Ecotossico: riflessioni sulla caratteristica H14 dell’ADR

Eco è un prefisso che spesso viene associato a qualcosa di positivo, di “amico”: eco-friendly, eco-compatibile. Tuttavia l’ecotossicità non si può far rientrare in questa famiglia. La caratteristica di ecotossicità (H14) dei rifiuti deve essere verificata, come ribadito dalla legge 28/2012, al fine di stabilirne la loro pericolosità.

 

Finchè non verranno emanate nuove norme, l’art. 3, comma 6, della legge 28/2012 stabilisce che la caratteristica H14 venga attribuita ai rifiuti secondo le modalità indicate nell’Accordo ADR (Accordo europeo relativo al trasporto internazionale delle merci pericolose su strada).

 

L’art. 3, comma 6 della legge 28/2012 cita:
5. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I. Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11, di cui all’allegato I, si applica quanto previsto al punto 3.4 del presente allegato. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, di cui all’allegato I, la decisione 2000/532/Ce non prevede al momento alcuna specifica. Nelle more dell’adozione, da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di uno specifico decreto che stabilisca la procedura tecnica per l’attribuzione della caratteristica H14, sentito il parere dell’Ispra, tale caratteristica viene attribuita ai rifiuti secondo le modalità dell’accordo ADR per la classe 9 — M6 e M7

 

Da quest’estratto è possibile capire come la questione sia tutt’altro che delineata, bensì ancora un argomento in discussione presso gli organismi tecnici competenti della Commissione europea, le cui decisioni dovranno essere rispettate in tutti gli Stati UE.

 

In ambito europeo, da uno studio presentato dalla Oekopol per conto della Commissione europea, è risultato che nei vari Paesi sono valutate metodiche applicative della determinazione dell’H14 del tutto “personalizzate”. Non esiste attualmente una Linea guida unitaria in materia.

 

Le direttive n. 67/548/CEE e n. 1999/45/CE (che verranno abrogate a partire dal 1 giugno 2015) e il Regolamento Comunitario n. 1272/2008 stabiliscono che la classificazione del pericolo ambientale avvenga sulla base di un test di tossicità acuta e cronica effettuato sul crostaceo Daphnia magna, sul pesce e sull’alga e/o sulle piante acquatiche.

 

In particolare l’Istituto Superiore di Sanità e l’ISPRA hanno cercato di uniformare le metodiche, individuando i seguenti biotest:
Daphnia magna (UNI EN ISO 6341)
Pseudokirchneriella sub capitata (ISO 8692)
Vibro fischeri (UNI EN ISO 11348-1)

 

Secondo l’ADR gli elementi da considerare per classificare le materie pericolose sono:
– Tossicità acuta per l’ambiente acquatico
– Tossicità cronica per l’ambiente acquatico
– Bioaccumulazione potenziale o effettiva
– Degradazione (biotica e non biotica) dei composti organici

 

Tuttavia, in relazione al parere ISPRA/ISS, Confindustria evidenzia alcuni aspetti critici. I biotest sono ancora in fase di verifica a livello europeo e sono pochi i laboratori ad oggi in grado di eseguirli. L’ecotossicità si evidenzia solo se la sostanza o la miscela viene immessa in ambiente acquatico, pertanto è ovvio che tale procedura non classifica in via generale i rifiuti, ma solo quelli che a seguito di operazioni di recupero possono comportare contatti con l’ambiente acquatico (compost o rilevati e sottofondi stradali).

 

Inoltre nei biotest bisogna tener conto dell’eterogeneità della composizione dei rifiuti; potrebbero presentarsi casi in cui rifiuti ricchi di sostanza organica alterino il test con la morte del Vibrio fischeri, delle alghe e della Daphnia magna a causa di fenomeni chimici diversi (consumo di ossigeno da sostanze organiche o metalli). Infine, appare chiaro, si deve studiare un metodo per determinare l’ecotossicità anche per quei rifiuti che vengono conferiti presso impianti di discarica o di incenerimento.

 

Si spera che entro al 1° giugno 2015 la situazione si possa dire ampiamente risolta.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:
Acqua e Aria nr. 5/2012
http://chimicibrescia.xoom.it/chimicibrescia/pdf/osservazioni_ispraiss.pdf


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