Estrazione gas in … Valpadana!

Parlando di estrazione del gas si pensa sempre a luoghi lontani, completamente disabitati, dove nel corso degli anni, dei millenni, il materiale organico intrappolato nelle viscere della Terra si è trasformato in metano purissimo.

 

E invece spesso ci si dimentica che nell’ultimo mezzo secolo l’Eni di Enrico Mattei e Agip hanno riportato in superficie circa 2 miliardi di metri cubi di metano dalla Bassa Bresciana, circa il consumo medio annuale di un milione di abitazioni da 100 metri quadrati. Attualmente il consumo nazionale è di circa 80 miliardi di metri cubi all’anno.

 

Tanto per fare qualche numero sui giacimenti di gas:

– Leno: dal 1962 al 2004 estratti 740 milioni di metri cubi;

– Bagnolo Mella: dal 1955 al 1999 estratti 630 milioni di metri cubi;

– Orzinuovi: fino al 2011 estratti 250 milioni di metri cubi;

– Maclodio: dal 1956 al 1964 estratti 130 milioni di metri cubi;

– Orzivecchi: dal 1957al 1967 estratti 80 milioni di metri cubi.

 

E ancora, secondo stime, ci sarebbero 300 milioni di metri cubi da sfruttare.

 

A tal proposito la Exploenergy, società di San Donato Milanese, ha presentato domanda al Ministero dello sviluppo economico per poter accedere a questi giacimenti. Nel marzo 2012 è stata fatta richiesta di studio di 289 chilometri quadrati di pianura (35 Comuni, di cui 31 bresciani), e dopo circa un anno la Commissione idrocarburi e risorse minerarie (CIRM) ha dato parere favorevole. Tocca ora alla Commissione regionale di Valutazione impatto ambientale (VIA) dare il proprio benestare. Si presume che le prime trivelle potranno scendere dal 2016.

 

C’è molta paura però per gli effetti che le trivellazioni, profonde fino 2.000 metri, potranno avere sulla sismicità dei luoghi. Molti Comuni sono classificati in zona 2 o si trovano su una faglia ancora attiva, con rischio di sviluppare terremoti di intensità potenziale sino magnitudo 6.1.

 

Inoltre si teme che lo sfruttamento di gas riguardi quello intrappolato in formazioni rocciose, strati di carbone e sabbie compatte, che richiederebbe l’uso della tecnologia estrattiva Fracking: frantumazione di scisti (shale) in cui si trova il metano.

 

Su questa tecnologia, a livello europeo, c’è un vuoto legislativo, pertanto non si è in grado di calcolare il LCA (Life Cicle Assesment), ovvero l’impatto del combustibile sul ciclo di vita, non dovendo esplicitare quali sostanze vengono utilizzate durante la fase estrattiva. Inoltre non sono individuate le BAT (Best Available Technique) ne viene indicato come trattare le acque di scarico del Fracking.

 

Le preoccupazioni sono supportate da quanto accaduto: sembra che le trivellazioni del passato abbiano in qualche modo modificato l’equilibrio geologico delle aree interessate, che di fatto sono state epicentro dei recenti eventi sismici.

 

La dirigente del Ministero dello sviluppo economico, l’ingegnere Liliana Panei, assicura che non verrà estratto metano da scisti, come invece accade negli USA, a causa del potenziale rischio sismico e del potenziale inquinamento delle falde ad opera degli acidi utilizzati nelle trivellazioni (due validi ragioni per dire no a questa tecnologia).

 

Oltre all’estrazione di gas dalla Pianura Padana, in progetto c’è la creazione di un grande hub europeo del gas, da realizzarsi in Lombardia. Sotto i piedi di un milione di lombardi potrebbero venire stivati dai 10 ai 20 miliardi di metri cubi di gas.

 

Solo a dirlo ci si potrebbe spaventare, per il fatto che il gas se non stivato correttamente “viaggia” con una metropolitana privata nelle viscere della Terra. Ma i progetti prevedranno sicuramente tutti i sistemi e dispositivi di sicurezza idonei per far dormire sogni tranquilli gli abitanti di Brugherio, Settala, Cornegliano, Sergnano-Romanengo, Ripalta, Bordolano, Cortemaggiore, Voltido e Capriano del Colle.

 

Di Roberta Lazzari

 

Fonti:
www.corriere.it

www.sampognaro.it


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