla comunità locale, era previsto che per compensare la realizzazione di impianti in grado di gestire 2,5 milioni di mc di rifiuti e di una discarica da 2 milioni di mc, venissero stanziati dei finanziamenti per la realizzazione di opere volte al miglioramento del territorio, quali:

– interventi sulla viabilità, al fine di separare il traffico urbano dal traffico pesante, in vista anche del nuovo terminal portuale;

– interventi di salvaguardia idraulica;

– parchi pubblici, da realizzare anche su discariche dismesse;

– messa in sicurezza di vecchie discariche;

– spostamento del deposito carburanti di San Marco Petroli a ridosso del centro abitato di Malcontenta.

 

L’assessore all’Ambiente del Comune di Venezia Gianfranco Bettin sottolinea come il progetto Moranzani sia uno dei più importanti interventi di rigenerazione ambientale e di virtuosa integrazione tra opere portuali e industriali, riorganizzazione logistica e riqualificazione ecologica in Europa, condiviso tra tutti i livelli istituzionali e partecipato attivamente dalle comunità del territorio.

 

Ma questo progetto allora è o non è eco-friendly?

 

Articolo di Roberta Lazzari


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