L’Estate sta finendo, e per i giovani ingegneri l’impiego è sempre più un miraggio

Era una delle poche certezze che ancora si avevano: la laurea in ingegneria è un pass-partout per entrare senza (quasi) soffrire nel mondo del lavoro. Le aziende sono sempre alla ricerca di ingegneri da inserire nei propri organici e, in ogni caso, la libera professione è uno sbocco importante.

 

Purtroppo, gli ultimi segnali arrivati da più parte rendono sempre più difficile sostenere queste idee. Dopo lo studio sulle prospettive di lavoro e i livelli di remunerazione degli ingegneri, realizzato dal Centro Studi del CNI a fine luglio, che ha evidenziato come il 2013 sia stato un vero e proprio Annus Horribilis per la categoria, è arrivata anche la consueta rilevazione ISTAT, contenuta nel Rapporto Annuale 2014: per gli ingegneri il tasso di occupazione registra cali impensabili solo fino a pochi anno fa.

 

Secondo l’istituto di statistica nazionale, infatti, gli ingegneri hanno assistito a una diminuzione del tasso di occupazione del 17% (per la precisione: 16,8%).

 

Certo, siamo lontani dai tassi di disoccupazione che soffrono i laureati in materie umanistiche (con valori attorno al 70%), ma il dato è comunque scoraggiante, tanto più se vogliamo dare retta alle parole del neo presidente della Federazione degli Ingegneri della Regione Veneto, Gian Pietro Napol, che in un’intervista esclusiva concessa a Ingegneri.cc, aveva addirittura confidato di non potere “in tutta onestà, consigliare il percorso della libera professione a un giovane ingegnere appena laureato“.


Ma allora che fare? È indubbio che la crisi, prima finanziaria e poi dell’intera economia reale, ha esatto un pesantissimo tributo in termini di posti di lavoro perduti e di minori retribuzioni; ma la questione discende anche da una burocrazia eccessiva, quasi soffocante, che, almeno nel nostro Paese, è sempre stata un gravissimo ostacolo allo sviluppo dell’imprenditoria, e che ora si è ovviamente trasformato in un problema ancora più acuto.

 

L’accesso alla libera professione è poi diventato più difficile per una duplice ragione: da un lato il continuo aumento degli oneri gravanti sui professionisti, dal POS obbligatorio all’obbligo di assicurazione professionale, fino alla formazione continua. Beninteso, si tratta di misure tutte sacrosante da un certo punto di vista: l’assicurazione, per esempio, è uno strumento di protezione del professionista e della committenza, così come la necessità di un aggiornamento professionale continuo è d’obbligo per rimanere competitivi sul mercato.

 

Ma quello che si vuole sottolineare è la necessità di mettere nelle condizioni gli ingegneri di ottemperare a degli obblighi di legge senza zavorrarli di spese aggiuntive. Perché non si prevede la possibilità, ad esempio, di detrarre al 100% le spese per la propria formazione? Eppure, i segnali che arrivano dal Governo, almeno per ora, non sono incoraggianti (si parla, anzi, di un giro di vite ulteriore sulle possibili detrazioni con la prossima legge di stabilità).

 

E poi non dobbiamo dimenticare l’evoluzione del mercato dell’ingegneria a livello globale. Solo in Italia, praticamente, esiste ancora la figura del professionista singolo, mentre si impone all’estero un modello basato sul grandi società di ingegneria, nelle quali diversi specialisti iper settoriali forniscono ognuno il proprio contributo alla realizzazione del progetto. In questo senso diventa centrale per l’ingegnere italiano approfondire le possibilità che già oggi le tecnologie forniscono: in questo senso il BIM (Building Information Modeling), per esempio, rappresenta forse uno degli strumenti chiave di riscatto e di opportunità.

 

Sul mercato degli appalti può essere una buona idea quella di rendere meno stringenti i requisiti di fatturato e di numero di dipendenti per partecipare alle gare per i servizi di ingegneria e di architettura, sebbene sia necessario progettare la norma con estrema attenzione per favorire realmente i giovani progettisti, senza aumentare il rischio di malaffare e azioni illegali da parte della criminalità organizzata.

 

Vedremo nei prossimi mesi quali saranno le azioni intraprese dal Governo, ma anche quelle delle associazioni e degli ordini professionali, con la speranza che non si debba assistere a una marginalizzazione degli stessi e a un ennesimo impoverimento del mercato del lavoro per gli ingegneri italiani.


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