Fosforo … (parte II)

Riprendiamo il ragionamento iniziato ieri (leggi articolo) e vediamo di capire come è strutturato il ciclo del fosforo. Nel ciclo naturale l’azione degli agenti atmosferici permette il rilascio del fosforo dalle rocce al suolo, dove viene assimilato dalle piante per entrare nella catena alimentare e in ogni essere vivente. Gli ecosistemi della terraferma usano e riusano il fosforo in cicli locali mediamente 46 volte.

I fertilizzanti hanno un pesante impatto ambientale. L’agricoltura moderna spinge l’impoverimento del suolo ad una velocità triplicata rispetto al passato, quando i nutrienti ritornavano al suolo allo stesso ritmo con cui venivano prelevati. Allo stato attuale, con la mietitura e rimozione del fosforo dal terreno, la regola che si sta seguendo è quella dell’usa e getta.
Altro problema legato all’agricoltura è l’erosione del suolo, in quanto aratura e dissodamento lo espongono agli stessi agenti atmosferici che avevano messo in circolo il fosforo a partire dalle rocce fosfatiche, che ora lo sottraggono al recettore bisognoso.

Paradossalmente anche le opere di sistemazione e arginamento dei corsi d’acqua si ritorcono contro il ciclo del fosforo. Pensiamo alle inondazioni del Nilo, che hanno permesso alle culture più antiche del mondo di svilupparsi lungo le sue rive fertili. Ora non permettendo ai fiumi di esondare, si impedisce anche che gli stessi restituiscano le riserve di fosforo contenute nei loro sedimenti. In questo modo il fosforo proveniente dall’erosione del suolo e dai rifiuti animali e umani finisce direttamente in laghi e mari, dove sempre più spesso si verificano fenomeni di fioritura algale incontrollati (eutrofizzazione).

Attualmente il primato di produzione di fosforo spetta alla Cina, seguita dagli Stati Uniti. Ma è il Marocco ad essere il caposaldo delle riserve del mondo.
Nel 1987 l’IGPC (International Geological Correlation Program) ha stimato 163.000 milioni di tonnellate di rocce fosfatiche, abbastanza per far stare tranquilla la popolazione mondiale (in repentino aumento) per un altro millennio. Tuttavia non basta che, in principio, la risorsa ci sia sotto terra o da qualche parte. Bisogna avere le possibilità economiche di estrarla. Quindi escludendo le rocce ad alto contenuto di carbonati, i depositi a grandi profondità o al largo delle coste o in ecosistemi sensibili o in presenza di alti livelli di contaminanti tossici o radioattivi, le riserve sfruttabili si riducono a 15.000 milioni di tonnellate, appena sufficienti per circa 90 anni. Considerando che il consumo di fosforo cresce in parallelo con la crescita demografica appare chiara la necessità di arrivare ad una soluzione in tempi brevi.
Tra i geologici c’è chi ragiona sotto un punto di vista prettamente economico, considerando che laddove il prezzo del fosforo dovesse crescere in maniera consistente, anche depositi in precedenza non considerati in quanto economicamente non convenienti, verranno rimessi in discussione.

Ma si può iniziare a far qualcosa senza dover per forza aspettare questa impennata dei prezzi. E la trilogia delle R vale anche in questo settore: ridurre, riutilizzare e riusare.
Occorre partire riducendo l’uso dei fertilizzanti e quindi sviluppare tecniche agricole più efficienti (terrazzamento e agricoltura conservativa).
La biomassa non commestibile deve essere restituita al suolo e non buttata via, così come i rifiuti di origine animale.
I reflui civili contengono molto fosforo: metà del fosforo che noi espelliamo si trova nell’urina. Risulta quindi importante trattare le acque reflue per recuperare il fosforo, ma non solo. Sempre l’urina è infatti ricca di azoto e riciclandola si potrebbe compensare parte dell’azoto che invece viene estratto dall’atmosfera, e risparmiare energia. Occorrerebbe rivedere le tubazioni fognarie in modo da impedire il rilascio di metalli inquinanti (cadmio e piombo) e studiare dei servizi igienici appositi, tipo il bagno sperimentale, con separazione di reflui liquidi da quelli solidi, installato presso il dipartimento IMAGE della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova ad esempio, utilizzato per una sperimentazione sulla fitodepurazione.

In attesa di trovare nuovi depositi, o nuove tecnologie estrattive economicamente vantaggiose, possiamo quindi iniziare a fare dei piccoli passi per imparare ad utilizzare al meglio quello che al momento abbiamo.

Certo, come per altre risorse, la questione cruciale riguarda il numero di esseri umani che la Terra è in grado di sostenere.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
wikipedia
http://www.lenntech.com/italiano/tavola-periodica-elementi/p-it.htm
http://aspoitalia.blogspot.com/2009/05/petrolio-mercurio-e-fosforo.html
Le scienze – Agosto 2009


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico