Enrico Cappanera, AD Energy Resources: “L’Italia non è un Paese per gli incentivi”

“Il nostro Paese ha risorse che non sono state ancora sfruttate, poiché manca a livello politico una visione di lungo periodo capace di garantire sviluppo e crescita. Quando gli chiediamo cosa ne pensa del Sistema Paese, non usa giri di parole Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources spa, realtà di punta dell’omonimo gruppo di aziende impegnate nello sviluppo sostenibile attraverso molteplici settori d’intervento: dalla realizzazione di impianti a energia rinnovabile, all’applicazione di criteri di efficienza per l’abbassamento dei consumi energetici, dalla edilizia sostenibile, fino alla diffusione di mezzi elettrici integrati con sistemi di ricarica green. Eppure, nonostante la situazione attuale in cui versa il nostro Paese, l’azienda da lui guidata ha visto una crescita prodigiosa e un incremento del fatturato dell’ordine del +500% nel 2010 rispetto all’anno precedente. Un risultato tanto più eclatante, quanto più si considera il momento, tra crisi economica e caos nelle borse.

 

Ingegneri. Qual è il vostro segreto?
Enrico Cappanera. Il nostro successo dipende da una miscela di diversi fattori, tra cui il fatto di avere puntato già cinque anni fa su un settore, quello delle rinnovabili, caratterizzato dal più alto tasso di crescita in questo ultimo periodo. È indubbio, poi, che gli incentivi erogati abbiano giocato un ruolo fondamentale per fare crescere il mercato.

 

Ingegneri. Il successo deriva dunque solo dalla giovinezza del mercato e dagli incentivi?
EC. No, affatto. Come le dicevo, l’ottimo sviluppo della nostra realtà imprenditoriale dipende da una molteplicità di elementi. Il cross selling, per esempio, ne è uno dei più importanti; in Italia siamo la prima e unica società che propone una gamma di offerta così vasta in settori quali le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile e il risparmio energetico. E ancora, il fatto di avere avuto come clienti e partner molti marchi prestigiosi ci ha permesso di imporci come punto di riferimento del settore nel panorama italiano.
Nella ricetta del nostro successo, va poi ricordata l’intuizione che il futuro del fotovoltaico era sui tetti e non nei mega impianti a terra, elemento che ci ha permesso di crescere più e meglio di quanti, invece, si sono avvicinati al business delle rinnovabili con un approccio esclusivamente speculativo. Infine un’importante fonte di fatturato è derivata dal fatto che siamo noi stessi produttori di energia: per le nostre società, infatti, abbiamo curato direttamente ‘in casa’ l’installazione e il finanziamento degli impianti fotovoltaici e geotermici, il che ci ha fornito un vantaggio competitivo non indifferente.

 

Ingegneri. Parliamo di ricerca e di innovazione. Cosa ci dice in proposito?
EC. Tutti i nostri sforzi partono dall’analisi di problemi concreti e dalla ricerca di possibili soluzioni alla questione dell’inquinamento, che deriva primariamente dall’attività industriale, dai consumi energetici non efficienti del settore residenziale e dallo smog provocato dal traffico veicolare nelle città.
L’attività di ricerca e sviluppo di nuove soluzioni a questi problemi si declina nei nostri tre laboratori predisposti nella nuova sede di Jesi (Ancona). Nel Solar Lab, per esempio, verifichiamo quali siano i pannelli fotovoltaici migliori in termini di rendimento e caratteristiche tecniche, valutando anche le migliori combinazioni per garantire massima resa in ogni realizzazione. Il Geo Lab, invece, è il nostro laboratorio dedicato al progresso della geotermia, dove effettuiamo test di efficienza sui nostri impianti geotermici. L’ultimo nato è, infine, il laboratorio dove studiamo l’impiego di nuove tecnologie e di prodotti innovativi per il risparmio energetico in ambito edilizio e industriale.
In ogni caso, parlare di innovazione nel nostro Paese significa toccare un tasto dolente

 

Ingegneri. Addirittura …
EC. L’Italia non è Paese che incentivi l’innovazione e la ricerca. Abbiamo un sistema scolastico impermeabile a qualsiasi cambiamento e un sistema di governo che disincentiva l’impiego di risorse private per favorire la ricerca e l’innovazione. È un dato di fatto, per esempio, che nel nostro Paese non c’è defiscalizzazione per chi effettua attività di ricerca. Perché in Italia non è emerso un genio dell’innovazione come ‘Steve Jobs’?

 

Ingegneri. Ce lo dica lei.
EC. Perché purtroppo in Italia abbiamo una governance cieca e sorda al talento e che non ragiona in termini di sviluppo e crescita sul lungo periodo, ma si basa solo su conti spicci di breve o brevissimo respiro. Non si riconosce il talento dei nostri giovani, mentre Zuckerberg a 19 anni ha avuto l’opportunità di creare quel prodigioso successo che è Facebook. Soffriamo di limiti di visione politica talmente gravi che non riusciamo a spiccare il volo e rimaniamo al palo, mentre altri Paesi, più lungimiranti, arrivano prima di noi in tutti i settori.

 

Ingegneri. È un pensiero pessimista!
EC. Direi realista. In ogni caso non tutto è perduto e la storia del nostro successo imprenditoriale credo possa essere di buon auspicio. Come ce l’abbiamo fatta noi di Energy Resources, pur tra mille difficoltà, così potrà farcela anche il nostro Paese. Purtroppo l’italiano medio per dare il meglio di sé e trovare gli stimoli per venirne fuori alla grande ha bisogno sempre di trovarsi sull’orlo del baratro. Se mi permette una battuta, l’ideale sarebbe avere alla guida del Paese un Mourinho della politica!

 

Ingegneri. Tra le attività della vostra azienda vi è quella della mobilità sostenibile con veicoli elettrici (automobili, scooter e biciclette a pedalata assistita) e servizi connessi (colonnine di ricarica). Come si sta evolvendo il mercato in Italia?
EC. Nel nostro Paese dobbiamo scontare tre problemi che ostacolano la una diffusione massiccia dell’auto elettrica. In primo luogo la mancanza di incentivi, contrariamente a quanto accade per il settore fotovoltaico. In Italia manca un interesse politico a finanziare questo mercato, in quanto mancano produttori di auto elettriche, a differenza di quanto invece accade in Francia (la Renault ha investito molto in questo ambito) o in Cina.
Un secondo ostacolo è dato dal costo della tecnologia. Attualmente i mezzi di trasporto elettrici utilizzano batterie al litio, che hanno un costo piuttosto elevato. Purtroppo ci troviamo in un circolo vizioso: per diffondere le auto elettriche occorre abbattere i costi di produzione, ma per fare questo occorre investire in ricerca … che non viene fatta perché l’auto elettrica è poco diffusa.

 

Ingegneri. E il terzo intoppo?
EC. È di natura culturale. Per ora manca nella gente lo stimolo a provare un nuovo modo di spostarsi in città, più rispettoso dell’ambiente e completamente diverso rispetto a quanto siamo abituati. Nel momento in cui si verrà a creare una coscienza collettiva che sappia apprezzare una mobilità differente, che non inquina e migliora l’ambiente, allora sarà il mercato con la legge della domanda e dell’offerta a spingere per lo sviluppo massiccio di soluzioni di mobilità sostenibile.

 

Ingegneri. Chiudiamo con una battuta sul fotovoltaico. Con l’ultimo Conto Energia il tetto di potenza incentivabile per il settore fotovoltaico è stato portato dall’iniziale 8 GW al più sostanzioso 23 GW. Abbastanza?
EC. Non vorrei essere ancora polemico …

 

Ingegneri. Faccia pure!
EC. Il limite precedente di 8 GW era letteralmente ridicolo. Basta dare un’occhiata al sito web del GSE per rendersi conto che la potenza attualmente installata in Italia è già stata abbondantemente superata. Il nuovo tetto di 23 GW sarà, presumo, raggiunto entro un paio d’anni. Ma per quel periodo è verisimile che avremo finalmente raggiunto la Grid Parity, consentendo al settore di stare in piedi autonomamente senza più il ricorso a incentivi e sovvenzioni statali. In definitiva, quindi, reputo il nuovo valore di potenza incentivabile giusto.
Le cose negative sono altre. Il settore soffre per le continue dichiarazioni di cambiamento e di ridefinizione delle regole già scritte. Proporre o anche solo paventare continui ritocchi al Conto Energia provoca una stretta immediata nel settore del credito, al rallentamento, se non al blocco totale degli investimenti programmati e quindi alla sofferenza di un settore, quello delle energie rinnovabili, che non lo merita affatto.

 

A cura di Mauro Ferrarini

 

L’intervista integrale a Enrico Cappanera è pubblicata sul numero speciale della e-zine System Integrator delle Rinnovabili: l’Esperienza Energy Resources


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