Esportazione rifiuti elettronici (RAEE): finalmente si va verso il bando assoluto

La piaga dell’esportazione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche verso i Paesi in via di sviluppo, spesso addirittura mascherando i RAEE per dispositivi usati in modo da evitare di trattarli come rifiuti, è finalmente destinata a sparire.

 

Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione, dopo che nell’ultimo Consiglio dei Ministri è stato approvato in prima lettura lo schema di decreto legislativo sui RAEE, in recepimento della direttiva UE 2012/19/Ue e che andrà a sostituire il vigente decreto legislativo 151/2005.

 

Sul tema si dibatte anche all’estero e, in particolar modo, negli Stati Uniti. Recentemente è stata pubblicata sul sito del Massachusetts Institute of Technology un’intervista a Randolph Kirchain, ricercatore esperto del MIT Engineering Systems Division.

 

L’occasione dell’intervista è stata fornita dalla pubblicazione di un nuovo studio sponsorizzato dal Progetto StEP (Solving the E-waste Problem) che parte dalla consapevolezza che ogni anno crescono sempre più le quantità di rifiuti elettronici (computer, televisioni, cellulari e smartphone), che poi vengono trasportare non solo ai quattro angoli del Paese produttore di tali rifiuti ma, come sottolineato in apertura, anche verso Paesi esteri.


Domanda. Quanto grande potrebbe diventare il problema di questo crescente flusso rifiuti elettronici, e quali sono gli elementi più critici?

Risposta. I prodotti elettronici usati contengono alcuni materiali che sono preziosi e alcuni che hanno il potenziale per essere dannosi per l’uomo o per l’ambiente se trattati in modo improprio. Idealmente, questi prodotti devono essere smontati da un operatore certificato che garantisca che i materiali tossici siano smaltiti correttamente ed i materiali di pregio, invece, siano separati e inviati a impianti di riciclo appropriati.

 

L’invio di questi rifiuti in una discarica attrezzata non rappresenta un rischio per la salute, di per sé, ma è una perdita ambientale, in quanto tutte le materie prime che sono state estratte e raffinate per l’inserimento e l’assemblaggio nei componenti elettronici vanno persi e non possono essere recuperati (a meno che in futuro non si finisca per estrarre materie prime dalle discariche).

 

Lo scenario peggiore è l’invio di prodotti elettronici usati nei Paesi in via di sviluppo per lo smontaggio perché i metodi utilizzati in questi Paesi sono generalmente dannosi per la salute delle persone che operano lo smontaggio, e per l’ambiente in cui vivono.


Domanda. Che valore potrebbe avere lo studio della questione nell’aiutare la pianificazione dei Governi, dellle Autorità di regolamentazione e dell’ndustria?

Risposta. Si sta discutendo molto a tutti livelli sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo sui modi efficienti ed efficaci per la gestione dei RAEE. In particolare, viene proposto il divieto di esportazione dei prodotti elettronici usati.

 

Il problema è che ci sono stati molto pochi studi che abbiano calcolato la quantità di rifiuti elettronici generati, raccolti, ed esportati.

Di conseguenza i decisori hanno poche informazioni. Questo studio fornisce un primo contributo per aiutare a prendere decisioni corrette.


Domanda. Questo studio suggerisce la necessità di particolari tipi di azioni per affrontare il crescente volume di rifiuti elettronici?

Risposta. Lo studio fornisce diversi consigli su come migliorare il tipo di informazioni che possono essere raccolte per monitorare i flussi di rifiuti elettronici, in particolare i flussi di esportazione.

 

Non esistono codici commerciali specifici per il trasporto di RAEE dagli Stati Uniti. Una parte significativa della nostra ricerca prevede lo studio di dati commerciali per dedurre queste informazioni. La creazione di codici commerciali per i RAEE e indagini sulle tipologie di codici commerciali attualmente utilizzati dagli esportatori prodotti di elettronica usata, migliorerebbe in modo significativo la capacità dei Governi di monitorare questi flussi.

 

Inoltre, dovrebbero essere usati altri metodi per tracciare i flussi prodotti elettronici usati, comprese operazioni di investigazione. Infine, i flussi dovrebbero essere analizzati su più anni – idealmente su base annua, almeno – al fine di individuare tendenze di questi ultimi.


L’articolo si basa sulla traduzione dell’intervista a Randolph Kirchain realizzata da David L. Chandler e pubblicata in origine sul sito del MIT.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico