Possibile prevedere i terremoti? Gli ultimi studi promettono bene

Possibile prevedere i terremoti? Gli ultimi studi promettono bene

Nel 2024 ci sarà un terremoto? È molto probabile secondo uno studio, a cura del Cnr-Iac e dell’Ingv, che prevede fra 4 anni un sisma di magnitudo 6 presso la popolare cittadina californiana di Parkfield sita sulla famigerata faglia di San Andreas dove dal 1857 al 1966, si sono manifestati sei terremoti di magnitudo 6, ad intervalli di tempo quasi regolari, da 12 a 32 anni. Informazioni preziose quelle sull’attività sismica dell’area che hanno permesso di estrarre dati utili per sviluppare lo studio in questione.

La metodologia impiegata ha permesso di prevedere retrospettivamente il tempo di occorrenza del terremoto avvenuto nel sito nel 2004. La predittività aumenta all’avvicinarsi del momento in cui accadrà il terremoto in questione tentando di prevedere il tempo di occorrenza.

Quindi non si tratta di chiaroveggenza ma di uno studio scientifico che rappresenta un passo in più nella previsione e conoscenza dei terremoti. Vediamo di cosa si tratta.

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La faglia di San Andreas

La faglia di San Andreas si trova in California, segna il limite tra la placca del Pacifico settentrionale e quella nordamericana e si estende per 1200 chilometri circa. Seppur denominata al singolare in realtà si tratta di un sistema di faglie, che separa la parte sud-occidentale della California dal resto dell’America Settentrionale.

Il sistema interessa circa 35 dei 48 mm/anno del movimento relativo tra le placche pacifica e nordamericana, per tale motivo si tratta di un’area molto attiva sismicamente, dove si verificano terremoti di elevata magnitudo. I segmenti settentrionale e meridionale di questa faglia hanno subito fratturazioni dopo i violenti terremoti di magnitudo 8,2 del 1857 e di magnitudo 7,8 del 1906, mentre la sezione centrale della faglia risulta caratterizzata da uno scorrimento lento e più o meno continuo (creeping) che avviene al disotto del limite elastico della roccia e non permette l’accumulo di deformazione.

Dal 1985 i geologi americani hanno installato nell’area californiana una rete di strumenti molto avanzata, allo scopo di rilevare cosa accade prima di un evento sismico, per poter prevedere i terremoti.

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Lo studio Cnr-Iac, Ingv

Lo studio, portato avanti dai due istituti e pubblicato su Journal of Ecology & Natural Resources dai ricercatori Giovanni Sebastiani (Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Iac) e Luca Malagnini (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv), ha riguardato l’evoluzione quotidiana negli ultimi cinquant’anni del baricentro dell’attività sismica presso Parkfield, all’interno del segmento della faglia di San Andreas.

La previsione su un evento sismico era già stata fatta dagli scienziati dell’università di Berkeley sul periodo 1985-1993, poi invece avvenuto nel 2004. In questo caso la causa del ritardo è stata ricondotta alla perturbazione meccanica subita dalla faglia di San Andreas, in seguito ad un altro terremoto di magnitudo superiore a 6 accaduto su una faglia vicina, a Coalinga, nel 1983.

Sebastiani del Cnr-Iac ha spiegato che: “ci si è concentrati sulla quantificazione della variazione della posizione di tale baricentro, calcolata in un intervallo temporale di 150 giorni. Muovendo questo intervallo nel tempo, di giorno in giorno, otteniamo una curva che descrive l’andamento della misura di tale variazione nel tempo. Il principio alla base della scelta di questa variabile è che un sistema instabile, in condizioni quasi critiche, mentre viene spinto fuori dal suo equilibrio cerca di riconfigurarsi in una condizione pseudo-stabile, e così facendo mostra una anormale variabilità nel tempo dei parametri che lo descrivono”. Dallo studio si evince che la curva descritta mostra un andamento oscillante, con ampiezza dapprima crescente e poi decrescente, verso lo zero.

Malagnini aggiunge poi: “ciclicamente, l’attività sismica sul segmento di faglia analizzato si disperde e si concentra, con un periodo di circa 3 anni, probabilmente legato al ciclo climatico siccità/piovosità. L’ampiezza spaziale entro la quale è possibile la dispersione della sismicità, inoltre, dapprima cresce in modo lineare, raggiunge un valore massimo e quindi decresce linearmente verso un valore minimo. Dal nostro studio si evince che il ciclo sismico è interamente contenuto entro il ciclo di crescita e decrescita appena descritto. Analizzando i dati come se fossero raccolti in tempo reale, e fermandosi a cento giorni prima dell’ultimo terremoto del 2004, la metodologia ha permesso una esatta previsione retrospettiva del giorno del terremoto: 28 settembre 2004. Inoltre, l’analisi ha permesso di capire come l’ultimo evento importante di Parkfield, previsto erroneamente dagli scienziati dell’università di Berkeley nel periodo 1985-1993, sia invece avvenuto nel 2004: la causa del ritardo è una perturbazione meccanica subita dalla faglia di San Andreas, dovuta a un altro terremoto di magnitudo superiore a 6 accaduto su una faglia vicina, a Coalinga, nel 1983”.

I due ricercatori hanno mostrato che l’accuratezza predittiva del loro metodo diventa sempre maggiore con l’avvicinarsi al momento in cui accadrà il terremoto di cui si sta tentando di prevedere il tempo di occorrenza.

È pertanto indispensabile un periodico aggiornamento della previsione, con cadenza almeno annuale o semestrale, fino al prossimo evento. Gli obiettivi futuri di questa ricerca comprendono l’applicazione ampia del metodo ad altri siti lungo faglie simili a quella di San Andreas, dove sono avvenuti terremoti frequenti di magnitudo significativa. Il fine è quello di arrivare all’applicazione di tali studi (con eventuali modifiche) a situazioni più complesse come il caso delle faglie dell’Appennino.

Per saperne di più:

www.cnr.it

www.iac.cnr.it

Appassionata di ingegneria, architettura, scienza e tecnologie. Abilitata alla libera professione di ingegnere sez.B e di geometra, ha studiato scienze dell’ingegneria edile a Firenze. Cura i contenuti di approfondimento tecnico e le novità sulla professione.