Gestione rifiuti edili. Quali sono gli adempimenti da osservare per i cantieri?

Gestione rifiuti edili. Quali sono gli adempimenti da osservare per i cantieri?

In campo edile la materia è regolata da apposite normative e, a seconda della tipologia di rifiuto, si dovrebbe percorrere la strada più virtuosa per il suo smaltimento o, ancora meglio, per la sua gestione al fine di garantirne il riciclo/riutilizzo. Importante è anche l’approccio progettuale, che permetterebbe un ciclo virtuoso fin dal principio, con un uso razionale di risorse, l’utilizzo di materiali riciclabili e riciclati.

In questo articolo vengono presi in esame gli adempimenti da osservare in relazione alla gestione dei materiali da demolizione nei cantieri edili temporanei e mobili da parte del produttore del rifiuto, del progettista, del direttore dei lavori, del coordinatore alla progettazione della sicurezza.

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rifiuti edili
Fig.1-LCA – Ciclo dei rifiuti (immagine modificata a cura di Luisa Daraio)

Definizione di rifiuto: classificazione secondo origine e secondo pericolosità

Il rifiuto è “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia obbligo di disfarsi” (Art. 183 D. Lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale” – e successive modifiche).

In edilizia i rifiuti sono i prodotti di scarto generati durante i vari processi edili che interessano un edificio nelle sue diverse fasi di vita: principalmente costruzione, ristrutturazione e demolizione. Una principale differenza tra i due “momenti”, riguarda la grande disomogeneità dei rifiuti in fase di demolizione.

Questo è il motivo per cui una prima ed importantissima operazione (valida per qualsiasi scelta sulla metodologia di smaltimento e/o recupero di materiali) è quella di separare i diversi rifiuti, in quanto dovranno poi essere trattati e smaltiti in modi differenti. I rifiuti vengono innanzitutto classificati per origine:

  • i rifiuti urbani sono quelli che provengono dalle attività domestiche o rifiuti che, per caratteristiche e qualità, sono assimilabili ai rifiuti domestici (col nuovo D.Lgs. 116/2020, viene estesa tale definizione);
  • i rifiuti speciali, invece, sono quelli che provengono dalle attività produttive.

A valle della classifica per origine c’è una successiva classifica in base alla pericolosità. Lo strumento utilizzato per classificare un rifiuto come pericoloso è l’Elenco Europeo dei Rifiuti CER. Ogni rifiuto è definito mediante un codice a 6 cifre, costituito da 3 coppie di numeri: la prima identifica la categoria o attività che genera i rifiuti, la seconda il processo produttivo e la terza il singolo rifiuto.

Bisogna ricordare che sono proprio le condizioni contrattuali che possono spostare le obbligazioni previste dalle normative dal committente all’appaltatore. Il produttore del rifiuto è sicuramente il committente, ma nel caso in cui le condizioni contrattuali prevedano la piena autonomia dell’appaltatore e la proprietà dei materiali derivanti dalle demolizioni, il produttore dei rifiuti diviene l’appaltatore stesso che dovrà adempiere ai dettati legislativi.

È pertanto importante che nella redazione dei contratti di appalto e degli elaborati grafici progettuali sia individuabile, con facilità e chiarezza, l’oggetto della prestazione richiesta all’impresa anche in relazione alla produzione dei rifiuti mediante le seguenti indicazioni:

  • rifiuti da demolizione e ricostruzione che a loro volta possono essere suddivisi in sottocategorie;

Risulta necessario che il tecnico incaricato dell’analisi chimica proceda, anche a seguito di prelievi di campioni e successive analisi di laboratorio, alla classificazione del rifiuto per redigere gli elaborati progettuali ed effettuare le scelte progettuali per la corretta gestione dei rifiuti (per la tabella dei codici CER si rimanda agli elenchi contenuti nella normativa).

Sarebbe opportuno che questa attività sia svolta in collaborazione con il Coordinatore alla Progettazione della Sicurezza (CSP), poiché lo stesso nella redazione del PSC deve “organizzare il cantiere”. In riferimento all’organizzazione del cantiere, il PSC contiene infatti, l’analisi dei seguenti elementi, lettera m) le zone di deposito attrezzature e di stoccaggio materiali e dei rifiuti (Allegato XV del D. Lgs. 81/2008 – Contenuti minimi dei PSC, punto 2.2.2).

Inoltre il CSP ha l’obbligo di analizzare i potenziali rischi sia per i lavoratori che per l’ambiente circostante in relazione alle attività e alle lavorazioni dello specifico cantiere quali inquinamento, contaminazione, esposizione dei lavoratori a terreni inquinati, a materiali derivanti da demolizione che rientrano nei rifiuti tossici e speciali etc. e la eventuale scelta delle modalità di stoccaggio dei rifiuti.

La collaborazione tra i professionisti, progettista e CSP, è importante in relazione alla eventuale individuazione dell’area di stoccaggio per il deposito temporaneo dei rifiuti.

Che cosa è un deposito temporaneo?

L’art. 183 comma 1 lett. m) del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. definisce “Il deposito temporaneo” come: “il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti” con alcune condizioni appresso descritte.

Il luogo di ubicazione deve coincidere quindi con il luogo di produzione dei rifiuti edili e nel nostro caso si tratta del cantiere. Ne deriva che le condizioni obbligatorie e necessarie ai fini del deposito temporaneo dei rifiuti siano le seguenti:

  • i rifiuti depositati non debbono contenere agenti nocivi;
  • i rifiuti devono smaltiti secondo alcune modalità scelte dal produttore, a seconda che si tratti di rifiuto pericoloso o non;
  • il deposito temporaneo va effettuato per categorie omogenee di rifiuti nel rispetto delle norme tecniche, nonché per i rifiuti pericolosi nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute; – devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi.

È possibile realizzare il deposito temporaneo solo nell’ambito del cantiere e non assolutamente in altre aree fuori dallo stesso e la movimentazione dei rifiuti all’interno delle aree private o comunque all’interno del cantiere non ha bisogno di alcuna autorizzazione.

Il nuovo D.lgs 116/2020 determina, oggettivamente, l’introduzione di una possibile deroga all’allestimento del deposito temporaneo nell’esatto luogo di produzione del rifiuto e all’obbligo del formulario per il trasporto del rifiuto alla sede legale od operativa. Non costituisce deroga il fatto che il deposito temporaneo sia, sempre e comunque, individuato nel solo esatto luogo di produzione del rifiuto.

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RIFERIMENTI E WEBGRAFIA

  1. D. Lgs. 152/2006
  2. D. Lgs. 116/2020
  3. Linee guida sulla classificazione dei rifiuti SNPA

Luisa Daraio è un Ingegnere Edile abilitato alla professione, Tecnico Competente in Acustica Ambientale e Coordinatore per la sicurezza CSP e CSE. Da sempre interessata al mondo delle costruzioni, ha iniziato il suo percorso lavorativo già durante l’università, collaborando, in maniera continuativa, con uno studio tecnico. Laureata alla Facoltà di Ingegneria della Federico II di Napoli, dal 2017 ha sviluppato conoscenze e competenze nel settore BIM, infrastrutture per le telecomunicazioni e progettazioni impiantistica e sostenibile. Dal 2019 è iscritta nell’ENTECA (Elenco Nazionale dei Tecnici Competenti in Acustica Ambientali).

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