Fanghi di depurazione e Deposito temporaneo rifiuti

Come rilevato dall’ISPRA, la problematica del trattamento e smaltimento dei fanghi prodotti dai processi di depurazione delle acque reflue urbane assume sempre più importanza sia a livello nazionale che internazionale. A livello comunitario, la disciplina della loro gestione è contenuta nella direttiva 91/271/CEE, recepita in Italia prima dal d.lgs. 152/1999 (testo unico delle Acque) e poi dal d.lgs. 152/2006 (testo unico  Ambiente, che ha abrogato e sostituito il testo unico Acque).

 

Secondo la normativa citata, i fanghi vengono considerati, in linea generale, un rifiuto prevalentemente destinato allo smaltimento in discarica.
Ma i quantitativi sempre maggiori prodotti in conseguenza del numero crescente di impianti di depurazione e le normative più restrittive sullo smaltimento in discarica, costringono a considerare con sempre maggiore attenzione le possibilità di riutilizzo dei fanghi e l’impiego delle nuove tecnologie di depurazione che consentono di ridurne la produzione.

 

Tuttavia, la predetta necessità di riutilizzo incontra ancora dei limiti, anche perché la gestione dei fanghi si presenta spesso poco corretta. Altrettanto spesso, queste ipotesi di gestione di fanghi “non corretta” finiscono al vaglio (censorio) della giurisprudenza.

 

Ad esempio, si segnala Cass. pen., sez. III, n. 36984/2011, che ha statuito come l’accumulo di fanghi nei letti di essiccamento del depuratore costituisca una forma di stoccaggio di rifiuti allorquando venga protratta nel tempo.

 

Nel caso di specie, il gestore di un impianto di depurazione era stato condannato per aver smaltito illecitamente un elevato quantitativo di fanghi provenienti dal depuratore senza autorizzazione.

 

A sua difesa, l’imputato (poi ricorrente per Cassazione) aveva sostenuto che l’accumulo di detti fanghi costituisse un deposito temporaneo anche perché essi non costituirebbero rifiuto fino a quando non si pervenga alla fine del complessivo processo di trattamento effettuato dall’impianto di depurazione.

 

Di diverso avviso i giudici, i quali hanno invece confermato la condanna, argomentando che “la disciplina in materia di raccolta e smaltimento di rifiuti di applica anche ai fanghi di depurazione”.

 

Ne consegue che l’accumulo di una consistente quantità di detti fanghi nei letti di essiccamento del depuratore, qualora risulti risalente nel tempo, costituisce attività di stoccaggio degli stessi, rappresentando una forma di “messa in riserva” di detti materiali “e non già un mero deposito temporaneo”.

 

A cura di Paolo Costantino e Primiano De Maria (Tratto da L’Ufficio Tecnico 11-12/2011)


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico