Effetto Covid-19 sui sistemi HVAC e l'errata interpretazione della sanificazione

Effetto Covid-19 sistemi HVAC e l’errata interpretazione della sanificazione

Covid-19 sistemi HVAC

Di fronte ad un virus responsabile di una pandemia che ha radicalmente cambiato lo stile di vita di miliardi di persone in tutto il mondo, l’esigenza di garantire ambienti salubri e sanificati è ormai prioritaria.

A proposito di effetto Covid-19 sistemi HVAC, gli impianti di movimentazione meccanica dell’aria, che possono essere preziosissimi alleati nella lotta al COVID-19, sono stati messi sotto esame (come prevedibile).

Possono essere considerati un veicolo di trasmissione del virus? Come dovrebbero essere gestiti per limitare il rischio di contagio?  Andrebbe eseguita una manutenzione straordinaria?

Queste sono solo alcune delle domande su Covid-19 sistemi HVAC a cui in questo articolo cercheremo di rispondere affidandoci al parere di esperti del settore.

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Covid-19 sistemi HVAC. Aria immessa in ambiente: possibile via di contagio?

AREA, l’Associazione Europea che rappresenta 26 Associazioni nazionali dei Tecnici del Freddo, e ATF – Associazione Italiana dei Tecnici del Freddo, hanno diramato una serie di linee guida atte a garantire il corretto utilizzo degli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria durante e dopo l’emergenza sanitaria.

In particolar modo, hanno voluto sfatare una voce, riportata spesso in modo errato, stando alla quale gli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria contribuirebbero a diffondere il virus COVID-19 all’interno degli ambienti, elemento mai comprovato da nessuno studio scientifico. Comunque tale ipotesi di trasmissione del virus non è dimostrata con certezza né negata e va quindi comunque considerata seguendo il criterio della massima sicurezza.

Il veicolo di trasmissione principale del virus rimangono le goccioline respiratorie (goccioline aeroportate: aerosol), principalmente tramite contatto diretto e secondariamente tramite le superfici infette. Partendo da questo presupposto è quindi comprensibile che le prime e più efficaci misure per ridurre la trasmissione del virus e minimizzare il rischio di proliferazione del contagio siano state quelle di agire sulle ormai note direttrici principali: distanze, DPI e igiene personale e di superfici.

Analizzando altre possibili vie di contagio, questo potrebbe anche avvenire attraverso l’aria immessa in ambiente (o da quella espulsa all’esterno) dagli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria. Questo fenomeno, però, che può essere sensibilmente più marcato nel caso degli impianti HVAC a servizio di strutture ospedaliere, per gli impianti a servizio di edifici del terziario o di altre strutture civili è alquanto improbabile, dato il cospicuo numero di affollamento contemporaneo di persone infette.

Inoltre la diluizione con aria esterna e l’utilizzo di filtri ad elevata efficienza riducono notevolmente la presenza di particolato e di bio-aerosol contribuendo in tal modo alla riduzione dei rischi di contagio. Si consiglia comunque di valutare sempre l’opportunità o la necessità di chiudere le vie di ricircolo e di evitare che l’aria immessa sia contaminata da quella estratta o espulsa dagli ambienti.

Covid-19 sistemi HVAC

Fig.1_Impianti di Condizionamento e COVID-19 © AREA

Igienizzazione straordinaria degli impianti e delle condotte aerauliche

Secondo quanto riportato da AiCARR (Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento e Refrigerazione), allo stato attuale non ci sono evidenze in base alle quali risulti indispensabile provvedere in modo generalizzato ad interventi straordinari di igienizzazione degli impianti. Si consiglia comunque che gli interventi di manutenzione ed igienizzazione, qualora effettuati, seguano sempre procedure ben definite ed eseguite solo da personale debitamente formato e qualificato onde evitare che una scorretta esecuzione delle procedure, o un mancato rispetto delle disposizioni di sicurezza, possano vanificare l’utilità dell’intervento, mettendo inoltre a rischio la salute e la sicurezza delle persone.

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Effetto Covid-19 sistemi HVAC: la “sanificazione impropria”

Mai come in questo periodo “particolare” è necessario sanificare e igienizzare in modo corretto gli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria.

Quante volte abbiamo sentito/letto questa frase?

Si parla sempre di più di “sanificazione degli impianti”, ma spesso lo si fa in modo improprio, anche nella normativa. A sostenerlo è il CNA installazione impianti, che ha diffuso una nota stampa per fare chiarezza su questo concetto.

A conferma di questa tesi l’associazione cita l’emanazione di alcune ordinanze regionali, ad esempio Toscana ed Abruzzo, nelle quali impropriamente si dispone la “sanificazione delle griglie, bocchette e dei filtri dell’aria, mediante lavaggio, disinfezione/sterilizzazione o mediante sostituzione”.

Nelle ordinanze in questione – spiega la nota – così come anche in altri provvedimenti, si dà una errata interpretazione del concetto di “sanificazione” che all’articolo 1 del D.M. n. 274/1997 viene definita come segue: “sono attività di sanificazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizie e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore”.

La sanificazione, quindi – riprende il CNA – riguarda un “complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti”, si applica pertanto agli ambienti e non agli impianti o a parte di essi e la possono svolgere imprese che devono necessariamente avere particolari requisiti di capacità economico-finanziaria ed obbligatoriamente un Responsabile Tecnico che dovrà avere un rapporto d’immedesimazione con l’impresa ed essere in possesso di specifici requisiti tecnico-organizzativi stabiliti dall’art. 2 del D.M. 274/97.

La pulizia e la igienizzazione di griglie, bocchette e dei filtri dell’aria, cosi come tutte le operazioni che si compiono ad esempio sui “condotti d’aria”, sono attività riferibili alla manutenzione ordinaria del complesso impiantistico aeraulico e che se richiedono la rimozione di componenti e o parti dell’impianto possono essere condotte solo da imprese impiantistiche abilitate ai sensi del DM 37/08.

Parlare di sanificazione degli impianti – sottolinea quindi Carmine Battipaglia, Presidente CNA Installazione Impianti –  è pertanto sbagliato e questa imprecisione legislativa, sta mettendo in grande difficoltà gli installatori che vengono chiamati, e a volte costretti, a dichiarare la conformità o a certificare interventi che non sono di sanificazione, ma di pulizia ed igienizzazione degli impianti e quindi di manutenzione, esponendoli al rischio di sanzioni”.

L’ambito di azione dell’installatore si limita al mantenimento delle caratteristiche di funzionamento e funzionalità del sistema impiantistico aeraulico (macchina UTA, canalizzazione, filtri e accessori), alla pulizia dei filtri, del canale e delle zone interne alla macchina, tutte operazioni che restano di assoluta e totale competenza dell’installatore.

Ed in questo senso va infatti l’ordinanza n. 37 del 22 aprile della Regione Campania – si aggiunge nella nota – che nell’allegato parla correttamente di “sanificazione degli ambienti”, salvo poi scivolare sulla frequenza (una volta al giorno) impossibile da rispettare, distinguendola dagli interventi da effettuare sugli impianti di ventilazione/climatizzazione di cui, si specifica, va garantita la disinfezione, cosa diversa dalla sanificazione, e la sostituzione dei filtri.

Scarica i rapporti:

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