Dopo il Sisma in Centro Italia torna il Fascicolo del Fabbricato

Dopo il Sisma in Centro Italia torna il Fascicolo del Fabbricato

È una sorta di eterno ritorno, quello a cui si assiste ogni volta che il nostro Paese viene sconvolto da un terremoto devastante come è stato il sisma in Centro Italia, che ha colpito Lazio e Marche il 24 agosto scorso, provocando 290 vittime. Stiamo parlando della discussione sull’istituzione del Fascicolo del Fabbricato, una sorta di carta di identità degli edifici dove verrebbero registrate le opere di manutenzione straordinaria e, idealmente, lo stato di resistenza al sisma.

A ribadire la necessità del fascicolo del fabbricato è Armando Zambrano, presidente degli Ingegneri e coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche. “Per programmare seriamente modalità e tempi di esecuzione degli interventi di prevenzione del rischio sismico”, ragiona il numero uno del CNI, “si ha la necessità di una conoscenza più approfondita e precisa dello stato di sicurezza dei fabbricati”.

Che fare allora? Per Zambrano “è fondamentale prevedere il fascicolo del fabbricato, che contiene tutte le informazioni necessarie sugli aspetti che riguardano la stabilità e la sicurezza ai fini della protezione”, soprattutto dagli eventi sismici.

Il dibattito sul fascicolo del fabbricato si inserirebbe in un piano nazionale di prevenzione del rischio sismico, su cui il Premier Renzi e il Ministro del MIT, Delrio, hanno speso parole di impegno. Dovrebbe essere uno “strumento caratterizzato da una spiccata azione multidisciplinare”, dice Maurizio Savoncelli, consigliere della Rete delle Professioni Tecniche e presidente dei Geometri italiani, che “dovrà essere approntato con un ruolo attivo dei cittadini supportati dai loro professionisti tecnici, adeguatamente reso praticabile da misure economiche che lo rendano attuabile e sostenibile”.

E proprio sui costi, è sempre il CNI ha stimare in 93 miliardi di euro l’importo necessario per la messa in sicurezza del patrimonio abitativo degli italiani. Tale cifra è stata calcolata applicando i parametri medi dei capitolati tecnici per interventi antisismici. Complessivamente si parla di circa 12 milioni di immobili da risanare e da sottoporre a opere di sicurezza statica con un coinvolgimento di una popolazione di circa 23 milioni di italiani.

Una parte dei fondi necessari per avviare quest’opera così impegnativa potrebbero venire da quelli messi a disposizione dall’Europa dove, riflette Zambrano, “abbiamo qualche difficoltà a fare capire ai nostri partner europei l’importanza dell’aspetto sismico”. È noto, infatti che se paragoniamo la quantità di norme e di strumenti messi in campo per l’efficienza energetica a quelle per la riduzione del rischio sismico, la prima vince su tutti i fronti “Ciò accade perché il problema è percepito come marginale”, spiega il presidente del CNI, “dal momento che riguarda essenzialmente l’Italia e la Grecia. Sarebbe invece importante ottenere dei risultati su questo terreno, perché si potrebbero dirottare preziosi fondi europei sulla riduziofabbrine del rischio sismico” … magari iniziando con il fascicolo del fabbricato di cui, temiamo, torneremo ad occuparci solo alla prossima sciagura (a proposito di “eterni ritorni”).


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