Giovani, Tecnologici, Disponibili: ecco i miei Ingegneri. Luigi Rossi (Ingegneri Romani), candidato al rinnovo Consiglio dell’Ordine di Roma

La data delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, il più numeroso del Paese (e d’Europa) si avvicina rapidamente. Continuiamo nella nostra serie di interviste ai candidati, parlando con l’ing. Luigi Rossi candidato per l’Associazione Ingegneri Romani.

 

Ingegneri. Può presentare sinteticamente i principali punti del vostro programma?
Luigi Rossi. Il tema di fondo è il lavoro. Il nostro paese vive un momento difficile e gli Ingegneri  sentono sulle loro spalle il peso di una crisi economica incalzante. Certo, l’Ordine degli Ingegneri non può risolvere problematiche che sono molto al di sopra delle proprie possibilità di intervento, tuttavia abbiamo chiare alcune iniziative capaci di dare respiro alla categoria.

 

Sarà data vita ad una struttura interna dedicata esclusivamente a tutte le attività lavorative dell’Ingegnere con il preciso obiettivo di rendere “produttiva” una laurea tanto prestigiosa.

 

Apriremo dei canali di incontro tra domanda ed offerta sia sul mercato nazionale che fuori dei nostri confini. Utilizzeremo, oltre alle tecniche tradizionali di colloquio, le moderne tecnologie telematiche: un esempio per tutti è la videoconferenza per abbattere distanze e tempi.

 

Alcuni capitoli del nostro programma riguardano in maniera specifica la valorizzazione degli Ingegneri  giovani e meno giovani, le varie specializzazioni in Ingegneria e le nuove professionalità emergenti, la libera Professione ancorché esercitata da Ingegneri dipendenti pubblici e privati, l’assegnazione di incarichi per via telematica (abbandonata dallo sciolto Consiglio), la diffusione capillare dei curricula e dei video/curricula, la definizione di corrispettivi congrui (anche a seguito della recente abolizione delle tariffe), l’apertura di contatti con tutte le Aziende Pubbliche e Private per incentivare e facilitare l’accesso degli Ingegneri (sia dipendenti che Liberi Professionisti), le risposte concrete alle problematiche delle Società d’Ingegneria.

 

Ingegneri. In caso di vittoria, quali saranno le vostre priorità nei primi 100 giorni?
LR. Faremo nostra la sollecitazione del Commissario straordinario, ing. Giovanni Angotti, riguardante il 5° modulo del corso di aggiornamento per Coordinatore della sicurezza. Molti Colleghi sono rimasti in mezzo al guado e, senza la frequentazione entro maggio dell’ultimo modulo, perderebbero i requisiti per operare nel settore.

 

Il Commissario ha comunicato: “In merito alle richieste pervenute da alcuni Colleghi sul 5° modulo del corso di aggiornamento in oggetto previsto dalla normativa vigente, informo che l’organizzazione del corso nel periodo di commissariamento ricadrebbe in fase elettorale per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine, con la quale è assolutamente incompatibile per indisponibilità delle sale destinate appunto al seggio elettorale. Organizzazione peraltro che andrebbe svolta ex novo non rinvenendosi negli atti dell’Ordine (come dichiarato dall’Ufficio competente con nota prot. n. 607 del 17 gennaio 2013) nessuna traccia di programma, di docenti, di calendari ecc. Ad ogni modo il tempo disponibile (fino a metà Maggio 2013) consentirà al nuovo Consiglio dell’Ordine – che sarà insediato nella prima metà di marzo ed al quale la questione verrà tempestivamente sottoposta – di organizzare utilmente il corso in oggetto. Cordiali saluti. Il Commissario Straordinario Dott. Ing. Giovanni Angotti”

 

Poi procederemo ad azionare le braccia operative dell’Ordine; per questo sarà immediatamente costituita e regolamentata l’Assemblea dei Delegati che avrà il compito di indicare gli indirizzi in materia di politica professionale, di promozione in materia di servizi, di promozione ed organizzazione in materia di aggiornamento professionale e di tutte le attività non strettamente connesse con le funzioni che la legge affida al Consiglio.

 

Infine verrà istituito uno sportello che consentirà al cittadino di entrare in contatto con l’Ordine e fruire di informazioni a carattere tecnico. Nella vita quotidiana, per argomenti inerenti la propria abitazione o il condominio, si ha sempre bisogno di conoscere come seguire una pratica urbanistica, quale ingegnere interpellare, come poter fruire dell’Albo degli Iscritti per operare la scelta dei nominativi a cui affidare un incarico, ecc.

 

La figura dell’Ingegnere deve diventare più famigliare, il cittadino deve potersi rivolgere all’Ingegnere con fiducia, così come di consueto si rivolge al Medico o all’Avvocato.

 

Ingegneri. Spesso si assiste in varie parti d’Italia a uno scontro in famiglia tra Ingegneri  iscritti alla sezione A e Ingegneri  iscritti alla sezione B sul tema delle competenze, dei titoli da utilizzare, ecc.  Perché secondo lei avviene questo e qual è la sua opinione in proposito?
LR. Il d.P.R. 328/2001, che istituì la sezione B, fu poco chiaro in materia di competenze. La sezione B fu voluta per allineare l’Italia agli altri Paesi europei, dove era prevista la laurea triennale, ed inoltre per le esigenze dell’industria: tre anni di studi universitari sarebbero stati più che sufficienti per raggiungere un adeguato livello di preparazione.

 

Da allora si è aperto un tiro alla fune: da un lato gli Ingegneri A che tendono a minimizzare le competenze dei B e dall’altro i B che tendono invece a massimizzarle.

 

Questo assurdo stato di cose deve necessariamente cessare. Dobbiamo colmare la lacuna lasciata dal Legislatore e dalle successive interpretazioni poco chiare. Nel parlare di competenze degli Ingegneri  triennali si fa spesso riferimento ad un frase del 328 “… possono occuparsi di costruzioni semplici …”. Non è dato modo si sapere quanto sia largo, lungo, alto o pesi il semplice: così a seconda dei casi e delle reciproche convenienze si allarga o si stringe, si alza o si abbassa, si allunga o si accorcia …

 

Per la verità è molto difficile condensare nel solo termine semplice tutta la casistica immaginabile si che deve ragionarsi seguendo il buon senso, cercando di non invadere l’altrui campo d’azione ed al contempo di consentire agli Ingegneri  di lavorare serenamente, siano essi di A o di B.

 

Grazie al cielo viene incontro una novità dello scorso mese di agosto: il Legislatore, attraverso il d.P.R. 137/2012 ha introdotto negli ordinamenti professionali i “Consigli Deontologici” accanto ai “Consigli Amministrativi”. Ritengo che nei casi più complessi di interpretazione, tra le competenze di A e quelle di B, dovrà essere il Consiglio Deontologico a fare “giurisprudenza”.

 

Ingegneri. Sempre meno laureati in Ingegneri a sono attratti dalla libera professione. A sancirlo sono i risultati dell’ultima tornata degli esami di Stato con un’emorragia di candidati (soprattutto tra gli Ingegneri e gli architetti). Perché, secondo lei, c’è questo disamoramento per la libera professione? Che ruolo dovrebbe avere l’Ordine di Roma (con oltre 20.000 iscritti) per invertire la corrente?
LR. La libera professione ha da sempre rappresentato, in Italia, da un lato il sogno dell’indipendenza  ma, dall’altro, un salto nel vuoto. In questo periodo di congiuntura economica particolarmente negativa i neolaureati vedono la libera professione come un certo fallimento professionale. Ciò è ancor più aggravato dal fatto che il peggior pagatore sia proprio lo stato e, conseguentemente, le imprese si sentano tutte “autorizzate” a tardare i pagamenti degli onorari a tempi non meglio identificati.

 

Si aggiunga a ciò che il sistema ordinistico italiano è stato bistrattato dalla maggior parte degli ultimi governi che, per interessi economici di grossi gruppi imprenditoriali, hanno dapprima additato i minimi tariffari per poi eliminarli sì da mercificare la nostra professione, garante della sicurezza, e renderla alla stessa stregua della fornitura di un prodotto da banco.

 

Ingegneri. Cosa può e deve fare l’Ordine?
LR. Da un lato deve diffondere meglio e più capillarmente le risposte ad alcune domande ricorrenti.

 

Conviene iscriversi all’Ordine?
Certamente sì e da subito: il mondo del lavoro richiede, quasi sempre, l’iscrizione all’Albo. Per certe tipologie di lavoro è richiesto un numero minimo di anni di iscrizione (ad es.: Collaudi, CTU, Arbitrati, Progettazione, Direzione lavori, Commissioni, Commissari, iscrizione in Albi ed elenchi speciali, ecc.). Spesso gli Ingegneri  dipendenti o coloro che sono specializzati in settori non tradizionali (ad es.: Informatica, Telecomunicazioni ecc.) ritengono inutile – a torto – l’iscrizione all’Ordine: anche per queste professioni è raccomandata l’iscrizione. Può infatti accadere che per mutate esigenze lavorative o mutate aspirazioni l’ingegnere senta la necessità di afferire a nuovi settori lavorativi: la mancanza di un congruo numero di anni di iscrizione impedisce l’accesso a molte attività.

 

Sono iscritto all’Ordine e penso di cancellarmi: potete darmi un consiglio?
Non ti cancellare! L’Ordine è l’istituzione che consente un salto di qualità per tutta la categoria, anche per te. Ricorda che ogni quattro anni gli Ingegneri  sono chiamati a rinnovare il Consiglio dell’Ordine che rende concreti gli indirizzi programmatici dettati dagli iscritti: in quella occasione tutti possono decidere quali siano i programmi più aderenti alle proprie aspettative e le persone più idonee per realizzarli.

 

In definitiva l’Ordine dovrà utilizzare tutti i mezzi informativi di cui dispone per attirare le giovani leve fornendo loro tutti i supporti di cui hanno bisogno per il lavoro e la formazione.

 

L’Ordine è lo snodo principale che, di concerto con il mondo imprenditoriale e le Università, promuove ed organizza la formazione continua, prevista recentemente anche da norme di legge. Rimanere fuori dall’Ordine significa essere esclusi da processo di qualificazione continua che rappresenta una garanzia per la collettività. Allo scopo riteniamo corretto che la formazione venga attuata attraverso una struttura dedicata: nel nostro programma l’abbiamo indicata con l’acronimo “CESING” (Centro Studi Ingegneria). Per quanto riguarda il lavoro abbiamo già messo in evidenza, nelle risposte precedenti, l’importanza che verrà data dalla compagine “Ingegneri Romani” all’argomento più attuale del momento: utilizzeremo – anche per questo importante tema – una struttura interna dedicata al lavoro. Questa, tra l’altro, consentirà ai giovani di affiancare altri colleghi nella propria attività professionale costituendo idoneo trampolino di lancio alla libera professione.

 

Ingegneri. Società tra professionisti e Ordini. Qual è la posizione degli Ingegneri  Romani a questo proposito?
LR. È un’eterna diatriba nella quale aggiungerei gli Ingegneri dipendenti. Sono convinto che l’Ingegnere debba essere libero di affrontare il mercato del lavoro nel modo a lui più confacente. “Fare Ingegneria” in una struttura organizzata in società, da solo come libero professionista o alle dipendenze di una azienda pubblica o privata che sia, non può e non deve essere elemento discriminante.

 

L’Ordine ha il compito istituzionale di verificare che, in qualunque contesto si operi nel mercato del lavoro, sia garantito un elevato livello di competenza, di qualità nonché di etica professionale. È bene comunque osservare come l’evoluzione tecnologica, la crescente complessità delle strutture e l’interdisciplinarietà richiedano oggi l’intervento di professionalità che non siano limitate ai soli Ingegneri . Ritengo che assisteremo, sempre più spesso, ad aggregazioni di professionisti quali Ingegneri , Architetti, Medici, Avvocati ecc. capaci di cooperare per fornire servizi di altissimo contenuto specialistico.

 

Le Società tra Professionisti sono di fatto una realtà e gli Ordini, non solo quello degli Ingegneri, dovranno esprimere – tutti insieme – una sintesi capace di accogliere le domande e fornire risposte concrete alla collettività. L’Ordine ha, in ogni caso, il compito istituzionale di verificare che in qualunque contesto si operi nel mercato del lavoro, sia garantito un elevato livello di competenza, di qualità nonché di etica professionale.

 

Ingegneri. Ingegneri come lobby. Il termine, in Italia, è spesso associato ad attività poco chiare, al limite della legalità. È però vero che gli Ingegneri  dovrebbero essere presenti ai tavoli di discussione e ai lavori che riguardano non solo la categoria, ma anche la cittadinanza (tutela dell’ambiente, infrastrutture, energie rinnovabili). In caso di vittoria, quali saranno gli strumenti che metterete in atto per partecipare alle decisioni chiave per il Paese?
LR. È vero, il termine Lobby è, nell’immaginario collettivo italiano, affiancato troppo spesso ad attività borderline.
Nella sua originaria accezione, però, questo indica un “gruppo di pressione o di interesse“.
Cioè un gruppo di persone strutturate in una organizzazione e legate tra di loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni governative.

 

Dunque, l’Ordine degli Ingegneri, per troppi anni assente dai tavoli tecnici istituzionali, deve riassumere il proprio ruolo di autorevole interlocutore del governo indicando le corrette misure da porre in atto in favore, non già degli Ingegneri quanto, invece, della collettività. Ciò in tema di ambiente, infrastrutture, energie rinnovabili; il tutto a garanzia della sicurezza degli utenti finali.

 

Per il tramite delle eccellenze universitarie, con le quali realizzeremo un “solido ponte” facendole confluire all’interno delle nostre commissioni di studio, e l’intervento dell’assemblea dei delegati, ci faremo portatori delle linee guida da sottoporre ai tavoli istituzionali affinché queste possano diventare “normativa tecnica” a supporto del legislatore.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini

 

Nella foto un momento della recente conferenza stampa di presentazione dei candidati dell’associazione Ingegneri Romani per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Da sinistra: l’ing. Luigi Rossi, l’ing. Aristide Croci, l’ing. Alessandro D’Armini e l’ing. Stefano Crivelli


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