Gestire il processo di progettazione e costruzione: confronto tra BIM e tradizione

In questo articolo di Valeria Zacchei (Assegnista di ricerca, Ciri Edilizia e Costruzioni, Università Alma Mater Studiorum, Bologna) e presentato dal prof. Aldo Norsa della IUAV di Venezia, il BIM, nuovo (relativamente) strumento di quella che un tempo si chiamava progettazione integrale, è visto da diversi angoli visuali (concorrenti a valutarne l’applicabilità in Italia): in primis produttività ed efficienza. Il confronto con il metodo tradizionale dimostra che si tratta di una rivoluzione nel modo di gestire le informazioni legate al progetto (project e quindi intervento nell’accezione angloamericana).

 

Il contributo è stato pubblicato in origine sul numero di novembre della rivista L’Ufficio Tecnico, prestigioso mensile di tecnica edilizia, urbanistica e ambiente rivolto alle amministrazioni pubbliche, ai professionisti private e ai costruttori.


Prefazione (a cura del prof. Aldo Norsa)

Si parla sempre più di BIM (Buildig Information Modeling) ma le applicazioni serie in Italia continuano a latitare (nel settore pubblico, comprensibilmente più che nel privato) ed è un campanello d’allarme la rinuncia a renderne obbligatoria l’adozione nel decreto governativo cosiddetto “Sblocca Italia”.

 

Poco male se a questo rinvio (perché di questo si tratta dal momento che molti Paesi d’Europa sono su un’altra lunghezza d’onda) corrispondesse una crescente consapevolezza da parte degli operatori della necessità di adozione perché è noto che in Italia quello che è imposto per legge non ha la stessa pregnanza di quello che è consapevolmente scelto, ma così non è.

 

L’impressione resta di disattenzione oltre che di ignoranza diffusa, malgrado una moda che lascia il tempo che trova. Ecco che questo articolo, scritto da una ricercatrice dell’Università di Bologna, si impegna a delimitare non solo il “sapere” ma anche il “volere” nel campo dell’applicazione del BIM. Con importanti incursioni in primarie realtà straniere alla ricerca degli “scenari” che hanno rese le applicazioni di questo metodo (o meglio filosofia) un successo – per tutti gli attori del processo. Che, in altri termini, hanno fatto sì che quello che normalmente è un approccio conflittuale (o comunque non collaborativo) risulti del tipo “win-win”, nel quale – sembra impossibile – tutti vincono e nessuno perde: committenti, progettisti/ professionisti, costruttori, produttori.


Introduzione

Da qualche tempo l’acronimo BIM, che sta sia per Building Information Model sia per Building Information Modelling, ha assunto una grande popolarità e diffusione a livello internazionale, e si sta progressivamente diffondendo anche in Italia, offrendo nuove prospettive per il settore delle costruzioni.


Perché BIM? Problemi di produttività

Diverse ricerche, soprattutto inglesi e americane, hanno valutato dal punto di vista della produttività industriale e della qualità offerta le inefficienze associate alla tradizionale pratica di progettazione e costruzione, con risultati seriamente preoccupanti. Già nel 2000 un articolo (“New Wiring. Now even Builders go online”, in The Economist, Jan 13th 2000) identificava nell’industria delle costruzioni un volume di sprechi del 30% sul totale.

 

Prosegui la lettura dell’articolo Nuovi strumenti per gestire il processo di progettazione-costruzione: il Building Information Modelling e la sua diffusione in versione PDF.

 

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