Droni, l’evoluzione del regolamento ENAC sui sistemi APR

Droni, l’evoluzione del regolamento ENAC sui sistemi APR

Torniamo a parlare del regolamento ENAC che, dopo molti anni di vuoto normativo, ha finalmente disciplinato l’impiego dei droni a uso professionale e civile ed è stato, probabilmente, uno dei fattori che ha spinto in avanti il settore dei sistemi a pilotaggio remoto nel nostro Paese.

A breve, per l’editore Maggioli, sarà pubblicato un ebook dedicato interamente all’analisi del regolamento ENAC. A seguire, saranno rilasciati una serie di monografie, sempre in formato ebook, dedicate agli impieghi dei droni nel settore edilizio.

Abbiamo raggiunto l’autore di questa nuova iniziativa editoriale, Francesco D’Alessandro, titolare di Droniworld, per farci raccontare qual è stata la complicata evoluzione del regolamento ENAC e avere un quadro preciso della situazione attuale.

Ingegneri.cc. Anzitutto ci spiega per quale motivo il regolamento ENAC sull’impiego dei droni a uso civile è così importante? Prima non si potevano usare?

Francesco D’Alessandro. La normativa ENAC sull’impiego dei droni a uso civile è così importante perché risponde ad esigenze di regolamentazione e sicurezza allo stesso modo di come ne risponde, ciascuno per il suo ambito di applicazione, il codice della strada ed il codice della navigazione in generale. Bisogna fare i dovuti distinguo: se l’uso di un drone è professionale, allora esso rientra nella categoria dei SAPR, Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, e viene regolamentato dall’ENAC. Se invece l’uso è privato rientra nel concetto di aeromodello e ha una normativa diversa in parte già esistente che riguarda e riguardava l’aeromodellismo.

Ingegneri.cc. Nel recente passato ci sono state proteste degli addetti ai lavori sul fatto che la bozza del regolamento definiva come aree critiche la maggior parte degli ambienti in cui i droni per impiego civile si troverebbero a lavorare. Perché queste proteste? E come si è risolta la situazione nel testo definitivo del regolamento?

Francesco D’Alessandro. Beh il volo di un drone soprattutto se effettuato per attività professionale è comunque di per sé un’attività che richiede particolare attenzione perché soggetta a rischi. Al di là delle capacità personali e professionali di chi pilota il drone ricordiamo che stiamo parlando comunque di elettronica, software e meccanica. E così come al mattino andiamo per mettere in moto l’auto e questa non parte o si guasta durante il tragitto allo stesso modo sono possibili inconvenienti ai droni. Con la differenza che questi apparecchi volano e possono venire giù…e, si fidi, ne sono già venuti giù tanti anche durante qualificati corsi di formazione!

Quindi massimo rispetto per il regolamento che ha subito i giusti adeguamenti nel tempo. Le operazioni non critiche, ossia quelle che possono essere effettuate previa dichiarazione, sono ampliate e anche di molto. Non è comunque possibile volare su aree congestionate, assembramenti di persone e agglomerati urbani e, novità della normativa, sulle “infrastrutture sensibili”.

Ingegneri.cc. Perché novità? Cosa c’era scritto nella versione precedente del regolamento?

Francesco D’Alessandro. Nel precedente regolamento invece si parlava di “infrastrutture” in genere, e di “linee e stazioni ferroviaria, autostrade e impianti industriali”. Divieto assoluto di volo all’interno delle ATZ (aerodrome traffic zone) di un aeroporto e nelle aree sottostanti le traiettorie di decollo e atterraggio, e a una distanza inferiore a 5 chilometri dall’aeroporto stesso (prima erano 8), a meno che non sia istituita una ATZ a protezione delle operazioni di volo, e fatte salve espresse procedure pubblicate dall’ENAC. Non si può poi operare all’interno delle zone regolamentate attive e delle zone proibite, riportate nell’Aeronautical Information Publication (AIP).

È invece concesso di volare all’interno delle CTR (Control zone – spazio aereo controllato in corrispondenza degli aerodromi) anche se giustamente con una serie di limitazioni , pur ponendo una serie di limiti, in quanto nelle aree sottostanti le traiettorie di decollo e atterraggio, e fino a 15 chilometri, il limite di altezza per le operazioni è ridotto a 30 metri. Permane il limite, per le operazioni specializzate non critiche, della distanza di almeno 150 metri dalle aree congestionate e di 50 metri dalle persone (escluse quelle sotto il controllo diretto dell’operatore SAPR.

Particolare importanza riveste ora l’articolo 24 che si applica a tutti i tipi di operazioni, critiche e non. Regola le operazioni in VLOS (visual line of sight), consentendo il volo fino a una distanza massima di 500 metri e fino a un altezza massima di 150. Si tratta di limiti molto più elevati rispetto a prima. Possono essere autorizzate dall’ENAC distanze e altezze superiori, previa presentazione di adeguata valutazione del rischio.

Ingegneri.cc. Una domanda sul mercato interno dei droni. Ci può dare qualche numero sul mercato e quali sono i 3-4 settori nei quali l’impiego dei droni in Italia promette di crescere nei prossimi anni.

Francesco D’Alessandro. Sicuramente si tratta di un mercato in forte espansione che ha visto impennare la sua curva di crescita negli ultimi 12 mesi. È ancora difficile dichiarare numeri in Italia tuttavia. Negli USA gli specialisti parlano di un mercato che muoverà oltre 100 miliardi di dollari nel prossimo decennio

I principali settori di impiego sono sicuramente quello delle costruzioni, quindi dell’edilizia in generale, poi quello della sorveglianza, l’impiego per le attività agricole e infine l’impiego preventivo nelle aree soggetto a rischio idrogeologico per le dovute misurazioni e per i dovuti rilievi.

Ingegneri.cc. Si discute e si analizza il regolamento ENAC da molti mesi. Lei sta preparando un ebook di commento e analisi del regolamento. A chi si rivolge in particolare e quali sono tre motivi per cui vale la pena acquistarlo?

Francesco D’Alessandro. Si rivolge a tutti coloro che si avvicinano al mondo dei droni ed intendono utilizzarli per scopi civili sia professionali che ludico-ricreativi. I tre motivi sono molto semplici. Primo: è una normativa nazionale che prevede sanzioni molto severe e che al tempo stesso mette al riparo da ulteriori responsabilità civili per risarcimento di danni eventualmente provocati (“la legge non ammette ignoranza” e “chi rompe paga”). Secondo: contiene un commento accurato ed un’analisi della normativa attuale anche con evidenza di casi concreti. Infine, terzo motivo, sarà un ebook semplice da leggere e da tenere sempre a portata di mano


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