Fase Engineering: “Una politica certo per uno sviluppo certo”

Le politiche energetiche in Italia non hanno mai brillato per lungimiranza e chiarezza. Con lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, l’esigenza di una linea strategica definita diventa una necessità imprescindibile per assicurare una crescita e un rafforzamento del settore. Abbiamo scambiato qualche battuta con Luca Pantieri, presidente di Fase Engineering, società forlivese specializzata nella realizzazione di soluzioni “chiavi in mano” nell’ambito delle FER e sul mercato ormai dal lontano 2000.

Ingegneri. La revisione del Conto Energia è alle strette finali. Cosa si aspetta dal documento del Governo?
Luca Pantieri. La cosa fondamentale che dovrà scaturire dal nuovo Conto Energia è la certezza del diritto per un periodo che non può essere inferiore ai cinque anni, come proposto dalle associazioni di categoria. Il settore fotovoltaico non lavora su orizzonti temporali brevi, un investimento in questo campo ha bisogno di tempi lunghi per diventare remunerativo, e questo implica la necessità di avere un quadro normativo e regolamentare che non cambi ogni anno ma rimanga stabile.

Ingegneri. Non teme dunque una riduzione ulteriore delle tariffe incentivanti?
LP. Sulle tariffe sono ottimista e, comunque, non sono preoccupato per il centesimo in più o in meno sugli incentivi. Il mercato si saprà adeguare e la convenienza a investire in questo settore promettente e pieno di potenzialità rimarrà. Quello che mi preoccupa, invece, è il rischio di non avere subito il quadro della situazione per il 2011. La cosa peggiore che potrebbe capitare è che il Conto Energia non venga licenziato in tempi brevi, creando così incertezza e timore negli investitori.

Ingegneri. E poi ci sono le dichiarazioni del Governo sulla volontà di intraprendere la strada del nucleare …
LP. Personalmente ritengo che l’opzione energetica basata sul ricorso all’atomo sia ben lontana dal realizzarsi e dichiarazioni del genere sono rischiose.
Aldilà dei tempi tecnici di costruzione di una centrale nucleare se Paesi storicamente legati alla tecnologia dell’atomo, come Stati Uniti e Francia, stanno abbandonando questa strada per intraprendere quella rappresentata dalle energie rinnovabili, una ragione ci dovrà pur essere!
E poi bisogna considerare anche l’opinione pubblica italiana che si mobilita in massa anche quando si parla di un impianto eolico o solare su terra, figuriamoci per una centrale nucleare.

Ingegneri. Accennava alla rischiosità delle dichiarazioni sul ritorno al nucleare. Cosa intende di preciso?
LP. Riprendendo un detto comune nel mondo borsistico, i rumors creano più confusione del fatto stesso. Con queste dichiarazioni c’è il rischio di disorientare chi desidera investire sulle rinnovabili, allontanando possibili fonti di finanziamento dal nostro Paese. Piuttosto, nell’ambito delle fonti energetiche tradizionali, occorrerebbe incentivare altre soluzioni.

Ingegneri. Quali?
LP. Per esempio i rigassificatori. Questa soluzione ha un impatto ambientale relativo, poiché viene localizzato in mare e una pericolosità relativa. Permetterebbe di ottenere una flessibilità energetica maggiore e metterebbe al sicuro il Paese dalle fluttuazioni dei prezzi del gas.

Ingegneri. E quale sarebbe in ruolo del fotovoltaico?
LP. Nessuno può ragionevolmente pensare che il fotovoltaico, e le energie rinnovabili in generale, possano sostituire i combustibili fossili. Il loro ruolo sarà di integrazione alle fonti tradizionali e di arricchimento del mix energetico, fondamentale per rendere l’Italia più indipendente dai cambiamenti del mercato internazionale dell’energia.
Il fotovoltaico in particolare possiede poi un vantaggio competitivo fondamentale: funziona alla sua massima potenzialità nel momento in cui le curve di carico delle centrali termoelettriche raggiungono il picco, cioè quando la domanda di energia elettrica nel Paese è massima.
Integrando il fotovoltaico si eviterebbe di “sovraccaricare” la capacità di erogazione di energia delle centrali tradizionali con un guadagno in termini di consumi e di minor inquinamento. In altre parole, con il contributo del fotovoltaico alla domanda di energia nei momenti di massimo carico, si consentirebbe alle centrali termoelettriche di lavorare sempre ai medesimi regimi senza sbalzi. Però rimane un problema.

Ingegneri. Quale?
LP. Quello della mancanza di un piano energetico strategico che abbia un respiro di almeno una trentina d’anni. È difficile in questo settore lavorare in modo corretto con una strategia che cambia di anno in anno.

Ingegneri. Un battuta sulle associazioni di categorie. Cosa pensa della situazione italiana con due entità rappresentative di un unico settore?
LP. Ci sono già stati nei mesi scorsi degli incontri e degli abboccamenti tra Assosolare e GIFI. Ritengo che la fusione sia una necessità, sia per raggiungere una massa critica sufficiente per avere un peso maggiore in sede di trattativa con i vari interlocutori, sia per questioni puramente economica poiché le risorse non sono illimitate e due entità di rappresentanza non sono sostenibili ancora per molto. Penso, anzi, che già l’anno prossimo potremo vedere finalmente questa unione.

Ingegneri. Un ultima battuta sulla questione della innovazione tecnologica. Cosa ci può dire su questo tema?
LP. Fase Engineering impiega le tecnologie più innovative disponibili sul mercato. Anche se in questo settore la ricerca presenta novità praticamente senza soluzione di continuità, ritengo che le tecnologie basate sul silicio cristallino e su quello amorfo siano ancora le migliori, insieme con gli inseguitori solari. La nostra azienda, inoltre, è stata e sarà presente a tutte le fiere e le manifestazioni di settore più importanti per continuare a monitorare l’evoluzione del mercato.
Nel 2010 apriremo definitivamente il mercato estero, che in questo ultimo anno abbiamo sondato, è già in cantiere una commessa da 15 milioni di euro per un centinaio di impianti in Grecia che produrranno 6 milioni di kWh all’anno. Questo ci darà la possibilità di aprire nuove opportunità, soprattutto in quei paesi ad alta solarità.
Nei prossimi anni si assisterà a un continuo miglioramento delle efficienze dei moduli, una diminuzione del costo del chilowattora e una grossa opportunità commerciale si avrà con lo sviluppo della tecnologia del solare termodinamico.

A cura di Mauro Ferrarini


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