Fotocatalisi per il trattamento acque reflue: la ricerca si rivolge alle … cozze

Trattare le acque reflue, prima della loro immissione nel corpo recettore, significa far compiere loro un passaggio per ciascuno dei seguenti macro-processi:

1. rimozione dei solidi e degli oli;

2. filtrazione dell’acqua;

3. miglioramento della qualità dell’acqua con rimozione di eventuali contaminanti finali come fertilizzanti o prodotti farmaceutici.

 

La terza fase prevede un processo di fotocatalisi.

 

La fotocatalisi è un processo catalitico applicato a reazioni fotochimiche, effettuato per mezzo di un catalizzatore che si attiva quando è irradiato con una luce di opportuna lunghezza d’onda. I classici fotocatalizzatori sono composti metallici quali biossido di titanio, il più attivo e più utilizzato, ossido di zinco, ossido di cadmio ecc.

 

In generale un fotocatalizzatore tipico è un semiconduttore che modifica la struttura dei suoi orbitali molecolari con elettroni, definiti fotoelettroni. Questi trasportatori di carica hanno vita breve, di solito tendono a ricombinarsi e a ritornare nella loro configurazione originale.

 

La fotocatalisi viene impiegata nei trattamenti di depurazione dell’aria e delle acque, nella disinfezione e, in medicina, per combattere alcuni tipi di cellule tumorali. Non solo, il processo fotocatalitico in campo industriale viene utilizzato per la produzione di vetri autopulenti, sfruttando la superidrofilia dei semiconduttori irradiati. Rivestimenti in biossido di titanio sono in grado di garantire la distruzione dello sporco per ossidazione del materiale organico tramite i radicali dell’ossigeno prodotti, sotto una luce di lunghezza d’onda opportuna.

 

L’efficienza fotocatalica dipende da diversi parametri, quali il numero e stabilità temporale dei portatori di carica fotogenerati, l’equilibrio di absorbimento/deabsorbimento e il tipo di reazione considerata.

 

Il biossido di titanio non è sicuramente un catalizzatore economico. Ecco perché la ricerca del dott. Darrell Patterson, del dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università di Bath in Inghilterra, è stata volta nell’individuazione di un materiale alternativo più economico e più rispettoso dell’ambiente. In particolare la ricerca ha individuato un rifiuto dell’industria del pesce come “candidato ideale”: i gusci dei molluschi.


Le conchiglie sono una ricca fonte di calcio che può essere utilizzata per produrre ossido di calcio, materiale impiegato in diverse tecnologie ambientali – ha spiegato Darrell Patterson, autore principale dello studio – Tra queste per esempio sono un efficiente fotocatalizzatore alternativo per il trattamento delle acque reflue.

Lo studio condotto ha utilizzato i gusci di cozze, ma altri tipi di conchiglie potrebbero essere utilizzati, per permettere l’impiego di questo metodo in qualsiasi parte del mondo.

 

Insomma, le cozze stanno diventando eco-friendly al 100%: da vive filtrano attraverso le loro branchie una gran quantità di acqua trattenendone particelle e microorganismi in essa sospesi, motivo per cui si raccomanda di non mangiarle crude (alcune stime riportano che una singola cozza sia in grado di depurare 4 litri di acqua inquinata all’ora), da cotte soddisfano il nostro palato e dai loro gusci si depura l’acqua reflua che produciamo!

 

Di Roberta Lazzari

 

Fonti

http://www.ansa.it – 14 ottobre 2013

http://www.treehugger.com – 14 ottobre 2013

www.wikipedia.it


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